A Mestre i chirurghi vedono casi sempre più gravi. In dieci anni a Nordest sono raddoppiate le dosi sequestrate e la purezza media è salita dal 50 al 75%
Secchezza e bruciore della bocca, difficoltà nel parlare e nella deglutizione, digrignamento dei denti, dolore e contratture muscolari che possono coinvolgere l’articolazione temporo-mandibolare.
Nei quadri più compromessi possono comparire anche gravi problemi parodontali e perdita di elementi dentari.
Poi, il danno peggiore: il cedimento del palato. Con una vera e propria perforzione che mette in comunicazione diretta naso e bocca.
E’ una delle conseguenze meno note dell’abuso di cocaina e non è una possibilità teorica
All’ospedale dell’Angelo di Mestre, la Chirurgia maxillofacciale si trova a gestire almeno un caso all’anno. E il fenomeno, secondo gli specialisti, è diventato più frequente rispetto al passato.
“Prima di dieci anni fa queste forme erano rare. Negli ultimi dieci anni di perforazioni gravi della volta palatale dovute all’abuso di cocaina ne avrò viste almeno una decina”, racconta Michele Franzinelli, primario di Chirurgia maxillofacciale. A queste si aggiungono lesioni iniziali, spesso non riconosciute o non ammesse dai pazienti come conseguenza del consumo.
A Nordest la cocaina è sempre più pura e potente
I casi osservati a Mestre si inseriscono in un quadro più ampio.
E in un mercato della droga che nel Nordest negli ultimi dieci anni è cresciuto non solo in termini di quantità di merce trafficata ma anche per le concentrazioni delle sostanze vendute.
Lo certifica uno studio effettuato dal Laboratorio di tossicologia clinica e forense dell’Ulss 3 Serenissima analizzando 6300 campioni di droga sequestrata.
La ricerca, firmata dai tossicologi forensi dell’Ulss 3 Luca Zamengo, Lorenzo Marcato e Giampietro Frison, dal professore dell’Università di Padova Denis Badocco, dall’operatore sociale del Comune di Venezia Giuseppe Di Pino, dalla psichiatra del Serd dell’Ulss 3 Linda Cibinel e dalla tossicologa dello stesso Serd Novella Ghezzo, è stata pubblicata sulla rivista scientifica internazionale Forensic Science International.

Confrontando il triennio 2015 al 2017, con l’ultimo, dal 2023 al 2025, i ricercatori hanno rilevato quasi un raddoppio delle dosi sequestrate da circa 300 mila a 600 mila e una purezza media passata dal 50 al 75 per cento, mentre le dosi con una concentrazione superiore all’80 per cento sono aumentate da 27 mila a circa 300 mila.
In molti campioni, la cocaina è stata associata a procaina e caffeina, sostanze che possono modificare gli effetti del prodotto e contribuire a rendere più complesso il profilo dei rischi.
Difficoltà a parlare e denti che cadono: i segnali da non ignorare
Dopo l’overdose, la perforazione del palato, un tempo rara, rappresenta uno degli stadi più severi.
E compromette funzioni essenziali, oltre a richiedere un intervento ricostruttivo molto complesso che non sempre può esser fatto subito perché può arrivare solo dopo un adeguato periodo di astinenza.
“La ricostruzione chirurgica del palato è possibile attraverso l’utilizzo di lembi – spiega Franzinelli – ma se il paziente non risolve la dipendenza da cocaina, la ricostruzione non può essere eseguita, poiché anche il lembo utilizzato per la ricostruzione risulterebbe soggetto a necrosi. Se non è così, l’unica soluzione temporanea che possiamo proporre è quella di un otturatore: una protesi mobile che chiude il varco tra naso e palato”.
Finché continua l’uso, infatti, l’azione della cocaina sui vasi sanguigni prosegue determinando una forte vasocostrizione e riducendo l’afflusso di sangue ai tessuti. Se ossigeno e nutrienti diventano insufficienti, si arriva alla necrosi di tessuti e il palato può perforarsi.
Droga e movida sotto la lente
Secondo lo studio, circa la metà delle dosi sequestrate nel campione esaminato proviene dall’area veneziana, con particolare riferimento a Mestre. Un dato che gli autori collegano anche alla posizione strategica del territorio rispetto ai collegamenti aerei e marittimi dell’Alto Adriatico.
Il fenomeno riguarda anche le località balneari, dove soprattutto durante la stagione estiva si concentra la movida. Chioggia, Jesolo, Caorle e Bibione figurano tra i territori interessati dal traffico illecito.
“Uno studio così prestigioso condotto dal nostro Laboratorio conferma quanto il monitoraggio tossicologico, clinico e forense sia uno strumento indispensabile non solo per esigenze giudiziarie o amministrative ma anche come allerta precoce per la sanità pubblica – dice il direttore generale dell’Ulss 3 Serenissima Massimo Zuin -, capace di anticipare l’evoluzione dei rischi legati al consumo di sostanze e di orientare le politiche di prevenzione, soprattutto verso le fasce più giovani della popolazione”.

Più persone in cura e più rischi con il crack
Anche i dati dei servizi per le dipendenze contenuti nello studio raccontano l’evoluzione del fenomeno.
Il SerD dell’Ulss 3 è passato da 259 persone seguite per grave dipendenza da cocaina nel 2015 a 389 nel 2025. Sono aumentati anche i pazienti che abusano di crack, la forma di cocaina fumata: da 15 a 45 nello stesso periodo.
“Fumare questa sostanza, anziché assumerla per via intranasale, consente un ingresso in circolo maggiore e molto più veloce, quindi il rischio overdose risulta ancora più alto”, spiega Giampietro Frison, direttore del Laboratorio di tossicologia clinica e forense dell’Ulss 3.
Un altro pericolo riguarda l’associazione con l’alcol. Quando le due sostanze vengono assunte insieme, l’organismo produce cocaetilene, un composto che può risultare ancora più tossico per il cuore rispetto alla sola cocaina.



