La proposta, lanciata in rete nelle ultime ore per incentivare la riflessione, riaccende il dibattito sulle conseguenze dell’uso professionale dei moderni strumenti informatici
La “dipendenza da chatbot”, le cronache degli ultimi mesi lo hanno evidenziato, può diventare una vera e propria malattia.
E se è ancora prematuro parlare di reali basi scientifiche riguardo ai timori legati ai rischi dell’uso dell’intelligenza artificiale, ciò non toglie che possa essere possibile e utile fin da ora una riflessione su quanto questa incida sul nostro lavoro quotidiano.
Un’eventualità che si può mettere in pratica per esempio attraverso quella che può sembrare una provocazione: lavorare un giorno alla settimana senza Ai.
Nello specifico i venerdì, come è stato suggerito nelle ultime ore, puntando soprattutto (ma non solo) agli sviluppatori, nell’ambiente della libreria open source per il web “htmx”, trovando rapidissima diffusione su Hacker News.
Il senso della rinuncia giornaliera all’Ai
La proposta, resa pubblica attraverso il sito “No Ai Fridays”, mira a provare a capire cosa stiamo guadagnando e cosa, al contrario, rischiamo di perdere con l’utilizzo continuativo dell’Ai.
I rischi ipotizzati dai promotori vanno dalla perdita di competenze e comprensione, di processo creativo e del ragionamento, fino a vere e proprie dipendenze o al non accorgersi che l’Ai sta compiendo delle scelte al posto nostro.
Il concetto è riassunto nell’idea di “debito cognitivo”.
Ovvero nel possibile costo futuro in termini di capacità, conoscenze e autonomia come prezzo da pagare per un vantaggio immediato. L’idea, va chiarito, non è quella di rinunciare completamente all’Ai, ma si suggerisce di verificare, attraverso il giorno “off”, quanto siamo ancora capaci di fare senza, quali competenze autonome manteniamo. E se i destinatari primi del messaggio sono i programmatori, ciò non toglie che il discorso valga anche per molti altri professionisti.
Mantenere l’allenamento al ragionamento autonomo
Il “No Ai Fridays” va visto anche come una specie di allenamento, come rinunciare per un giorno all’ascensore facendo le scale o fare i conti a mente anziché con la calcolatrice.
Nella proposta, non c’è alcuna imposizione: per esempio, si può pensare di utilizzare, anche il venerdì, l’Ai come semplice strumento di verifica, per confrontare il prodotto finale, e non come sostituto del processo di produzione e dei ragionamenti necessari per arrivare al risultato.
Si tratta, insomma, della proposta di un esperimento. Perché il collegamento tra l’uso dell’Ai e la perdita di capacità cognitive è tutto da dimostrare. Anche se, al riguardo, fanno riflettere i risultati di alcuni esperimenti, come lo studio del Media Lab del Mit che ha mostrato, attraverso gli elettroencefalogrammi, una maggiore connettività cerebrale in chi scrive testi senza nessun ausilio, con una progressiva diminuzione in chi utilizza motori di ricerca e ancor più l’Ai.
Alberto Minazzi



