A Venezia, l’ultimo tornitore. Un’antica arte verso l’estinzione

Angelo Dalla Venezia, l'ultimo tornitore
Nella foto in alto: Angelo Dalla Venezia, l’ultimo tornitore

Alcuni suoi prototipi esposti al Museo del Giocattolo di Norimberga

E’ l’ultimo tornitore di Venezia ed ha già compiuto 83 anni.
Non li dimostra però nell’aspetto e tanto meno nella grinta e nell’indefessa passione con cui porta avanti, dal lontano 1959, la sua bottega in calle Scaleter a San Polo.
E’ Angelo Dalla Venezia, in pensione ormai da un ventennio, ma le cui giornate trascorrono immancabilmente nel laboratorio dove troneggia un grande tornio in ghisa manuale, come era manuale il tornio in legno usato fino al 1968.
Angelo Dalla Venezia  è specializzato in un’ arte antica e tradizionale, quella del tornitore, una delle categorie artigiane in via d’estinzione.
“La prima macchina – racconta- me la regalò, insieme ad alcuni attrezzi che custodisco ancora gelosamente, il mio datore di lavoro, il maestro Vincenzo Vio, che mi insegnò il mestiere quando ero ragazzo e lavoravo nel suo laboratorio ai Tolentini nel 1951”.

Pezzi unici e interamente “hand made”

Nel 1959 il giovane tornitore, ormai esperto del mestiere, aprì la sua bottega in calle Scaleter e da allora qui produce oggetti unici, realizzati seguendo le antiche tecniche del tornio manuale.

Gli oggetti realizzati da Angelo Dalla Venezia, ultimo tornitore
Gli oggetti realizzati da Angelo Dalla Venezia, ultimo tornitore

Nella sua bottega si possono trovare oggetti d’artigianato decorativo, come palle di legno di vari tipi e misura, trottole, uova di svariate forme e altezze, vasetti porta fiori, forme geometriche, alcuni frutti, supporti per palle e uova, portamatite, porta chiavi, fuselli per tombolo, pomelli di varie forme per mobili, orologi a pendolo e porta candele.
Tutti pezzi unici interamente hand made. All’inizio della sua attività Dalla Venezia lavorava in collaborazione con falegnami e mobilieri.

Dai mobili all’artigianato artistico

“Qualche decennio fa – spiega – non c’erano i grandi mobilifici industriali, di conseguenza andavano ancora molto in voga i mobili e l’oggettistica d’arredamento su misura, artigianale. Io rifinivo al tornio la diversa mobilia realizzata da altri artigiani, un lavoro che è andato poi via via scomparendo”.
Fu con l’avvento dell’industria che, diminuendo il lavoro su ordinazione, Dalla Venezia iniziò a realizzare alcuni oggetti decorativi, continuando sempre a produrre quelli di “utilità”.

Palla in legno, Angelo Dalla Venezia
Palla in legno, Angelo Dalla Venezia

“Cinque anni fa una giovane coppia di veneziani che doveva sposarsi venne da me a chiedermi due fedi in legno d’ulivo. Li guardai stupito, ma li accontentai. Ne furono felicissimi, anzi mi consigliarono di continuare a realizzarne anche in legni diversi. Li ho ascoltati e oggi produco, con successo, fedine in legno di olivo, patuk, ebano, amaranto, zebrano, pao violeto, pao rosa e bois de rose, un oggetto apprezzatissimo sia dai turisti che dai veneziani”, racconta Dalla Venezia.  Ma gli articoli realizzati dall’ultimo tornitore di Venezia, che siano d’utilità o decorativi, non sono soltanto piccoli. “Di recente – dice -ho fatto al tornio anche una colonna decorativa alta due metri e 35 centimetri, capitello incluso, poi rifinito da un intagliatore artista”.

Colonna in legno, Angelo Dalla Venezia
Colonna in legno, Angelo Dalla Venezia

Modellini ora esposti nei musei

In oltre 60 anni di attività ininterrotta Angelo Dalla Venezia ha collezionato migliaia di clienti e di committenti ma uno solo gli è rimasto, nel cuore e nei ricordi, scolpito come nella pietra: Alex Randolph, un autore di giochi statunitense.
Per un lungo periodo di tempo, fino alla sua morte, avvenuta nel 2004, Randolph visse a Venezia.
Aveva lo studio vicino al Teatro La Fenice e casa a San Giacomo dall’Orio.
“Un giorno, rincasando, notò il mio laboratorio, entrò incuriosito e mi chiese se potevo realizzargli dei modellini in legno, utili per i giochi che andava realizzando. Accettai con entusiasmo e così nacque la nostra collaborazione, impegnativa ma di grande soddisfazione. Insieme controllavamo le fasi del lavoro, si provava e si riprovava, facendo cambiamenti, fino a rendere funzionante il prototipo che stavo realizzando. Costruii per lui decine di prototipi in legno che poi Randolph faceva produrre in materiale plastico o legno. Numerosi di questi prototipi sono conservati nel Museo del Giocattolo di Norimberga“.

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