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Venezia, rinasce Palazzo Gradenigo: un nuovo hub firmato Güneştekin

Venezia, rinasce Palazzo Gradenigo: un nuovo hub firmato Güneştekin
La figura femminile accoglie il visitatore all’ingresso@Claudia Meschini

Dopo vent’anni, Palazzo Gradenigo riapre in occasione della Biennale: l’artista curdo-turco lo trasforma in un centro internazionale per le arti contemporanee

Due anni fa, all’improvviso, per alcuni giorni i passanti hanno visto sventolare, dall’elegante quadrifora del primo piano, la bandiera turca. Un segnale chiaro ed inequivocabile: Palazzo Gradenigo in campo Santa Giustina, in disuso da circa 20 anni, aveva un nuovo proprietario.
Ad acquistare l’immobile, l’artista curdo-turco Ahmet Güneştekin, che ha recuperato uno dei palazzi dismessi della città, come già fatto in precedenza da Nicolas Berggruen, Anish Kapoor, Nicoletta Fiorucci Fondation e Fondazione Bukhman, con l’idea di aprirlo all’arte e alla città.
Obiettivo della onlus Güneştekin Art Refinery è quello di dar vita a Venezia a un nuovo polo per le arti contemporanee (l’ennesimo), con eventi espositivi ma non solo. Ci sarà anche spazio per gli scambi internazionali nel campo della formazione interdisciplinare e per gli atelier e le residenze d’artista.

Palazzo Gradenigo
Palazzo Gradenigo @Claudia Meschini

La terza vita di Palazzo Gradenigo

L’edificio terra-cielo di 5 piani risalente alla seconda metà del 1500, aveva ospitato durante gli anni ’90 gli uffici del dipartimento di informatica del Comune di Venezia, prima di rientrare tra le operazioni di cartolarizzazione dell’’Amministrazione veneziana, una scelta finanziaria con cui il Comune intendeva valorizzare e alienare il patrimonio immobiliare non strategico. Acquisito dalla Cassa Depositi e Prestiti, il Palazzo un tempo di proprietà della nobile famiglia Gradenigo, era rimasto “sulla piazza” per circa tre anni prima di essere venduto (si parla di circa 10 milioni di euro) ad Ahmet Güneştekin che ne ha fatto la terza sede, dopo quella di Istanbul e di Urla, in Turchia, della sua Fondazione d’Arte, la Güneştekin Art Refinery, onlus attiva nel sostegno e nella diffusione della giovane arte turca (e non solo) nel mondo.

A dirigere l’importante restauro, lo studio Torsello di Venezia attualmente impegnato anche nella riqualificazione di Palazzo Contarini Seriman, sempre a Venezia, storica sede religiosa e scuola d’Infanzia, di proprietà, fino al 2024, dell’Istituto Ancelle di Gesù Bambino, di recente acquistata dalla Fondazione istituita da Anastasia e Igor Bukhman, imprenditori e filantropi russi.

Un restauro nel segno della continuità

Caratterizzato da un impianto tipicamente veneziano, il Palazzo presenta a ogni piano un grande salone passante da quale si diramano ampie sale laterali. Pur avendo subito nel corso dei secoli vari ampliamenti e modifiche architettoniche, l’edificio ha mantenuto intatti nei propri saloni alcuni splendidi affreschi settecenteschi attribuiti alla scuola del Tiepolo. Una delle sue particolarità è la doppia facciata principale: una su Campo Santa Giustina, accessibile tramite un ponte privato, e l’altra sul Rio della Pietà.
“L’opera di restauro di Palazzo Gradenigo sarà completata entro la fine dell’anno, con il ripristino di tutti e cinque i piani dell’edificio che, oltre a laboratori e mostre accoglieranno anche atelier e residenze d’artista – spiega l’architetto Alberto Torsello, direttore dei lavori – In realtà si tratta di un restauro “semplice” in quanto la presenza, fino agli anni’90, degli uffici comunali di informatica, ha consentito di mantenere l’edificio in buone condizioni. La suddivisone degli spazi rimarrà per lo più inalterata. Saranno le attività della Fondazione d’Arte Güneştekin Art Refiner ad adeguarsi all’edificio e non viceversa”.
Al momento il restauro ha interessato due piani del palazzo, ma entro pochi mesi verranno ripristinati anche gli altre tre piani rispettandone il valore storico.

Palazzo Gradenigo prima del restauro@Pagan Immobiliare

Tra bronzo e colore: l’esordio veneziano della Fondazione

La nuova sede della Fondazione d’Arte Güneştekin Art Refiner, che integra spazi espositivi moderni in dialogo con l’architettura rinascimentale del palazzo, sarà inaugurata ufficialmente mercoledì 6 maggio in concomitanza con il primo giorno di preview della 61. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia.
I due piani del Palazzo già restaurati apriranno al pubblico con la mostra Sessizlik/Silenzio, un’articolata e multidisciplinare esposizione che include nove grandi statue in bronzo e undici dipinti su tela e legno realizzati dall’artista e proprietario Ahmet Güneştekin. Peculiare l’aspetto a volte grottesco, ironico, che caratterizza alcune statue dai piedi enormi, come peculiare è la tecnica pittorica, capace di creare una particolare vibrazione del colore, sia nelle parti astratte e geometriche, che in quelle dove emergono iconografie e simbologie discendenti da antiche civiltà del Mediterraneo e della Mesopotamia.

Tra bronzo e colore: l’esordio veneziano della Fondazione

“Si tratta di opere site-specifc – spiega il curatore Sergio Risaliti – una sorta di messa in scena dislocata tra il piano terra, il primo piano e l’esterno dell’edificio. Le sculture, di diverso formato e grandi dimensioni, che arrivano a superare i tre metri di altezza, sono una produzione inedita realizzata nei laboratori e negli atelier dell’artista a Istanbul. Raffigurano un’eterogenea comunità di persone colte in pose diverse e contrassegnate da elementi distintivi. Molte delle opere in bronzo rappresentano operai con i loro abiti da cantiere e strumenti di lavoro in mano, le cui fisionomie sono ispirate agli stessi lavoratori impegnati nel recupero dell’edificio. Una figura femminile accoglie il visitatore all’ingresso, scolpita in una posa che ricorda le antiche decorazioni di facciata che abbellivano chiese e palazzi nobiliari”.

Il silenzio come soglia dell’arte

Al piano terra è installata una seconda figura di oltre due metri di altezza. E’ l’autoritratto dell’artista. Non ha scalpello in mano, o pennelli. Accoglie il visitatore chiedendo con un eloquente gesto della mano di fare silenzio (da qui il titolo della mostra). Si porta il dito indice della mano sinistra verso il volto, nel tipico gesto attribuito al dio Arpocrate.

Palazzo Gradenigo
Ahmet Güneştekin con il suo autoritratto @Claudia Meschini

Quel gesto marca una sostanziale differenza tra il fuori, in cui regnano confusione e distrazione e il dentro del Palazzo, dove si richiede attenzione, concentrazione e contemplazione. L’artista con la sua arte chiede di fare silenzio per accedere in punta di piedi a un luogo lontano dal frastuono, dal baccano informatico del mondo esterno. “C’è troppo rumore intorno e dentro di noi, ci sono troppi messaggi visivi e troppe informazioni digitali che distruggono la capacità contemplativa e di attenzione alle parole e ai sentimenti degli altri – spiega Ahmet Güneştekin – Occorre silenzio per dare spazio all’ascolto di chi soffre, di chi si ribella, di chi è messo a tacere. L’arte non è mera estetica, ma un tentativo di curare le ferite e lasciare un appunto al futuro. Dalla mia identità curda, dalle perdite vissute dalla mia famiglia e dal mio popolo, dal silenzio di chi ha perso casa e lingua, ho imparato che l’arte parla soprattutto là dove le parole non arrivano”, spiega l’artista che sa bene cosa significhi perdere persino i vocaboli della lingua madre, la dignità e la libertà di espressione e di immaginazione.

Nella mostra veneziana sono presenti tutti i temi di Güneştekin: la memoria e la riminiscenza come forma di resilienza, di risveglio e di rinascita, in un intreccio che comprende i grandi miti delle civiltà del Mediterraneo, dell’Anatolia e dell’antica Mesopotamia, le storie marginali e cadute nell’oblio, i simboli e le tecniche antiche, con il desiderio di riparare fratture ed elaborare ferite provocate dalla Storia e dal Potere.

Claudia Meschini

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