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La “Vela” di Calatrava riaperta al pubblico

La “Vela” di Calatrava riaperta al pubblico

Da grande incompiuta a fulcro di una nuova “Green City” per eventi internazionali nel polo universitario di Tor Vergata, a Roma

Il 25 maggio 2026, sulla “Vela” di Calatrava è tornata a risplendere la Luce.
Il gioco di parole è scontato, visto il nome del nuovo modello lanciato sul mercato dalla Ferrari. Ma ci sta.
Perché la presentazione ufficiale della prima supercar elettrica di Maranello è stata anche il primo grande evento ospitato dopo la restituzione alla fruibilità, con il taglio del nastro di 2 giorni prima, di quella che era stata lanciata nel 2009 come il cuore di un grande nuovo polo sportivo a Tor Vergata, alle porte orientali di Roma, restata poi però per lunghi anni una delle tante grandi opere incompiute d’Italia.

L’intervento “da record” per completare la Vela

La presentazione della Ferrari Luce, che ha offerto a tanti cittadini anche la prima possibilità di entrare all’interno dell’opera dell’archistar spagnola, ha segnato dunque un punto di svolta per l’imponente struttura che punta a rilanciarsi come fulcro di una nuova “Green City” per la salute, la ricerca e la formazione, sostenibile (l’illuminazione è alimentata da energia rinnovabile) e integrata con il polo universitario e scientifico di Tor Vergata, all’interno della quale possono essere ospitati grandi eventi internazionali coerenti con una vocazione di accoglienza.

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L’evento incentrato sull’ultima novità del Cavallino è stato organizzato non a caso dall’Agenzia del Demanio, che ha investito 80 milioni di euro per il completamento e la ristrutturazione della Vela. L’intervento, inserito tra quelli urgenti per il Giubileo 2025, è stato completato in tempi record, ovvero meno di 2 anni, nel corso dei quali è stata effettuata una serie di lavori fondamentali per la fruibilità di quella che era nata come Città dello Sport per i Mondiali di nuoto.
L’Agenzia ha così realizzato il consolidamento e il collaudo statico delle strutture portanti di Palanuoto e Palasport, completando nel contempo l’arena scoperta e le opere dedicate a viabilità e parcheggi, unitamente a una azione di riforestazione e sistemazione a verde dei 48 ettari di terreno, trasformati in grande parco urbano con 460 alberi, 600 siepi, 6 mila piante arbustive e percorsi pedonali, dotando l’area di tutti i sottoservizi necessari anche nell’ottica di eventuali ulteriori interventi futuri.

Alla scoperta della Vela di Calatrava, tra storia, presente e futuro

La struttura è stata battezzata in questo modo proprio per la sua somiglianza con una grande vela di ferro e calcestruzzo, alta 75 metri, spiegata al vento. Tra le strutture all’aperto che la affiancano, oltre all’area verde spicca il Palasport che può ospitare fino a 8 mila persone sedute. E anche la location è del tutto unica. Il complesso sorge infatti alle pendici dei Castelli Romani e costituisce una sorta di prosecuzione del Parco archeologico dell’Appia.
A causa dell’estrema complessità ingegneristica e della maestosità architettonica (le 6.800 tonnellate di ferro sono di poco inferiori alla Tour Eiffel, l’arco principale misura 160 metri) di quella che era stata pensata come immensa cupola iconica sull’asse tra centro di Roma e Tor Vergata, nel 2009 si decise di abbandonare il cantiere a metà per i costi elevatissimi, già arrivati a 250 milioni. Di qui il via di una lunga fase di degrado, durata fino al 2021, quando l’opera incompiuta passò dall’Università di Tor Vergata all’Agenzia del Demanio per un recupero funzionale.
Il progetto è stato dunque completato e rivisitato all’interno della visione fortemente innovativa del patrimonio immobiliare dello Stato adottata negli ultimi anni dall’Agenzia del Demanio, che pone al centro la persona e punta al riuso del patrimonio abbandonato, poco o male utilizzato. Si punta dunque a dare all’ex Città dello sport di Tor Vergata una nuova centralità metropolitana, facendone un ecosistema multifunzionale, con spazi pubblici e servizi.

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Calatrava in Italia

Lo spagnolo Santiago Calatrava, nato nel 1951, è considerato una delle principali “stelle” dell’architettura moderna. Specializzato in urbanistica al Politecnico dell’Università di Valencia, poco distante dalla natale Benimamet, ha realizzato proprio nella città spagnola la maggior parte delle sue opere. Non mancano però importanti testimonianze del suo stile scultoreo, dinamico e basato sull’uso dominante dell’acciaio bianco, anche in Italia.
Le prime sono a Reggio Emilia: “Le Vele”, ovvero 3 ponti monumentali risalenti al 2007, e soprattutto la stazione dell’alta velocità Mediopadana del 2013 sulla linea ferroviaria Milano-Bologna, visibile anche dall’autostrada A1 a nord della città. A Venezia, nel 2008, è stato invece inaugurato nel 2008 il quarto ponte sul Canal Grande, tra Piazzale Roma e la stazione di Santa Lucia, poi intitolato alla “Costituzione”, ma ancora da molti chiamato col nome dell’architetto. Infine, a Cosenza, il ponte San Francesco di Paola, sul fiume Crati (2018), è il più alto ponte strallato d’Europa.

Alberto Minazzi

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