A Venezia, sull’Isola di San Giorgio Maggiore, il XIX Simposio Cotec diventa un richiamo politico forte all’Europa, una firma storica tra Italia, Spagna e Portogallo e un messaggio sul futuro della democrazia nell’era delle big tech
Sullo sfondo, una città simbolo di confini e visioni che si aprono al mondo.
All’interno della sede della Fondazione Giorgio Cini, sull’Isola di San Giorgio Maggiore, a Venezia, dove per partecipare al XIX Simposio Cotec Europa dedicato al tema “Rethinking Work in the Age of AI: Transformation, Opportunity and Governance” sono giunti il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il re di Spagna Felipe VI e il presidente portoghese António José Seguro, le visioni assumono invece concretezza.
Si discute di Intelligenza Artificiale, della grande sfida dell’innovazione, di che forma prenderà il mondo nei prossimi anni. E del fatto, rilevato proprio da Mattarella, che “la concentrazione del controllo delle nuove tecnologie nelle mani di pochissimi soggetti privati – che stanno invadendo domini sino a ieri riservati a responsabilità degli Stati e delle organizzazioni deputate a tali scopi dai trattati internazionali, a partire dallo spazio – ne ha fatto realtà talmente potenti da pretendere di disattendere se non di travolgere ogni regola”.
Il controllo delle tecnologie, avverte ancora il capo dello stato, non è più una questione economica ma anche di sovranità.
Ed è qui che arriva la prima scossa.
“I nostri Paesi devono rafforzare l’ecosistema dell’innovazione – afferma Mattarella, prima di alzare ulteriormente il tono politico del suo intervento -.L’Ue deve compiere un salto. Passare dalla enunciazione di principi alle decisioni concrete. Le strategie sono state ampiamente discusse. Vanno messe in atto, adesso, le politiche opportune, con il passaggio dalla necessaria produzione di regole alla operatività. E’ indispensabile che i governi membri dell’unione abbandonino timidezze e riserve e che non siano di freno per l’azione comune. La sfida che abbiamo dinanzi è plurale e complessa”.
Parole che suonano come una chiamata urgente.

La firma dei tre Paesi: nasce un asse europeo sull’AI
Il momento simbolico arriva con la firma del memorandum sull’intelligenza artificiale tra Italia, Spagna e Portogallo, con la partecipazione di Felipe VI e del Presidente portoghese António José Seguro insieme a Mattarella.
Un gesto politico e culturale che sembra sottolineare quanto detto e una direzione precisa: l’Europa vuole giocare da protagonista.
“La sfida dell’innovazione è una delle grandi prove del nostro tempo e nessun Paese può immaginare di affrontarla in solitaria”, ribadisce infatti Mattarella.
L’AI che cambia tutto: lavoro, scuola, società
Nel Simposio dedicato a “Rethinking Work in the Age of AI”, il Capo dello Stato descrive un mondo che cambia a velocità senza precedenti.
Con un impatto che nessun’altra innovazione del passato ha avuto.
“L’Intelligenza Artificiale sta cambiando profondamente il modo in cui apprendiamo, lavoriamo, produciamo, organizziamo la società – dice il presidente – Offre nuove opportunità per istituzioni, imprese e singoli. Può accrescere la produttività, migliorare i servizi ai cittadini, rendere più efficienti i diversi passaggi, liberando quindi tempo e risorse”.
Ma il rovescio della medaglia è netto: creerà disuguaglianze crescenti tra i Paesi, concentrazione di competenze, rischi di esclusione.
Non è una demonizzazione del cambiamento la sua. Tutt’altro. E’ un invito a saperlo “sapientemente governare, con il fine ultimo di tutelare la dignità delle persone, moltiplicare la consapevolezza – dunque la libertà – dei cittadini”.
E richiama anche il Pontefice Leone XIV e la sua enciclica Magnifica humanitas, in un passaggio che lega etica, lavoro e tecnologia.

Venezia protagonista: “Una città che insegna equilibrio”
Il XIX Simposio Cotec non è solo un incontro accademico: è un laboratorio politico europeo.
Con la presenza anche della presidente della BCE Christine Lagarde, diventa il punto in cui economia, tecnologia e governance si intrecciano.
E Venezia non è solo cornice ma anche messaggio politico. Lo sottolinea nel suo intervento introduttivo il neo sindaco Simone Venturini legando storia e futuro.
“Venezia ha saputo affrontare e superare i suoi limiti fisici fin dalla nascita, la sua urbanizzazione nasceva sulla laguna. Continuamente ha dovuto superare questi limiti fisici basandosi proprio sulla tecnologia, sulla ricerca, ma anche sulla curiosità: il desiderio di andare a scoprire cosa c’era oltre l’orizzonte”.

Il parallelo con oggi è immediato: la stessa spinta che portò la Serenissima oltre il mare è quella che oggi spinge verso l’intelligenza artificiale.
Il desiderio di scoperta di Venezia ha accomunato e accomuna la città “alle grandi potenze di Spagna e Portogallo, Paesi che avevano un confine che era il mare – ricorda Venturini -. Eppure proprio quel confine è diventato la forza di due grandi potenze, che hanno voluto andare oltre e conquistare nuovi mondi, conquistare nuovi mercati, conquistare nuove civiltà. Questa è la natura umana, l’idea di migliorare continuamente e scoprire. A ben guardare è proprio la dimensione che stiamo vivendo oggi, in questa rivoluzione tecnologica che è l’AI“. Che è una grande rivoluzione. Ma resta pur sempre, conclude il sindaco di Venezia, “una rivoluzione da maneggiare con cura‘.
Consuelo Terrin



