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Coltelli tra i banchi: il fenomeno che sta cambiando le scuole italiane

Coltelli tra i banchi: il fenomeno che sta cambiando le scuole italiane

Secondo i dati Espad Italia e il report di Save the Children, casi più che raddoppiati dal 2019. Fino al 3,5% degli studenti dichiara di aver portato o usato un’arma negli ultimi 12 mesi

La violenza tra i banchi di scuola non è più un’eccezione isolata.
Lo dice la cronaca e ora lo confermano i dati di Espad (European School Survey Project on Alcohol and other Drugs) Italia: cresce nel nostro Paese il numero di adolescenti che dichiarano di portare o aver utilizzato un’arma negli ultimi 12 mesi.
Secondo l’ultimo report l’hanno ammesso ben 90 mila intervistati, il 3,5% degli studenti tra i 15 e i 19 anni, mentre il rapporto “(Dis)armati. Un’indagine sulla violenza giovanile” di Save the Children registra un raddoppio dei casi di minori segnalati per porto abusivo d’armi: dal 2019 al 2024 sono passati da 778 a 1946.
Numeri che raccontano una trasformazione silenziosa ma costante, dentro e fuori la scuola.

coltelli

Quando il coltello diventa “normale”

“Non è un unico fattore a spiegare i comportamenti violenti tra gli adolescenti, ma un insieme di condizioni che si rafforzano a vicenda – precisa Sabrina Molinaro dirigente di ricerca al Cnr e coordinatrice del progetto Espad Italia-. Il fenomeno è crescita e il numero sicuramente allarma, tuttavia va ricordato che gli studenti italiani sono 2,5 milioni e soprattutto non bisogna leggere i dati come etichette individuali da attribuire ai ragazzi. E un insieme di fattori  che scatena la violenza e l’ uso in particolare di coltelli: dalla fragilità scolastica e relazionale all’isolamento familiare fino all’uso non corretto di internet. Non si tratta di generazioni più cattive delle altre, ma di adolescenti che hanno perso la capacità di gestire le frustrazioni e il confine tra reale e irreale”.

Sabrina Molinaro

Oltre la musica: quando la trap diventa linguaggio e racconto sociale

Molti adolescenti crescono dentro un immaginario in cui la violenza non passa solo dai fatti di cronaca o dalla vita quotidiana, ma anche dai contenuti culturali che consumano ogni giorno. In questo scenario, la trap e una parte del rap contemporaneo diventano uno dei linguaggi più immediati e riconoscibili, soprattutto perché parlano lo stesso codice dei più giovani.
Dentro testi e videoclip compaiono spesso riferimenti a strada, scontri, armi e affermazione personale, elementi che non restano solo sullo sfondo ma contribuiscono a costruire un’estetica della durezza come forma di identità.

Uno specchio che riflette il disagio e ne moltiplica le sfumature

Non si tratta di un rapporto diretto tra musica e comportamento, ma di un clima culturale che si somma ad altri fattori.
Per alcuni ragazzi in situazioni di fragilità familiare ( in affidamento o in contesti non tradizionali, oppure con un solo genitore), di disagio o isolamento (e rapporto problematico con il mondo digitale come l’utilizzo a rischio di internet, gaming e coinvolgimento attivo in episodi di cyberbullismo) , questi racconti possono rafforzare l’idea che la forza e l’aggressività siano strumenti legittimi per affermarsi o farsi riconoscere.


Allo stesso tempo, però, la trap e il rap raccontano anche vulnerabilità, difficoltà sociali e desiderio di riscatto, creando identificazione e mostrando un universo molto più complesso di quanto spesso venga semplificato.

La “strana” polarizzazione

“Se vogliamo fare un identikit dei giovani con coltello alla mano – spiega Sabrina Molinaro- c’è una polarizzazione: sono i ragazzi delle famiglie meno abbienti e di quelle più ricche, mentre i giovani delle famiglie di mezzo hanno una più bassa prevalenza nell’uso di armi. Non sono “mostri” né casi isolati ma spesso adolescenti che accumulano fallimenti scolastici, vivono fragili legami familiari, fanno uso di sostanze psicoattive e sperimentano relazioni povere o conflittuali sia nel quotidiano lontani dalla rete, sia online”.
Tra i bersagli di violenza ci sono le figure adulte che rappresentano la normativa, cioè chi  dice loro ciò che possono o non devono fare come i genitori o gli insegnanti e i coetanei con i quali competono per dimostrare di essere migliori.

Il ruolo delle relazioni e come cercare di contenere il fenomeno

“E’ proprio tra chi si dichiara per nulla soddisfatto del rapporto con gli amici che si osservano i livelli più alti di violenza e uso di armi. Colpisce quanto peso abbia la qualità delle relazioni e questo suggerisce – continua Molinaro – che per arginare il fenomeno è necessario investire in ascolto, sostegno e inclusione magari sviluppando presidi di comunità, spazi per stare insieme e imparare a relazionarsi anche con gli adulti che li indirizzino verso la tolleranza e capacità di gestire le loro frustrazioni”.

Silvia Bolognini

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