Riqualificati 37 km di alveo e piantati oltre mezzo milione di alberi: il maxi-progetto Pnrr punta a trasformare il fiume più importante d’Italia in un’infrastruttura naturale contro siccità e alluvioni
Il destino del fiume Po è diventato una cartina di tornasole della crisi climatica italiana.
Da una parte siccità sempre più prolungate che ne riducono la portata, dall’altra piene improvvise e violente che ne mettono alla prova gli argini e i territori che attraversa.
In mezzo, un equilibrio idrico sempre più fragile, che riflette quello del Paese intero.
È su questo asse di vulnerabilità che si innesta uno dei più grandi interventi ambientali finanziati dal Pnrr: 357 milioni di euro per la rinaturazione del grande fiume, con l’obiettivo di restituire spazio all’acqua, rallentare i fenomeni estremi e ricostruire ecosistemi capaci di assorbire gli shock climatici.
Un progetto che non punta solo a “curare” il Po, ma a ripensarne il funzionamento complessivo come infrastruttura naturale.

La rinaturazione del fiume Po per fronteggiare i cambiamenti climatici
Gli interventi riguardano il ripristino dell’ampiezza dell’alveo fluviale per una lunghezza totale di 37 km e la realizzazione e riqualificazione di 440 ettari di bosco con la messa a dimora di oltre mezzo milione di alberi.
L’obiettivo è ampliare e tutelare le aree con vegetazione autoctona e gli habitat tipici delle zone fluviali, così da favorire la biodiversità e la continuità degli ambienti naturali.

Allo stesso tempo si interviene per riportare il corso d’acqua a un equilibrio più flessibile, in cui il fiume possa evolvere e adattarsi senza essere rigidamente costretto. Anche l’uso del suolo viene ripensato in chiave più compatibile con le dinamiche fluviali, così da ridurre l’impatto delle attività umane e migliorare la capacità del sistema di assorbire e attenuare le piene.
La sfida per il futuro
Il Progetto Po riveste un ruolo importante per la vastità del territorio che coinvolge.
Il fiume si sviluppa in un percorso di 652 km, attraversa quattro regioni – Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto -, 13 province e 181 comuni per un totale di 27.984 ettari.
Le Aree del Programma d’Azione sono 56 distribuite dalle zone piemontesi di Carmagnola e Carignano fino al Delta.
Attualmente sono stati completati 37 km di riqualificazione ambientale con rimboschimento, riqualificazione delle acque e opere combinate seguendo il principio secondo il quale la sicurezza ecologica è strettamente legata a quella idraulica.
Nello specifico gli interventi hanno previsto l’abbassamento dei pennelli di navigazione (opere di ingegneria idraulica costruite trasversalmente rispetto alla corrente del fiume, ndr) e l’apertura di canali laterali per ricollegare idraulicamente rami fluviali secondari al flusso principale favorendo la pluricursalità del fiume, ovvero più canali minori che si intrecciano e si separano e un migliore scambio generale tra il canale principale e le aree laterali.

Riforestazione e sicurezza idraulica
Parallelamente è stata attuata una riforestazione naturalistica diffusa con un controllo delle specie alloctone invasive, accelerando i processi di rimboschimento per ricostruire i preziosi boschi planiziali.
Sono state recuperate aree umide e antichi rami fluviali per favorire l’habitat di specie acquatiche e terrestri.
Per quanto riguarda le opere per la sicurezza idraulica sono stati rafforzati alcuni tratti arginali, mediante diaframmature per ridurre i fenomeni di filtrazione.
Per assicurare il successo degli interventi nel lungo periodo, sono già stabiliti e finanziati cinque anni di manutenzioni delle nuove piantumazioni, necessari per monitorare l’evoluzione delle dinamiche fluviali e lo sviluppo del rinnovato patrimonio forestale.



