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Anche per la carta igienica c'è il rischio-Pfas

Anche per la carta igienica c'è il rischio-Pfas

I risultati di una ricerca dell’Università della Florida sui prodotti di 21 marche provenienti da tutto il mondo

Sulla pericolosità dei Pfas, ovvero delle sostanze perfluoro alchiliche utilizzate in molte produzioni industriali e in grado di contaminare per lungo tempo le falde acquifere, così come sulla necessità di imporvi dei limiti, si ragiona da anni.
In Italia, una data decisamente significativa in tal senso è quella del maggio del 2013, quando la Regione Veneto ricevette dal Ministero dell’Ambiente i risultati dello studio del Cnr che evidenziavano la presenza in concentrazioni preoccupanti nelle acque potabili di alcuni comuni e, dopo i successivi controlli, anche nel sangue dei residenti in quelle zone.
È però un’inquietante novità che la minaccia dei Pfas, collegati secondo varie tesi all’insorgenza di tumori, malformazioni fetali, malattie epatiche e renali e patologie autoimmuni, possa arrivare da un prodotto di uso assolutamente quotidiano come la carta igienica.
La presenza di tali sostanze nei rotoli di 21 marche diffuse in Nord America, Europa occidentale, Africa e America centrale e meridionale è stata riscontrata dai ricercatori dell’Università della Florida che hanno pubblicato ora sulla rivista Environmental Science & Technology Letters i risultati del loro studio.

Uso di carta igienica: un pericolo da confermare

Va subito chiarito: non esistono, al momento, evidenze di rischio per la salute derivante dell’uso della carta igienica per la pulizia intima. Lo sottolinea lo stesso studio, pur precisando che è possibile l’assorbimento dei Pfas da parte dell’organismo attraverso il semplice contatto dermico. Ed è anche vero che i livelli di Pfas riscontrati nei campioni analizzati nello studio sono bassi.
In attesa di approfondimenti, la reale preoccupazione che deriva dallo studio è l’individuazione di una nuova potenzialmente importante fonte di inquinamento.
Un’altra precisazione da fare è che gli studiosi non hanno riscontrato differenze significative tra i prodotti realizzati con carta nuova e quelli in carta riciclata.
L’ipotesi è dunque che i Pfas vengano utilizzati nei processi di produzione, sfruttandone le caratteristiche per impedire che la pasta di carta rimanga attaccata ai macchinari.
La vera questione è che, attraverso la carta igienica, si aumentano i livelli di Pfas nei sistemi di trattamento delle acque reflue, andando poi a inquinare l’ambiente in terreni coltivati, mari e fiumi.

carta igienica
analisi acque reflue

La carta igienica: un prodotto globale

Per capire la serietà del potenziale problema legato alla conferma dell’eventuale potere inquinante della carta igienica basta ragionare sui quantitativi di prodotto che vengono utilizzati in tutto il mondo, nonostante non sia usata da circa il 70% della popolazione mondiale.
L’Università della Florida quantifica in 57 libbre, poco meno di 26 kg, quella utilizzata in un anno da un americano medio, per un totale di oltre 19 miliardi di libbre che finiscono ogni anno negli scarichi. Secondo le cifre del sito truenumbers.it, che cita una fonte Statista, nel 2021 ogni americano ha consumato 141 rotoli.
La stessa graduatoria sottolinea che i Paesi europei maggiori consumatori sono Germania (134 rotoli) e Gran Bretagna (127).
L‘Italia, vuoi anche per la diffusione del bidet, è molto più indietro, con 70 rotoli annui pro-capite, pari a 6,3 kg. Lo confermano i dati Istat del 2020, quando nel nostro Paese si sono prodotti circa 684.150 kg di carta igienica. Secondo una ricerca del 2022 dell’azienda britannica QR Supplies, il primo Paese al mondo per consumo di carta igienica è invece il Portogallo, con 1035 km di carta (quasi 11 mila rotoli) nell’arco della vita. L’Italia si ferma invece a 538 km.

carta igienica

Carta igienica: mai più senza

Per gli abitanti di molti Paesi del mondo, la carta igienica è considerata del resto uno dei beni di primissima necessità, al punto da meritare che vi siano dedicati anche studi di psicologia. Basti ricordare quanto è accaduto durante il periodo iniziale più duro della pandemia, quando i rotoli furono tra i primi prodotti a sparire dagli scaffali dei negozi. Si calcola per esempio che, a marzo 2020, la spesa per la carta igienica negli Usa sia addirittura raddoppiata rispetto a quella dello stesso mese del 2019.
A febbraio del 2020, quando il prodotto iniziava a scarseggiare, la carta igienica fu addirittura il principale obiettivo di alcuni rapinatori di Hong Kong, che furono ripresi da un video mentre fuggivano con centinaia di rotoli dopo averli sottratti, sotto la minaccia di un coltello, a un fattorino di un supermercato. Già prima del Covid, però, l’incetta di carta igienica, consumando tutte le scorte disponibili nei punti di distribuzione, è stata il segnale di un emergente disagio sociale. Nel 2013, quando si affacciò la crisi in Venezuela, furono proprio i preziosi rotoli il primo bene a esaurirsi.

Alberto Minazzi

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Tag:  carta

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