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La vita segreta del neurone più famoso d’Italia

La vita segreta del neurone più famoso d’Italia

Da battuta popolare a protagonista della ricerca. Uno studio svela che i neuroni conservano una sorta di “certificato di nascita” che ne influenza il destino. E scopre che, nello sviluppo del cervello, eliminare cellule è importante quanto crearle

C’è una battuta che attraversa generazioni e social network senza invecchiare mai. “Mi è rimasto l’ultimo neurone“. Oppure: “Oggi i neuroni sono in ferie“. O ancora: “Gli si è spento l’ultimo neurone“.
Il neurone è probabilmente la cellula più citata del nostro lessico quotidiano.
La evochiamo per scherzo, per prenderci in giro o per prendere in giro gli altri.
Ma se qualcuno ci chiedesse davvero che cos’è un neurone, quando nasce, come cresce e perché diventa diverso da tutti gli altri, probabilmente pochi saprebbero rispondere.
Eppure è proprio lì che si nasconde una delle scoperte più affascinanti degli ultimi anni.
Uno studio realizzato in collaborazione tra l’Istituto di Neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche di Milano e MRC Laboratory of Molecular Biology di Cambridge – pubblicato su Nature –  suggerisce infatti che ogni neurone porta con sé qualcosa che assomiglia a un certificato di nascita.

Il tempo, quella dimensione dimenticata

Quando immaginiamo il cervello pensiamo a una rete fittissima di connessioni, quasi un’immensa metropolitana sotterranea dove miliardi di cellule si scambiano informazioni.

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Finora gli scienziati hanno cercato di capire quella rete osservando soprattutto i geni, la posizione dei neuroni e il modo in cui comunicano.
Ora entra in scena un protagonista inatteso: il tempo dello sviluppo embrionale.
I ricercatori hanno ricostruito la più completa mappa molecolare mai ottenuta del cordone nervoso del moscerino della frutta, uno degli organismi più studiati al mondo dalle neuroscienze. Ma il vero risultato non è la mappa. È ciò che quella mappa ha rivelato.

La scoperta della memoria dei neuroni

“Abbiamo scoperto che ogni neurone conserva una sorta di “codice a barre molecolare” che riflette l’ordine in cui è stato generato durante lo sviluppo. Questo meccanismo, già ipotizzato in parte nel midollo spinale dei mammiferi – spiega Erika Donà, ricercatrice del Cnr-Istituto di Neuroscienze che ha guidato lo studio insieme a Sebastian Cachero e Greg Jefferis – emerge qui per la prima volta a livello dell’intero sistema nervoso, offrendo una prospettiva globale su come nasce e si organizza la diversità neuronale”.
Quel “codice a barre” è un’espressione scientifica. Ma forse si può immaginare in modo diverso.
È come se ogni neurone non dimenticasse mai il giorno in cui è venuto al mondo.
Una memoria silenziosa che continua ad accompagnarlo mentre il cervello prende forma.

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Per costruire bisogna anche togliere

C’è un altro passaggio della ricerca che sembra quasi una lezione di vita.
Noi siamo abituati a pensare che crescere significhi aggiungere. Più esperienza, più conoscenze, più cellule.
La natura, invece, spesso costruisce togliendo.
Negli stessi giorni in cui si discute di obsolescenza programmata e di oggetti progettati per durare sempre meno, la biologia ci ricorda che esiste una morte programmata che non ha nulla di negativo. Anzi, è indispensabile.
Durante lo sviluppo del cervello alcune cellule sono destinate a scomparire. Non perché siano difettose, ma perché il progetto prevede che sia così.
È un po’ quello che fa uno scultore davanti a un blocco di marmo. La statua non nasce aggiungendo materiale. Nasce eliminando tutto ciò che non serve.
Lo studio mostra che questo processo è molto più importante del previsto nella formazione del sistema nervoso maschile.

Maschi e femmine: quando inizia la differenza

Analizzando contemporaneamente maschi e femmine, i ricercatori hanno scoperto che la morte programmata di alcune cellule contribuisce in modo decisivo alla comparsa di neuroni presenti soltanto nei maschi.
E hanno osservato un altro fenomeno sorprendente: neuroni nati nello stesso momento possono imboccare strade diverse, seguire programmi genetici differenti e costruire connessioni diverse nei due sessi.

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Non è una classifica tra cervelli. Non dice nulla su intelligenza o capacità.
Racconta piuttosto che parte delle differenze biologiche prende forma molto presto, già durante la costruzione delle reti nervose.

Dal moscerino a noi

Il protagonista di questa ricerca è il moscerino della frutta, un insetto lungo pochi millimetri.
Viene spontaneo chiedersi che cosa abbia a che fare con noi.
La risposta è: molto più di quanto sembri.
Da oltre un secolo la Drosophila melanogaster è uno dei grandi protagonisti della biologia moderna: molti dei meccanismi fondamentali scoperti nel suo sistema nervoso si sono rivelati validi anche negli animali più complessi.
Per questo il valore dello studio non è soltanto aver disegnato una nuova mappa del cervello di un insetto.
È aver suggerito che, per capire come nasce un cervello, forse dobbiamo smettere di guardare soltanto dove sono i neuroni e come comunicano.
Dobbiamo chiederci anche quando sono arrivati.
Perché, a quanto pare, anche nel cervello il tempo lascia il segno. Ogni neurone, ha una sua storia.
Che comincia molto prima della nostra memoria.

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