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L’Italia si prepara a scegliere 900 nuovi sindaci

L’Italia si prepara a scegliere 900 nuovi sindaci

Tanti sono i Comuni chiamati alle urne per la tornata di elezioni amministrative 2026. Tutti i numeri e un utile vademecum per gli elettori

Il comune più grande, oltre che l’unico capoluogo di regione, è Venezia, che conta quasi 252 mila abitanti. Il più piccolo Pedesina, in provincia di Sondrio, dove i residenti sono appena 35.
Al di là delle dimensioni del territorio di riferimento, per questi cittadini (così come per quelli degli altri 898 Comuni in cui è scaduto il mandato dei primi cittadini) l’appuntamento è però lo stesso.
Domenica 24 (dalle 7 alle 23) e lunedì 25 maggio (dalle 7 alle 15) saranno chiamati infatti a scegliere il sindaco che guiderà l’Amministrazione locale per i prossimi 5 anni e i componenti del nuovo Consiglio comunale.

I numeri delle elezioni amministrative 2026

Su un totale di quasi 7,5 milioni di residenti secondo i dati del Ministero dell’Interno, i votanti sono poco meno di 5,3 milioni. E, sommando il numero dei comuni di tutte le regioni, si arriva esattamente a 900. Più di un decimo, 93, sono in Lombardia, dove quelli con più di 15 mila abitanti sono 14 (in tutta Italia il totale sale a 122), compresi i capoluoghi di provincia Lecco e Mantova. All’ultimo posto, con 6 comuni, tutti sotto quota 15 mila, è invece l’Umbria.
In Valle d’Aosta, la tornata di elezioni amministrative riguarda addirittura il solo comune di Pontboset. Qui, però, le urne si apriranno però il 24 maggio. A differenza di Friuli Venezia Giulia (11 comuni, nessuno sopra i 15 mila abitanti) e Sicilia (71, con 17 sopra i 15 mila residenti, tra cui i capoluoghi Agrigento, Enna e Messina), che hanno scelto le stesse date delle regioni ordinarie, la Valle d’Aosta ha infatti puntato su una data diversa, così come il Trentino (a Cimone e Luserna si voterà il 17 maggio) e la Sardegna (7 e 8 giugno, con ben 149 comuni al voto ma solo 3 oltre i 15 mila residenti, tra cui i capoluoghi Sanluri e Tempio Pausania).
I comuni di regioni a statuto ordinario al voto sono 666 e, dopo la Lombardia, i numeri più alti sono quelli della Campania (90, di cui 27 sopra la soglia, compresi i capoluoghi Avellino e Salerno), del Piemonte (80, solo 5 oltre i 15 mila abitanti e nessun capoluogo), Calabria (79, anche qui 5 oltre soglia, tra cui Reggio Calabria e Crotone), Abruzzo (60, over 15 mila c’è anche Chieti), Puglia (54, tra i 17 oltre 15 mila residenti anche le sedi di capoluogo Andria e Trani) e Veneto (51 e, tra i 7 sopra i 15 mila abitanti, insieme a Venezia ci sono Albignasego, Monselice, Castelfranco Veneto, San Bonifacio, Arzignano e Lonigo).
A completare il quadro dei capoluoghi di provincia al voto, Arezzo, Pistoia e Prato (tra i 20 della Toscana) più Fermo e Macerata (nelle Marche, dove si vota in 27 comuni). Oltre ai sindaci, bisogna ricordare infine saranno eletti in tutta Italia circa 10 mila consiglieri comunali.

Come funziona il voto: i comuni sotto i 15 mila abitanti

Innanzitutto è doverosa una premessa: il mandato dei sindaci dura 5 anni, ma diversi dei primi cittadini uscenti sono stati eletti nel 2020. Il rinnovo degli organi comunali fu rinviato allora nel secondo semestre a causa dell’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19. E, da questa situazione, è derivato anche l’attuale slittamento della data del voto. Va poi ricordato che la divisione dei comuni tra quelli al di sopra e al di sotto della soglia dei 15 mila abitanti ha conseguenze pratiche.
In primo luogo, per i comuni più piccoli si vota con il sistema maggioritario secco: in altri termini, vincono la lista, e il sindaco collegato, che ottengono più voti al primo turno, senza soglie o eventuali ballottaggi, con l’attribuzione dei due terzi dei seggi in Consiglio. Per gli elettori, c’è inoltre un ulteriore aspetto da tenere in considerazione: nei comuni sotto i 5 mila abitanti si può esprimere solo una preferenza per un consigliere; tra 5 e 15 mila, le preferenze possibili sono 2, ma nel rispetto della regola generale dell’alternanza di genere.
Questa, valida anche per i comuni più grandi, prevede che la seconda preferenza è annullata qualora sia espressa verso un candidato consigliere dello stesso genere del primo. Va però aggiunto che sotto i 15 mila abitanti non è ammesso il cosiddetto “voto disgiunto”: il candidato consigliere scelto deve appartenere alla stessa lista del candidato sindaco. Il voto espresso validamente per un candidato consigliere, del resto, si estende automaticamente anche alla lista e al sindaco collegato.

La disciplina elettorale nei comuni sopra i 15 mila abitanti

Oltre a quanto già visto, la disciplina elettorale cambia nei comuni più grandi. Partendo dal tema delle preferenze dei candidati e completando le regole relative, qui il voto disgiunto tra lista e sindaco è ammesso. Al tempo stesso, però, l’elettore deve rispettare, oltre alle regole sull’alternanza di genere, anche la previsione che entrambi i candidati consiglieri eventualmente prescelti appartengano alla stessa lista. Il voto per il sindaco può invece essere espresso validamente sia barrandone il nome, sia ponendo un segno su una lista collegata.
La differenza più importante legata alle dimensioni del comune è però quella del sistema elettorale. Sopra i 15 mila abitanti si applica cioè quello a maggioranza assoluta: per essere eletti al primo turno, cioè, il candidato sindaco deve ottenere il 50% più uno dei voti validi. Il meccanismo, va inoltre precisato, vale anche per i comuni capoluogo di provincia che abbiano un numero di residenti inferiore alla soglia.
Se nessuno dei candidati sindaco raggiunge il quorum, è previsto un secondo turno, fissato per la seconda domenica successiva al voto (in questo caso, domenica 7 e lunedì 8 giugno). Ad accedere al “ballottaggio” sono i due candidati sindaco che hanno conseguito più voti, per i quali restano fermi i collegamenti con le liste del primo turno, anche se hanno la possibilità di dichiarare ulteriori collegamenti con altre liste rimaste escluse alla prima tornata (il cosiddetto “apparentamento formale”).
Non sono comunque ammesse all’attribuzione dei seggi le liste che non abbiano superato al primo turno il 3% dei voti validi o non appartengano a un gruppo di liste che abbia superato tale soglia. Alla lista collegata al sindaco eletto che abbia ottenuto almeno il 40% dei voti validi è assegnato un premio di maggioranza pari al 60% dei seggi.

Alberto Minazzi

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