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A Bruxelles, la "guerra" del Gianduiotto

A Bruxelles, la "guerra" del Gianduiotto

Il nostro Paese difende la tradizione del famoso cioccolatino la cui ricetta “non deve essere stravolta”

Dolce, ma pur sempre una querelle che ha al centro del dibattito il Gianduiotto, famoso cioccolatino che tutti conoscono.
Per meglio dire la sua ricetta originale.
Che è al vaglio di Bruxelles, dove il Commissario UE per l’Agricoltura Janusz Wojciechowski si trova tra due fuochi.
Da un lato ci sono i marchi storici italiani produttori del tradizionale Giandujotto piemontese tra i quali, per citarne alcuni, Ferrero, Venchi e Domori, Pastiglie Leone e alcuni maestri cioccolatieri come Guido Gobino, Guido castagna, Giorgio e Bruna Peyrano.
Dall’altro c’è il colosso Lindt che si oppone al riconoscimento dell’Indicazione Geografica Protetta IGP

Una lunga storia di qualità

La ricetta originale del cioccolatino nato nel 1805 è composta di tre ingredienti principali: nocciole Piemonte IGP, cacao e zucchero.
Un mix semplice che lo ha reso però unico e per il quale il Comitato del Gianduiotto di Torino ha chiesto il marchio IGP.

gianduiotto
Ma oltralpe, in Svizzera, il colosso Lindt si oppone a questo riconoscimento da ottenere con un rigido disciplinare e chiede di optare così per un cioccolatino con un nuovo nome: “Gianduiotto del Piemonte”.
In questo modo, lo si potrebbe fare con il latte in polvere, abbassando anche la percentuale di nocciole.
Modificando di fatto, dunque, la ricetta originale.
I torinesi non ci stanno e il presidente del Comitato torinese Guido Castagna mette le mani avanti: “Al gruppo Caffarel-Lindt va riconosciuto il merito della diffusione del Gianduiotto nel mondo, attraverso l’industrializzazione – dice – ma se non aderirà al nostro disciplinare potrà tranquillamente continuare a chiamarlo con il suo nome ma senza aggiungere IGP”.

Quella barca rovesciata dai 4 ai 16 grammi

Il punto principale della contesa riguarda il latte, che nella ricetta originale proprio non c’è e che secondo la proposta svizzera potrebbe essere anche in polvere. Poi ci sono le nocciole Piemonte IGP, presenti in una percentuale tra il 30/45%, che oltralpe si vorrebbe abbassare al 28%. E infine il nome, che dovrebbe cambiare da Gianduiotto di Torino IGP a Gianduiotto del Piemonte, la forma e il peso.
L’autentico Gianduiotto ha la forma di una barca rovesciata e il formato va dai 4 ai 16 grammi al massimo.
Un primo colloquio telefonico tra il governatore del Piemonte, il presidente del Comitato e il Commissario Europeo per l’Agricoltura c’è già stato. Ora della questione sarà chiamato a occuparsi anche il ministro della Sovranità Alimentare Francesco Lollobrigida.

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