Nell’isola di Sant’Erasmo, un materiale dimenticato torna a farsi tessuto, gesto e visione di sostenibilità concreta
C’è una pianta emarginata e considerata un’infestante, che custodisce in sé un valore aggiunto.
La conosciamo tutti e di norma la evitiamo, perché l’ortica punge.
Ma a Sant’Erasmo, nota anche come “la perla della laguna” di Venezia, Fiorella Enzo ha scelto di rimetterla al centro dell’attività della sua azienda agricola per ricavarci fibra tessile, recuperando una tradizione nata in un momento difficile della storia.
Nel suo lavoro si intrecciano saperi contadini, memoria familiare e un’idea di futuro che nasce da ciò che altri scartano: una materia povera che torna sorprendentemente attuale.
“L’ortica è una pianta straordinariamente versatile – racconta Fiorella, imprenditrice agricola che lavora come orticoltrice insieme alla sua famiglia.–. Da essa si può ricavare un ottimo antiparassitario naturale e, utilizzando le foglie di scarto, si ottiene un ricco compost. Trova largo impiego nel settore erboristico e medicinale, ad esempio nella produzione di shampoo per capelli, ed è eccellente in cucina, perfetta per preparare un risotto”.
La pianta possiede anche molta fibra, una risorsa che merita di essere valorizzata.
“È del tutto naturale, non richiede trattamenti chimici – prosegue – e basta solo risciacquarla ripetutamente. Questa fibra tessile, proprio come la lana, permette alla pelle di traspirare e trattiene la temperatura corporea, rendendola ideale da indossare in tutte le stagioni».

Il progetto affonda le radici nella memoria storica e familiare.
«Nel tempo della depressione i miei genitori mi hanno raccontato che ai nonni non arrivava il cotone e utilizzavano questa fibra – spiega Fiorella – : la sciacquavano in acqua di mare, la asciugavano al sole, utilizzavano batuffoli di fibra per tamponare ferite, la ritorcevano con un mandrino dove si faceva attorcigliare il filo e si tesseva per fare delle bende. E vedendo questa ortica ho voluto provare una cosa che non avevo imparato nella pratica, ma mi era stata solo raccontata ed è diventata attrazione”.
Un legame, quello con la pianta dell’ortica, che diventa anche un profondo insegnamento di vita tramandato dal padre. “Lui mi insegnava che la vita va afferrata come l’ortica – ricorda Fiorella – con la presa di un pugno, dal basso verso l’alto con decisione: così non punge, non ci si farà mai male ma si proiettano i propri progetti con il talento che ci è stato donato».
Da “Cosetta” a Fiorella
La storia personale di Fiorella parte da un altro lembo della laguna nord veneziana.
E’ nata a Mesole, una piccola frazione in mezzo tra Lio Piccolo e Lio Maggiore nel 1966.
“Ho scoperto il mio nome quando ho cominciato a frequentare la scuola elementare di Lio Piccolo – rammenta -, perché in paese tutti mi chiamavano Cosetta e in quel periodo andava in onda in tv ‘I Miserabili’ di Victor Hugo.
Sono stata battezzata in chiesa con tutti i compaesani con il nome di Cosetta. Quando io ho scoperto di chiamarmi Fiorella ho sentito un legame più forte verso quello che è il fiore, la terra, e sono sempre stata molto vicina a mio padre per la coltivazione».

La vocazione creativa, il sociale e l’impegno in Bosnia
Il percorso di Fiorella si intreccia fin da subito con l‘arte del filato e l’impegno per gli altri. “Durante il periodo scolastico ho dovuto affrontare alcuni problemi di salute che mi hanno costretta in ospedale. È proprio lì che si è sviluppata la mia vena creativa: ho fatto fronte a quel momento difficile dedicandomi al ricamo, un’arte del cucire e del “saper fare” che ho ereditato da mia mamma e da mia nonna, e che mi aiutava a distendere i pensieri. Ricordo ancora il mio primo quadretto, un pettirosso a mezzo punto che i bambini della scuola che frequentavo mi regalarono da ricamare; da lì è nata la mia passione per il filato e il cucito, che mi ha portata poi a frequentare una scuola di stilismo. La mia tesi è stata la più grande conquista della mia adolescenza”.
Dopo una lunga storia d’amore durata dieci anni, Fiorella ha deciso di dedicare la sua vita al sociale. «Sono entrata nella Croce Rossa e sono andata in Bosnia durante il periodo della guerra – dice –. In quegli anni ho unito l’impegno umanitario alla mia passione per la poesia: faccio parte di un gruppo che si chiama Parola di Donna e, con il ricavato delle vendite di un nostro libretto, ho voluto contribuire al restauro della chiesetta e dell’oratorio di Mesole, il mio paese. Era il luogo dove andavo sempre a pregare e ci tenevo molto a sostenere questo progetto. Ho sempre pensato che sia giusto mettere le proprie abilità a disposizione del prossimo, come un dono da condividere».
L’arrivo a Sant’Erasmo e la nascita del progetto culturale
Rientrata in Italia, ha deciso di lavorare nell’azienda agricola del padre.
Fino al trasferimento nell’isola di Sant’Erasmo quando ha conosciuto l’attuale compagno.
«Quando sono arrivata non c’erano la farmacia o il pediatra. Si lavorava nei campi e si viveva tutti insieme».
Nel nuovo contesto, Fiorella è presto diventata una figura di riferimento, anche nella promozione culturale.
«All’epoca collaboravamo anche alla gestione della Torre Massimiliana, dove si tenevano mostre importanti come quelle della Biennale – afferma -. Mi sono innamorata di questa grande fortezza, proprio come mi era successo con la chiesetta del mio paese, e ho pensato di ridarle vita. Ho chiesto al sindaco: “Posso utilizzare due stanze per creare un salotto creativo?”. È nato così il salottino Do Ponti. In seguito, all’interno di Coldiretti, abbiamo costituito un’associazione che riscopre, valorizza, tutela e diffonde il patrimonio storico-culturale affinché ritorni centrale nell’area lagunare veneziana. Organizziamo corsi e ci mettiamo a disposizione di tutti. In queste attività ho voluto parlare anche di economia domestica: sono le mie radici, e servono a dimostrare a mio figlio Ruben che dalla terra arriva tutto.»

L’associazione Agrisarte e Coldiretti Donne Impresa
Oggi Fiorella rappresenta il gruppo di Donne Impresa Coldiretti Venezia, con cui coordina importanti progetti educativi e sociali legati al territorio, come quello con l’associazione da lei stessa fondata Agrisarte, con l’obiettivo di tramandare l’arte del taglio e del cucito.
L’obiettivo è trasferire le abilità del taglio e cucito, parte di un bagaglio di saperi e tradizioni rurali, promuovendo uno spirito anti-spreco e di economia domestica contro l’inquinamento.
Inoltre, con Coldiretti coordina i progetti di educazione di “Campagna Amica”, come “Se mi ‘nsegni a fare l’orto“, iniziativa che ha già coinvolto circa un migliaio di bambini.
Filomena Spolaor



