Scienza +

Amiamo il dolce perché ci ha salvati: il ruolo dello zucchero nell’evoluzione

Amiamo il dolce perché ci ha salvati: il ruolo dello zucchero nell’evoluzione

Il desiderio di zuccheri non sarebbe un semplice “vizio moderno”, ma un’eredità della selezione naturale

Demonizzato dai nutrizionisti moderni soprattutto a causa delle grandi quantità di prodotto raffinato che vengono aggiunte ai cibi, lo zucchero viene ora rivalutato per il ruolo fondamentale che avrebbe avuto nell’evoluzione umana.
Uno studio delle Università di Sydney e Glasgow pubblicato su Science propone infatti la teoria secondo cui gli zuccheri facilmente assimilabili, a partire da glucosio e fruttosio, presenti negli alimenti naturali siano stati il vero motore nello sviluppo del nostro cervello.
Avere accesso diretto a questi zuccheri, cioè, avrebbe rappresentato un enorme vantaggio evolutivo. Tant’è che anche l’innato amore per il dolce provato praticamente da tutti potrebbe essere nato molto prima dell’“invenzione” dello zucchero come lo conosciamo oggi.
Un risultato, in altri termini, della selezione naturale. Perché le probabilità di sopravvivere e riprodursi sarebbero aumentate per gli uomini preistorici capaci di riconoscere rapidamente un frutto ricco di zuccheri o un alveare da cui prelevare miele, ottenendo energia subito disponibile.

Carne sì, ma non solo

La teoria proposta invita a rivalutare le idee più diffuse sull’evoluzione umana. In generale, gli scienziati ritengono che a permettere lo sviluppo del nostro cervello siano stati gli alimenti animali ad alta densità energetica e nutrizionale, come la carne.


Forse, però, gli zuccheri naturali hanno giocato un ruolo ancor più importante.
I ricercatori sono giunti a questa conclusione ricostruendo e modellando il fabbisogno umano di glucosio, finora poco considerato dagli antropologi, negli ultimi 4 milioni di anni. Insieme alla caccia, i nostri antenati avrebbero invece sviluppato strategie sempre più sofisticate per procurarsi alimenti zuccherini. E hanno suggerito che gli ominidi più antichi, compresi Homo habilis e Homo erectus, dipendessero soprattutto da alimenti ricchi di carboidrati, a partire da frutta e miele.
Con la diffusione del fuoco e della cottura, visto che l’amido crudo è scarsamente digeribile e la cottura ne aumenta la disponibilità di glucosio, si è poi passati a una fase in cui l’apporto è stato garantito attraverso fonti alimentari sotterranee come le patate. Secondo le prove archeologiche citate dagli autori, in particolare quelle che datano le prime macinazioni dei semi a “soli” 65 mila anni fa, i cereali sono infatti entrati nella dieta umana molto più avanti.

Il ruolo del cervello

Negli ultimi 4 milioni di anni, le dimensioni del cervello umano sono aumentate da circa 300 a 1.500 grammi. E il glucosio è la principale fonte di energia per il cervello, oltre a essere necessario anche per altri tessuti come globuli rossi, reni e organi riproduttivi, compresi feto, placenta e ghiandole mammarie. Anche per le esigenze nutrizionali di gravidanza e allevamento dei figli è dunque progressivamente aumentata la richiesta di questo zucchero da parte dell’organismo.
Quello che gli scienziati hanno definito “fabbisogno obbligatorio di glucosio”, provando a definirlo per 6 fasi evolutive successive e rapportandolo quindi alle probabili fonti di cibo disponibili, è stato dunque garantito inizialmente attraverso gli zuccheri naturali. Questo ha fornito le basi necessarie per sostenere lo sviluppo del cervello che, oltre a essere insolitamente grande rispetto alle dimensioni del nostro corpo, consuma circa il 20/25% dell’energia disponibile.
Zuccheri e amidi, suggerisce lo studio, potrebbero insomma aver contribuito a plasmare lo sviluppo del cervello e molte delle caratteristiche che ci rendono umani. Insieme all’individuazione di frutti molto maturi e allo sfruttamento di nuove risorse vegetali, da cui ricavare anche fibre, vitamine e minerali, l’uomo avrebbe in particolare imparato a raccogliere il miele, fonte straordinariamente concentrata di energia e disponibile senza necessità di coltivazione.

Alberto Minazzi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il campo nome è richiesto.
Il campo email è richiesto o non è corretto.
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.