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Venezia capofila di un progetto europeo sul recupero delle acque reflue

Venezia capofila di un progetto europeo sul recupero delle acque reflue
Stazione trattamento acque reflue

Favorire nelle aree costiere dell’Europa la transizione verso economie e società “water – smart”. Ovvero in cui tutte le risorse idriche disponibili, comprese le acque superficiali, sotterranee, le acque reflue e le acque di processo siano gestite in modo da evitare la scarsità e l’inquinamento idrico. Ma anche aumentare la resilienza ai cambiamenti climatici e assicurare il recupero di risorse che potrebbero derivare dal trattamento delle acque reflue o trovarsi nei corsi d’acqua.
Sono questi gli obiettivi del progetto Europeo Horizon 2020 B-Water Smart che vede Veritas, la società che fornisce servizi ambientali ai 51 comuni soci dell’area metropolitana di Venezia e parte della provincia di Treviso, capofila e coordinatore del caso studio Venezia.

Il caso studio Venezia

Per finanziare il progetto l’Unione europea ha messo a disposizione 2,3 milioni di euro, a fronte di un finanziamento di 15 milioni per l’intero progetto B-Water Smart, al quale partecipano 36 partner di 7 Paesi europei.
Sei sono i casi studio: Alicante (Spagna); Bodo (Norvegia), Fiandre (Belgio), Lisbona (Portogallo), Frisia Orientale (Germania) e Venezia.
Il capoluogo veneto intente arrivare a favorire la transizione verso la valorizzazione delle risorse e un’economia circolare. L’obiettivo dello studio è dimostrare l’opportunità e la sostenibilità del recupero legate ai processi di depurazione dei reflui fognari. Al tempo stesso, individuare modelli di gestione per superare ciò che ostacola la chiusura dei cicli, vale a dire barriere infrastrutturali, geografiche, economiche e normative.
Il piano si sta sviluppando tenendo conto delle necessità di tutti i protagonisti della filiera di gestione.

Per il raggiungimento del traguardo Veritas sta lavorando in team Etra, altra multi utility del Veneto, due fornitori di tecnologie, un’azienda leader nel settore Information and Communications Technology e un istituto di ricerca norvegese. Il progetto, iniziato a settembre 2020, dovrebbe concludersi in agosto 2024.

La sfida al recupero delle risorse e il loro riuso

Lo studio si basa sull’innovazione tecnologica e gestionale.
Per dimostrare l’opportunità di riutilizzo dell’effluente depurato proveniente dalla struttura di Fusina, il progetto prevede di costruire e testare in scala pilota un impianto costituito da una sequenza di trattamenti per lo specifico riuso industriale.

Nel corso dei trattamenti di depurazione si procederà al recupero dell’azoto attraverso un processo chimico-fisico chiamato “stripping dell’ammoniaca” applicato alle acque reflue.
Sul fronte della valorizzazione di acque trattate e fanghi di depurazione si procederà allo sviluppo di due piattaforme tecnologiche. Queste permetteranno agli utilizzatori di individuare e valutare le opportunità di riuso industriale, urbano e agricolo per l’acqua; di recupero di sostanza organica, nutriente ed energetica per i fanghi.

 

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