Il 38enne candidato del centrodestra vince al primo turno con oltre 13 mila voti di vantaggio su Andrea Martella. Festa a Mestre, telefonata di Giorgia Meloni e una città che premia continuità, civismo e nuova generazione politica, Il centrodestra strappa anche Reggio Calabria. Quinta volta di De Luca a Salerno
Simone Venturini è il nuovo sindaco di Venezia
Con lui si è complimentata al cellulare anche la premier Giorgia Meloni mentre impazzava la festa in galleria Matteotti a Mestre.
Perché la speranza di battere il principale antagonista (il dem Andrea Martella, sostenuto dal “campo largo” di centrosinistra) ovviamente c’era, nella coalizione di centrodestra. Ma riuscire a farlo già al primo turno è stato un risultato andato al di là di ogni più rosea aspettativa.
Il conto definitivo parla di un 51,03% contro il 39,21% del maggior avversario, oltre ad altri sei in lista.
Simone Venturini, 38 anni, con più di 13 mila voti in più, è il più giovane primo cittadino della storia lagunare.
Un successo tra continuità, gioventù e solide basi
La prima dedica del nuovo sindaco non poteva ovviamente che andare a Carolina, che giocoforza ha visto ben poco il marito durante i due mesi di una campagna elettorale molto accesa.
Tanto più perché proprio oggi, 26 maggio 2026, per Simone, che di prima mattina era già al lavoro nel suo nuovo ufficio, non è solo il primo giorno alla guida della città, ma anche il secondo anniversario delle nozze.

Venturini ha anche sottolineato come il traguardo di ieri rappresenti il coronamento di quella che è a tutti gli effetti una vera e propria carriera politica d’altri tempi per un ragazzo partito dal volontariato cattolico nella sua Marghera, mentre si diplomava prima al liceo scientifico Morin e poi conseguiva la laurea in Giurisprudenza a Padova.
Il nuovo sindaco di Venezia non rinnega dunque nulla, nel suo iter. “Sono un democristiano”, afferma ancor oggi, ricordando la sua prima elezione a consigliere comunale tra le fila dell’Udc nel 2010. Anche in quel caso, per inciso, un record, perché nessuno prima di lui era entrato nell’aula di Ca’ Farsetti a soli 22 anni.
Dopo la caduta dell’allora Giunta Orsoni, sostenuta anche dall’Udc, Venturini scelse di passare come capolista alla civica “fucsia” che portò Luigi Brugnaro per la prima volta a Ca’ Farsetti. E gli fu affidato il pesante assessorato al Sociale, confermato anche nel “Brugnaro bis” appena concluso, con l’aggiunta anche delle deleghe al Turismo.
Se cambia il colore (dal fucsia al “giallo Simone”), nell’esito delle urne c’è dunque continuità amministrativa, riconoscendo il buon lavoro svolto in questi 11 anni, a partire dal risanamento del bilancio comunale. Ma c’è anche la forza di puntare sulla gioventù, confermando la strada presa dal centrodestra anche alle ultime regionali.
Le riflessioni politiche suggerite dal risultato di Venezia
Se Venturini è sindaco di Venezia a soli 38 anni, infatti, Alberto Stefani è diventato governatore del Veneto addirittura a 33.
I vertici locali dei partiti di centrodestra, a partire da Luca Zaia (che ha ricordato ieri di aver sempre sostenuto la candidatura del nuovo primo cittadino lagunare), hanno insomma saputo intercettare i desiderata degli elettori.
Anche la politica nazionale, del resto, guardava con estremo interesse al risultato veneziano in vista delle sempre più vicine elezioni per rinnovare il Parlamento. E non solo perché Venezia era l’unico capoluogo di regione che si è recato alle urne in occasione di questa tornata di amministrative.
Il centrosinistra ha scelto la strada del candidato politico di lungo corso, Martella, unita a quella del campo largo, raggruppando cioè attorno al Pd una serie di forze estremamente variegate: da quelle più moderate, ad Alleanza Verdi Sinistra, fino al Movimento Cinquestelle. Ma il risultato non è stato quello sperato.
“Anche oggi il tanto annunciato nostro crollo lo rimandiamo a domani”, ha commentato con ironia Giorgia Meloni. Ci sta. Ma il risultato veneziano deve indurre anche la coalizione di Governo nazionale a più di una riflessione. La vittoria di Venturini è stata infatti prima di tutto una vittoria personale, con la sua lista civica risultata la più votata, al 30,11%.
Tra i partiti tradizionali, la maggior parte dei voti dei veneziani è andata invece al Pd (24,84%), seguito da Fratelli d’Italia (12,9%). Più indietro tutti gli altri, da Avs (5,18%) alla Lega (4,73%), dai Cinquestelle (2,61%) a Forza Italia (2,49%). Senza dimenticare che l’affluenza è scesa dal 62,34% del 2020 all’attuale 55,87%.

La nuova Venezia che è uscita dalle urne
Bisognerà ancora attendere per i conti definitivi, specie in considerazione della ripartizione dei “resti” prevista dalla legge elettorale, che peserà soprattutto per i seggi assegnati alle opposizioni. Ma nel nuovo Consiglio comunale di Venezia prospetta una netta maggioranza della civica Venturini, con 14 consiglieri su 36 totali e 22 di maggioranza.
Anche in questo caso, dalle prime indicazioni emerge un’altra conferma sull’apprezzamento per i rappresentanti uscenti. Sia nella lista “gialla” che in quelle delle altre forze a sostegno del nuovo sindaco dovrebbero essere infatti confermati molti tra gli assessori delle Giunte Brugnaro, come Francesca Zaccariotto, la più votata tra i Fratelli d’Italia.
Al partito della premier Meloni dovrebbero andare in totale 5 seggi, alla Lega 2 e a Forza Italia 1. Questo spetterebbe a Michele Zuin, assessore al Bilancio uscente. Ma il suo nome è l’unico sul quale Venturini si è già sbilanciato per una riconferma. Perché la lista definitiva dei consiglieri, va ricordato, dipenderà anche dall’assegnazione degli assessorati.
Tra le forze di opposizione, indicativamente, il Pd dovrebbe ottenere 9 consiglieri, Avs 2, Cinquestelle e Terra e Acqua 1. Ci sarà infine il liberale Michele Boldrin di Venezia Ora!, unico degli altri 6 candidati sindaco oltre i 2 principali contendenti a superare, con il 3,44% dei consensi, lo sbarramento del 3% previsto per l’ingresso in Consiglio.
Un’ultima riflessione, nel contesto cittadino, va fatta relativamente al differente orientamento tra terraferma (Venturini al 55,6%) ed estuario (56,06% per il nuovo sindaco) da una parte, centro storico (Martella al 51,4%) dall’altro. E, non a caso, anche la Municipalità di Venezia-Murano-Burano è l’unica andata al candidato di centrosinistra.
Le amministrative 2026 nel resto d’Italia
Se Venezia era al centro dell’attenzione nazionale, anche dai risultati in altri importanti Comuni d’Italia sono arrivate però indicazioni importanti. Il centrodestra, per esempio, ha strappato dopo 12 anni al centrosinistra Reggio Calabria, già al primo turno con il 65,68% del deputato di Forza Italia Francesco Cannizzaro.
Il centrosinistra, al contrario, si è preso Pistoia grazie al 54,42% di Giovanni Capecchi. Pur senza il simbolo del Pd, a Salerno l’ex governatore della Campania, Vincenzo De Luca, tornerà invece sindaco per la 5^ volta. Conferma civica, poi, a Messina, con Federico Basile di Sud chiama Nord (al momento di scrivere attestato al 58,3%).
Tra i capoluoghi di provincia, il centrodestra si prende anche Crotone e Fermo, il centrosinistra Prato, Andria, Mantova ed Avellino. Guardando alle principali città oltre i 15 mila abitanti, servirà invece il ballottaggio ad Arezzo, Trani, Lecco, Chieti e, per un soffio, ad Agrigento e Macerata.
Ballottaggi anche in Veneto, in particolare a Monselice (PD) e Castelfranco Veneto (TV). Tra i nuovi sindaci già vincitori, comunque, si conferma la prevalenza del centrodestra: 9 su 12 nel Padovano, 4 su 6 nel Trevigiano ed en-plein nel Veneziano, con Cavallino-Treporti e Torre di Mosto che si aggiungono al capoluogo.
Alberto Minazzi



