Dieci anni dopo la tragedia che devastò il Centro Italia, il ricordo delle vittime si intreccia con un numero choc: nell’area colpita dal sisma del 24 agosto 2016 sono stati localizzati ben 150 mila terremoti
Fu una delle sequenze sismiche più complesse, estese e distruttive della storia.
Ed ebbe un tragico epilogo: 299 vittime, centinaia di feriti, interi borghi distrutti.
Sono passati 10 anni ma il terremoto che il 24 agosto 2016 sconquassò Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto, Norcia e decine di altri centri, è ancora vivo nel ricordo di tutti noi.
Il sisma colpì nella notte, con epicentro nell’area tra Accumoli e Amatrice. E con una magnitudo 6.0. Fu devastante.
E fu l’inizio di una sequenza che non ha mai smesso di farsi sentire, continuando a muovere l’Appennino centrale per mesi e anni ed entrando nella geografia di una delle più grandi emergenze sismiche italiane del Dopoguerra.
Da quella scossa iniziata alle 3.36 del 24 agosto 2016 si sono susseguiti infatti negli anni migliaia e migliaia di eventi, la maggior parte troppo debili per essere avvertiti ma abbastanza numerosi da restituire l’immagine di una terra rimasta a lungo in movimento. Sono ben 150 mila i terremoti localizzati nell’area della sequenza: un interminabile sciame di energia sotterranea, fatto di grandi terremoti e di una miriade di eventi minori.

Amatrice fu il primo capitolo
Il 26 ottobre arrivarono due nuove forti scosse, di magnitudo 5.4 e 5.9, nell’area tra Marche e Umbria. Quattro giorni dopo, il 30 ottobre, la terra tremò ancora con una magnitudo 6.5: fu il terremoto più forte registrato in Italia dalla Rete Sismica Nazionale dai primi anni Ottanta.
Poi ci fu il gennaio 2017, con altre quattro scosse superiori a magnitudo 5 in poche ore. Per seguire quella lunga coda sismica, l’INGV, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, installò anche una rete temporanea di 24 stazioni, attiva nell’area dell’emergenza fino al luglio 2018.
In pochi minuti, tutto cambiò per sempre
A dieci anni di distanza, dunque, il ricordo del 24 agosto 2016 non è solo quello delle 299 vite spezzate. È anche la storia di un territorio che in pochi minuti cambiò per sempre, delle 150 mila scosse tra macerie, ricostruzione, attese e comunità che, nonostante tutto, hanno continuato a resistere.
“Oggi, 24 agosto, a dieci anni dal tragico evento il primo pensiero va alle vittime, alle loro famiglie e alle comunità di Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto e degli altri territori dell’Appenino centrale colpiti da quella lunga sequenza sismica – sottolinea il presidente di INGV Fabio Florindo -. Al tempo stesso è anche occasione per ricordare l’impegno dell’Istituto impegnato dal momento della scossa e per successivi mesi nel monitoraggio giorno e notte delle sequenze, nell’analisi dei dati e nel supporto al sistema di protezione Civile”.

La conoscenza come prevenzione
Il Presidente di INGV spiega che in questi dieci anni è cambiato molto. Oggi infatti la conoscenza scientifica e il monitoraggio hanno fatto grandi passi avanti. Infatti si conosce meglio la pericolosità del nostro territorio, le reti di monitoraggio sono state ulteriormente sviluppate e si può contare su un sistema di sorveglianza attivo 24 ore su 24. Tuttavia questo non significa essere al riparo dalle conseguenze di un forte sisma se si considera che non si può sapere quando e dove avverrà il prossimo. Per questo un evento catastrofico come quello del 2016 suggerisce di fare quanto possibile per ridurre la vulnerabilità degli edifici e delle infrastrutture e di far crescere la consapevolezza nei cittadini che la prevenzione parte anche da questo e aiuta a contrastare gli eventi peggiori.
Strumenti di monitoraggio all’avanguardia
Come fa presente il Direttore del Dipartimento Terremoti di INGV Salvatore Stramondo, l’Istituto con le proprie reti sismica e geodetica e utilizzando le tecnologie più avanzate come quelle satellitari, è in grado di acquisire dati di qualità senza precedenti per la migliore comprensione dei fenomeni in atto assicurando la continuità operativa dei servizi di sorveglianza sismica anche quando vi sono svariate centinaia di eventi quotidiani. I rapporti tecnici e di sintesi prodotti sul terremoto di Amatrice e sull’intera sequenza sismica del Centro Italia nel 2016 hanno gettato le basi per la lettura scientifica successiva.
La conoscenza e la memoria degli eventi
Proprio per raccontare le attività svolte e mettere a disposizione dei cittadini il patrimonio di dati raccolto in dieci anni, Ingv promuove diverse iniziative che si possono conoscere sul sito ufficiale dell’Istituto. A partire dalla story map “I forti terremoti nell’Italia centrale nel 2016-2017”, un percorso interattivo con mappe, contenuti multimediali e linguaggi diversi alla scoperta della lunga sequenza sismica. “Custodi di Memoria” invita invece chiunqua abbia fatto parte dei tragici eventi di dieci anni fa a raccogliere testimonianze per costruire insieme la prima mappa dei ricordi dei terremoti d’Italia. Non mancano una specifica sezione dedicata agli articoli scientifici e divulgativi pubblicati fino ad oggi sull’argomento e timeline, animazioni della sequenza sismica, fotogallery e videoteca.



