Dal 16 settembre al 30 ottobre tra Venezia e Mestre torna il Festival delle Idee: oltre 40 appuntamenti per capire se siamo ancora capaci di scegliere ciò che vogliamo, o solo ciò che dobbiamo
Desiderio o dovere? Ciò che muove e che promette gratificazione o ciò che struttura e impone il peso della realtà?
Le risposte sono tante e complesse e cercheranno di darle 40 illustri ospiti di un Festival il cui cuore, per l’edizione 2026, sta tutto in una piccola congiunzione disgiuntiva.
Quella che racconta il nostro tempo e che induce a interrogarsi su cosa succede alle persone, ai giovani, all’ intera società, quando il desiderio si spegne o il dovere diventa gabbia.
Muovendosi tra Mestre e Venezia, Massimo Recalcati, Alessandro D’Avenia, Dacia Maraini, Francesco Costa, Pablo Trincia e Stefano Nazzi, Paolo Nori e Viola Ardone, Fiorella Mannoia, Chiara Francini e Gianmarco Tognazzi – solo per citare alcuni dei personaggi del Festival delle Idee che dal 16 settembre al 30 ottobre saranno i protagonisti dei 40 eventi -, daranno ciascuno il proprio contributo non tanto per rispondere quanto, ha sottolineato il sindaco di Venezia Simone Venturini, “ per fornire spunti, stimolare curiosità e interesse, accendere negli spettatori, e soprattutto nei più giovani, la voglia di approfondire e indagare il presente”.

Le prime giornate: quando le idee prendono corpo
Le prime tre giornate in Piazza Ferretto, a Mestre, saranno già una costellazioni di voci molto diverse fra loro.
Massimo Recalcati porterà il suo sguardo sul disagio contemporaneo e sulla fatica di desiderare in una società che chiede prestazione continua. Alessandro D’Avenia proverà invece a ribaltare il punto di vista, raccontando il desiderio come una forza educativa, quasi una forma di vocazione. Dacia Maraini riporterà la letteratura al centro come spazio di libertà e coscienza civile.
Accanto a loro, Francesco Costa leggerà il presente attraverso i meccanismi dell’informazione e della geopolitica, mentre Pablo Trincia e Stefano Nazzi porteranno il racconto d’inchiesta e la narrazione del reale dentro il perimetro del festival.
Paolo Nori e Viola Ardone lavoreranno sulla lingua e sulla memoria come strumenti per capire chi siamo, mentre Fiorella Mannoia attraverserà il tema con la musica come forma di scelta e identità, e Chiara Francini e Gianmarco Tognazzi porteranno la dimensione del teatro e della parola performativa.
Il digitale entra in scena: il festival parla anche la lingua dei creator
“Il festival è un laboratorio aperto che alimenta confronto e nuove visioni, un tassello di un sistema culturale dinamico capace di integrarsi con le molte iniziative che compongono il calendario della città di Venezia – ha rilevato il direttore generale di Vela, Fabrizio D’Oria – Tra le novità dell’edizione 2026, c’è l’apertura ad alcuni dei creator più seguiti dai giovani del panorama digitale italiano – tra cui Marco Cartasegna (Torcha), Pietro Morello, Vittorio Baraldi, Esmeralda Moretti, Factanza, Emilio Mola”.
Pietro Morello porterà uno sguardo emotivo e narrativo sul viaggio e sull’incontro con l’altro.
Vittorio Baraldi e Esmeralda Moretti rappresentano una generazione che vive tra contenuti, identità digitale e linguaggi veloci, Marco Cartasegna con Torcha proveranno a rendere accessibili temi complessi come geopolitica e informazione, lasciando la decodifica del presente a Factanza ed Emilio Mola.
“La nostra volontà di rivolgerci a un pubblico giovane si esplicita attraverso questa nuova sezione del festival, totalmente dedicata ai ragazzi – ha spiegato l’ideatrice e direttrice del festival, Marilisa Capuano – anche su un’esplicita sollecitazione di Comune e Regione, le due principali istituzioni che ci sostengono e promuovono il festival”.
Veneto Wave: il territorio che racconta se stesso
Accanto al grande palcoscenico nazionale, il festival costruisce anche uno spazio più intimo e radicato nel locale: Veneto Wave.
Qui il focus si sposterà sul territorio e su chi ha scelto di restarci.
Registi, scrittori, produttori e artisti racconteranno un Veneto lontano dagli stereotipi, fatto di storie contemporanee e identità in trasformazione.
I film di Francesco Montagner, Alessandro Rossetto e Alessandro Padovani, le produzioni di Ginko Film con Chiara Andrich, Maria Roveran e Joe Schievano, insieme alle voci letterarie di Romolo Bugaro, Francesco Maino, Francesco Targhetta e Giulia Scomazzon, costruiscono un mosaico che non celebra il territorio ma, anche in questo caso, lo interroga.
Nella consapevolezza che non è detto che desiderio e dovere siano opposti. Ma è certo che ignorarne uno dei due significa raccontare solo metà della vita.








