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A Parma scatti d’autore che raccontano Marilyn Monroe

A Parma scatti d’autore che raccontano Marilyn Monroe
USA. California. Hollywood. Marilyn MONROE posing for a cover photograph to appear in "Esquire" Magazine. 1954. ©Magnum Photos

Dal 21 novembre al 2 maggio 2027 Palazzo Pigorini accoglierà la mostra “Marilyn Monroe. Fragments” dedicata alla grande diva del Novecento nel centenario della sua nascita (1926 – 1962)

La sua iconica immagine ha fatto e continua a far sognare. Di lei tutti hanno ben presente, per citarne una su tutte, la scena del film “Quando la moglie è in vacanza” nella quale, passando sopra una griglia della metropolitana di New York, il vento del sistema sotterraneo le fa alzare il celebre abito bianco plissettato mentre l’attrice, sorridendo, cerca di tenere giù la gonna con le mani.
Un’immagine che continua a identificarla e che è diventata una delle più celebri della storia del cinema.
O chi non la ricorda mentre canta “Bye Bye Baby” con il suo inconfondibile timbro vocale e il portamento sensuale e magnetico?
Norma Jeane Mortenson, in arte Marilyn Monroe, è stata una delle attrici, cantanti e modelle più famose della storia del cinema e un’icona e sex simbol che ha ridefinito l’immagine della femminilità e del divismo negli anni ’50. Quest’anno, nel centenario della sua nascita, Parma le rende omaggio con la grande mostra “Marilyn Monroe – Fragments” ospitata a Palazzo Pigorini dal 21 novembre al 2 maggio 2027.

Fotografie d’autore che raccontano la diva di Hollywood

Grandi protagonisti della fotografia internazionale come Inge Morath, Philippe Halsman, Elliott Erwitt, Bruce Davidson, Eve Arnold, Dennis Stock, Erich Hartmann, Ernst Haas, Henri Cartier-Bresson e Cornell Capa, con i loro scatti compongono un racconto fatto di frammenti, momenti e interpretazioni.
Chi era davvero la diva platinata guardando oltre l’etichetta che spesso le veniva data di “bionda svampita”? Ogni fotografo che l’abbia ritratta nel corso della sua vita restituisce una Marilyn diversa, rivelando come la sua immagine non sia mai stata soltanto il risultato di una costruzione esterna, ma anche il frutto di una consapevole capacità di interpretarsi, reinventarsi e partecipare alla creazione del proprio mito.

USA. Hollywood. US actress Marilyn MONROE resting between takes during a photographic studio session in Hollywood (Paramount Gallery), for the making of the film “The Misfits”. Directed by John HUSTON (USA). Nevada. Screenplay by Arthur MILLER (USA). 1960. ©Magnum Photos

Dalle notizie che riguardano la sua biografia si sa che fu segnata da un’infanzia difficile trascorsa tra orfanatrofi, famiglie affidatarie e l’assenza di una figura genitoriale stabile ed era sempre alla ricerca di validazioni affettive. Una personalità complessa, segnata da una profonda vulnerabilità e una cronica insicurezza. Come ricordò nel suo elogio funebre Lee Strasberg, che insieme alla moglie Paula fu docente di Marilyn ed ebbe con lei un profondo legame dalle sue prime lezioni di recitazione all’Actors Studio di New York del 1955 fino agli ultimi anni della sua vita, “già in vita creò il mito di ciò che una ragazza povera, proveniente da un contesto disagiato, poteva raggiungere. Per il mondo intero divenne il simbolo dell’eterna femminilità”.

Persona e personaggio

Tuttavia, andando oltre l’immagine simbolo che Hollywood aveva costruito intorno a lei, si scopriva una donna molto più complessa che soprattutto mal sopportava lo stereotipo della “bionda svampita”.
Per questo infatti nel corso della sua carriera cercò sempre di ottenere ruoli più significativi lavorando con registi che stimava e cercando un autentico riconoscimento delle proprie capacità interpretative. E la fotografia rappresentò per lei uno spazio privilegiato di espressione.

USA. 1960. US actress Marilyn MONROE on the Nevada desert during the filming of “The Misfits”, directed by John HUSTON. ©Magnum Photos

Come confermò la statunitense Eve Arnold (Filadelfia 21 aprile 1912 – Londra 4 gennaio 2012), una delle più grandi fotografe del Novecento e la prima free lance donna della prestigiosa agenzia Magnum Photos, che la ritrasse in numerose occasioni, raccontando che davanti all’obiettivo Marilyn poteva liberare la propria immaginazione, cambiare personaggio e dare vita a una nuova versione di sé. La sua grandezza era proprio nella capacità di trasformare ciò che aveva a disposizione in un personaggio riconoscibile e universalmente amato. La sua influenza si estese ben oltre il cinema entrando nella storia dell’arte e diventando uno dei simboli più potenti della cultura visiva contemporanea. Al proposito basti pensare alla rappresentazione che fece di lei Andy Warhol trasformando il suo volto in un’immagine seriale e interrogando il rapporto tra celebrità, riproducibilità e società dei consumi.

Il percorso espositivo

Il senso più profondo della mostra è proprio nel dualismo persona e personaggio, autenticità e rappresentazione. La mostra “Marilyn Monroe. Fragments” invita a guardare oltre il mito attraverso fotografie e testimonianze che restituiscono la complessità di una donna, persona e personaggio, capace di influenzare profondamente il nostro modo di vedere la bellezza, la femminilità e la celebrità. Un percorso espositivo che oltre a celebrare una stella senza tempo, sottolinea la forza di una personalità che pur con mille fragilità, ha saputo trasformare se stessa in una delle immagini più durature della storia del Novecento. Ideata da Suazes srl in collaborazione con il Comune di Parma e il sostegno di magnum Photos, l’esposizione raccoglie anche materiali video e documenti dedicati alla vita dell’attrice e si pone in dialogo con la mostra “Lei. Ritratti di donne, da Van Gogh a Modigliani e oltre”, ospitata sempre a Parma a Palazzo del Governatorato.

Silvia Bolognini

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