Allo IUAV, due mostre celebrano il maestro del Novecento nel centenario dell’ateneo: tra lezioni, archivi e progetti urbani
Come racconta il rettore dell’Università di Architettura IUAV Benno Albrecht, Vittorio Gregotti usualmente diceva che nell’architettura e nella cultura contemporanea, c’è solo novità ma non c’è nuovo. E lui cercava il nuovo. E spiega che collaborare con lui ha aiutato a comprendere il forte valore del progettare, che le possibilità del progetto sono ampie e vaste, che non bisogna limitarsi, ma avere coraggio, sfidare la realtà e immaginare mondi possibili, il tutto naturalmente con realismo e tecnica sviluppata. Partendo da questa considerazione, in occasione dei cento anni della sua fondazione, l’Università IUAV ha inaugurato due mostre a lui dedicate nella sede dei Tolentini: “Vittorio Gregotti e Venezia” e “La didattica come progetto di architettura. Le lezioni veneziane di Vittorio Gregotti”, la prima aperta fino al 31 luglio 2026, la seconda fino al 29 maggio.

Architetto, saggista, critico e accademico
Classe 1927, scomparso nel 2020, Vittorio Gregotti è stato uno dei più importanti architetti urbanisti e teorici italiani del Novecento. Per lui progettare significava fare un’analisi critica della società e intervenire per risolvere i problemi urbani, mettendo l’impegno civile alla base del suo lavoro. Ha sempre privilegiato l’idea che l’architettura debba modificare e disegnare il suolo, creando sequenze di spazi piuttosto che semplici oggetti isolati. Una delle sue regole base era l’attenzione maniacale al contesto. Nel corso della sua attività ha unito la progettazione architettonica e il design a una intensa attività di saggista, critico e accademico. Tra le sue opere più conosciute vi sono il Quartiere Zen a Palermo del 1969, il campus dell’Università della Calabria (1973), il teatro degli Arcimboldi a Milano e il cento culturale di Belém a Lisbona.

Quello con Venezia è stato un legame intenso. Ha vissuto la città come docente insegnando per molti anni Composizione Architettonica all’Università IUAV e dal 1974 al 1976 ha diretto la sezione Arti Visive e Architettura della Biennale. Anche la sua vita privata lo riporta in questa città perché la moglie Marina era veneziana. Ed è a Venezia che ha progettato il complesso di edilizia residenziale nell’area ex Saffa a Cannaregio, un intervento che reinterpreta in chiave moderna le calli e i campi.
“Vittorio Gregotti e Venezia”
L’esposizione “Vittorio Gregotti e Venezia”, aperta negli spazi negli spazi del rettorato ai Tolentini fino al 31 luglio, si concentra su una decina di pubblicazioni dedicate proprio a Venezia, dove ha a lungo vissuto, un decalogo tratto dall’editoriale della rivista Casabella della quale è stato direttore, e riproposto in “Lezioni veneziane” rivolto alle future generazioni di architetti. Assieme a queste vi sono una selezione di altrettanti progetti per la città lagunare, attraverso i quali emerge il lungo rapporto di Gregotti con Venezia tra riflessione teorica, attività progettuale e insegnamento.

Tra i materiali esposti si può vedere anche il progetto per il sistema di accesso al centro storico, sviluppato nell’ambito dell’incarico per il piano particolareggiato del Tronchetto. Una proposta innovativa e avveniristica capace di mettere in relazione centro storico, laguna e Mestre. Uno dei più significativi elementi era il raddoppio della stazione ferroviaria, con una parte orientata verso la laguna. In pratica attraverso un sistema di tapis roulant sarebbe stato possibile attraversare pedonalmente il ponte e raggiungere rapidamente i mezzi acquei collocati sui due lati, favorendo gli spostamenti esterni alla laguna e contribuendo a decongestionare Piazzale Roma e il Canal Grande.
“La didattica come progetto di architettura. Le lezioni veneziane di Vittorio Gregotti”
La seconda mostra dedicata al maestro del Novecento è allestita nella Sala Scarpa della Biblioteca ai Tolentini e aperta fino al 29 maggio. E’ qui che ha sede il Fondo Vittorio Gregotti, donato dall’architetto all’Università veneziana per sua volontà e della moglie Marina. Per la prima volta è aperta alla consultazione e alla ricostruzione critica, la biblioteca di lavoro e l’archivio di manoscritti che il maestro utilizzava per la stesura dei suoi libri, organizzare seminari e riallineare gli argomenti delle lezioni dei suoi corsi.

Tolentini, Biblioteca, Sala Scarpa, sede del Fondo Vittorio Gregotti @Iuav Venezia
Particolarmente significativo è che i suoi libri sono fitti di appunti e commenti attraverso i quali si percepiscono la sua vitalità intellettuale e si colgono le tracce del suo pensiero, elementi che emergono anche dalla sua scrittura quasi geroglifica. Non mancano una serie di conferenze da lui tenute e in dialogo con gli studenti, uno scambio costante all’interno di IUAV che si è trasformato in libri e in contributi per riviste. In mostra anche una poltrona e un tavolo progettato da Gregotti che restituiscono una dimensione più personale del suo lavoro tra pratica didattica, ricerca e design.
Silvia Bolognini



