Non più solo slot e alcol: le dipendenze giovanili si spostano online tra social, gaming, gioco d’azzardo e trading. Oltre 1,6 milioni di ragazzi vulnerabili in rete
C’erano una volta lo slot machine del bar o il poker tra amici e le dipendenze tradizionali da sostanze.
Ora, in un mondo sempre più legato alla tecnologia, anche le dipendenze si stanno evolvendo lasciando spazio a nuove forme legate soprattutto alla rete. A fare il punto sulla situazione è l’annuale Rapporto Espad che, attraverso un questionario rivolto agli studenti, delinea le dipendenze giovanili. “I dati invitano a riflettere – sottolinea Sabrina Molinaro, dirigente di Ricerca, responsabile Lab. Epidemiologia e Ricerca sui servizi Sanitari Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr -. Oggi i giovani crescono assieme al digitale, passano parecchie ore della giornata in rete ed evolvono con la tecnologia sempre al fianco. Naturalmente con i pro e i contro di questo. Basta pensare a un dato: nel 2025 sono circa 440 mila, il 15%, gli studenti che hanno sviluppato una fragilità nel rapporto con internet.”
Genitori assenti? La differenza la fa il tipo di controllo
Un aspetto interessante del Rapporto riguarda il controllo da parte di genitori.
Diversi monitoraggi evidenziano che i ragazzi della generazione Z mostrano più ansia, paura del fallimento e difficoltà nella gestione dell’autonomia rispetto ai giovani delle generazioni precedenti, paradossalmente meno controllate dai genitori.
“Succede perché non è tanto un minore o maggiore controllo a fare la differenza ma la qualità- spiega Sabrina Molinaro -, Sarebbe opportuno che gli adulti, in particolare i genitori, conoscessero e condividessero le esperienze, anche digitali, dei figli”.
Le dipendenze dei giovani
Guardando alla tecnologia e alle dipendenze, quella da cellulare ad esempio è più rilevante tra le ragazze piuttosto che tra i ragazzi. Come precisa Sabrina Molinaro le ragazze vivono lo smartphone in maniera più emotiva e legata al mondo relazionale mentre i ragazzi sono maggiormente orientati al gaming e alle challenge. Queste ultime hanno coinvolto nell’ultimo anno 27 mila studenti alla ricerca di approvazione sociale.
Invece, sul fronte del cyberbullismo, sia ragazze che ragazzi sono bersagli, anche se questi ultimi risultano più attivi.

Il gioco d’azzardo online
In quella che può essere la trappola della rete, un ruolo importante lo fa il gioco d’azzardo.
I dati rivelano che 1 milione e 500 mila studenti ha giocato d’azzardo nell’ultimo anno, 340 mila dei quali online.
400 mila di loro hanno un profilo a rischio.
Circa 170 mila ragazzi tra 15 e 19 anni sono considerati giocatori problematici, con un profilo a rischio dipendenza e la quota di minori che gioca online, nonostante i divieti, è raddoppiata negli ultimi sei anni. Includendo anche sempre più ragazze.
“Va poi osservato che dalle piattaforme di gaming non è così difficile passare al gambling (gioco d’azzardo) – racconta Molinaro – Stanno infatti mutando le modellistiche di presentazione e sono meno distinguibili: si sta assistendo a una sorta di gameficazione del gambling. Impressiona che molti ragazzi saltino dal gaming (videogiochi) al gambling (gioco d’azzardo e scommesse) per arrivare fino al trading online (compravendita di azioni e criptovalute)”.

Quando dovrebbe scattare il campanello d’allarme e come reagire
“ I primi segnali che dovrebbero far scattare il campanello d’allarme si notano tra i 15 e 17 anni, ma anche a 14. Quando un ragazzo/a si isola dalle persone, trascura magari attività sportive e passa parecchie ore della giornata davanti a uno schermo è il caso di intervenire perché può esserci un problema -asserisce Molinaro -. E’ importante vedere le fragilità degli adolescenti e, di fronte all’aumento dei comportamenti a rischio, appunto dal gioco d’azzardo all’isolamento, mettere in atto un’importante strategia di prevenzione quale ricostruire la socialità e il pensiero critico dei giovani. Certo è una sfida ma il quadro non è necessariamente drammatico: bisogna vedere il bicchiere mezzo pieno. I genitori in particolare e comunque gli adulti in generale hanno un ruolo significativo in questo e devono farsi raccontare i bisogni degli adolescenti per capire come possano essere aiutati”.
Silvia Bolognini



