Una mostra racconta incontri, contaminazioni e rivoluzioni artistiche, seguendo il filo che unisce gli artisti italiani a Parigi, per generazioni straordinaria fucina di idee e nuove visioni
Per oltre settant’anni Parigi è stata una calamita per gli artisti italiani: il luogo dove incontrare nuove idee, cambiare il linguaggio dell’arte, rompere gli schemi.
Una sorta di terra promessa destinata a lasciare il segno nella storia dell’arte del Novecento.
È proprio questo intreccio di esperienze che racconta la mostra “Paris. Terre d’Italiens. Dalla Belle Époque a Giorgio Morandi” che si terrà al Centro Culturale Andrea Bafile di Caorle, in Veneto, dal 15 novembre al 25 aprile 2027.
Lo farà dando voce non solo ai grandi maestri quali, solo per citarne alcuni, De Chirico, De Pisis, Fontana, Morandi, Picasso, Vedova, Schifano e Warhol ma anche alle personalità meno conosciute e alle vicende individuali che hanno dato vita a questo viaggio che attraversa oltre mezzo secolo seguendo le tracce degli artisti italiani nella capitale francese.

Parigi, luogo ideale per gli artisti italiani
Tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento generazioni di artisti italiani guardarono alla capitale francese come luogo privilegiato nel quale incontrare la modernità, confrontarsi con le avanguardie e partecipare a una cultura sempre più internazionale.
Le opere che costituiscono “Paris. Terre d’Italiens. Dalla Belle Époque a Giorgio Morandi” mettono in dialogo i protagonisti italiani con alcune delle grandi figure internazionali tra cui Pablo Picasso, Paul Jenkins e Andy Warhol.

Una lunga storia di scambi culturali
Il racconto che si sviluppa nell’esposizione mette in luce la ricchezza degli scambi culturali tra Italia e Francia, Parigi in particolare, fino al progressivo affermarsi di New York come nuova capitale della contemporaneità.
Come spiega Matteo Vanzan, curatore assieme a Diana Vaccaro, con questa esposizione si vuole raccontare qualcosa che va oltre la storia dei singoli artisti: la nascita e l’evoluzione di un sistema internazionale dell’arte, fatto di grandi esposizioni, gallerie, collezionisti, critici e continui scambi culturali. L’esposizione è arricchita da importanti prestiti che provengono dal patrimonio artistico di Banco BPM, dal Museo MACA e da Villa Morosini.
“Crediamo che l’arte sia un bene comune – sottolinea Diana Vaccaro -, un valore da condividere ed è proprio quando le opere lasciano le sedi dove sono abitualmente custodite e incontrano nuovi pubblici che questa missione trova la sua espressione più autentica. La mostra “Paris. Terre d’Italiens. Dalla Belle Époque a Giorgio Morandi” rappresenta un’occasione preziosa per rinnovare questo dialogo, restituendo alla collettività capolavori che testimoniano una delle stagioni più straordinarie dell’arte del Novecento.

Le opere in mostra
L’esposizione prende il via con dalla Belle Époque con Gaetano Previati, Plinio Nomellini e Cesare Laurenti, per attraversare le avanguardie e il futurismo, rappresentato da Gino Severini, Fortunato Depero; Alfredo Gauro Ambrosi e Tullio Crali. Si prosegue con “Les Italiens de Paris” con Giorgio De Chirico, Filippo De Pisis, Massimo Campigli e René Paresce, del quale si può ammirare un significativo nucleo di opere.
Accanto a Maestri quali Pablo Picasso e Giorgio Morandi, trovano spazio personalità meno conosciute tra le quali Mario Guido Dal Monte, Ugo Malvano e Luigi Spazzapan, mentre le ceramiche di Gio Ponti testimoniano il dialogo tra arte e arti applicate.
Il racconto prosegue poi nel secondo dopoguerra con Afro, Renato Birolli, Ennio Morlotti, Emilio Vedova, Lucio Fontana e Paul Jenkins, attraverso le sperimentazioni dell’informale e dell’astrazione.
La mostra si conclude con New York, nuova capitale internazionale dell’arte. In questa sezione vi sono i lavori di Mario Schifano, Mimmo Rotella, Enrico Baj, Roy Lichtenstein, Jim Dine e Andy Warhol.



