Uno studio quantifica l’impatto degli hasslers, le persone stressanti, sulla velocità di invecchiamento biologico
“Mi hai tolto dieci anni di vita”: quante volte l’abbiamo detto dopo un incontro stressante?
Non si tratta di una frase di circostanza: la scienza conferma che non stavamo esagerando.
Uno studio finanziato dallo statunitense National Institute on Aging e appena pubblicato su Pnas ha dimostrato infatti che le persone stressanti, i cosiddetti “hasslers”, possono davvero farci invecchiare prima.
E che circa il 30% di noi ha a che fare con almeno uno di loro.
Persone che frequentiamo quotidianamente, dai familiari ai colleghi, con le quali abbiamo tuttavia una relazione “difficile”, visto che ci creano stress, problemi o tensioni.
Cortisolo e adrenalina sempre in allerta con gli hasslers
Analizzando campioni di saliva di circa 2.000 partecipanti, i ricercatori hanno scoperto che ogni persona stressante in più nella vita di qualcuno accelera l’invecchiamento biologico di circa 1,5%: circa 9 mesi in più di età biologica.
E non è un effetto passeggero: nel tempo si accumula, creando un circolo vizioso.
Più interazioni negative ci sono, più cresce lo stress cronico, che a sua volta logora il corpo, aumenta il rischio di malattie e mantiene il sistema di cortisolo e adrenalina sempre in allerta.
In pratica, le relazioni tossiche “consumano” il nostro corpo come farebbe il fumo, anche se in misura minore.
Solo che, a differenza delle sigarette, gli hasslers sono ovunque: amici, colleghi, parenti… e restano con noi per anni.
Parenti e colleghi, gli “hasslers” più pericolosi
Gli hasslers non se ne rendono conto, non lo fanno volutamente, ma sul piano biologico determinano nelle persone accanto l’ effetto di uno stress cronico, con un collegamento anche a livello di depressione e ansia, di stati infiammatori, di massa e di grasso corporeo e, in generale, della qualità dello stato di salute complessivo.
Questi effetti si manifestano più intensamente non solo nelle persone già vulnerabili a causa di stress, ma anche in chi ha subito traumi infantili o ha problemi di salute. Non a caso, queste due categorie, insieme alle donne (più inclini a ascoltare e capire i problemi degli altri) e ai fumatori, tendono ad avere più “hasslers”.
Il peso invisibile degli hasslers
Le conseguenze maggiori si registrano anche quando l’hassler è un familiare, a partire da genitori, figli o altri parenti, oppure un collega o un coinquilino. Al riguardo, invece, sono risultate meno dannose le relazioni difficili con il coniuge o il partner, con una possibile spiegazione legata al fatto che la persona con cui abbiamo questo tipo di legame ci fornisce nel contempo anche un supporto positivo. Lo studio, in ogni caso, suggerisce anche che, in questa prospettiva, una relazione “intrappolante” ma negativa è peggio di una relazione negativa da cui puoi allontanarti.
Ogni persona stressante in più nella vita, quindi, non è solo un fastidio emotivo: è un piccolo colpo al nostro corpo, che si accumula giorno dopo giorno.
Se pensavate che “fare buon viso a cattivo gioco” fosse innocuo, questo studio dimostra il contrario: l’epigenetica ci mostra in chiaro che il nostro Dna registra lo stress delle relazioni negative, ricordandoci che a volte difendersi è anche un atto di salute.
Alberto Minazzi



