Illustrate dalla Regione le linee strategiche, dalle fasce deboli alla medicina territoriale, che orienteranno la prevista in bilancio
“Lavori valorizzati, pazienti al centro dell’intero sistema, medicina territoriale rafforzata, utenti più soddisfatti. Idee ambiziose, ma molto chiare e concrete”. Sono questi, sintetizzati dal presidente Alberto Stefani, i pilastri su cui poggerà la strategia sanitaria della Regione Veneto nel 2026. Una partita che gioca il ruolo prioritario all’interno del complessivo bilancio regionale. E, non a caso, può contare su oltre 11,9 miliardi di euro di risorse, a cui ne vanno aggiunti 2,5 per anticipazioni di cassa che portano la dotazione annuale a 14,45 miliardi.
Il territorio tra le priorità della sanità veneta 2026
“L’obiettivo – rileva Stefani – è sostenere l’attuazione delle linee programmatiche di legislatura, con la massima attenzione alle fasce deboli della popolazione”.

Un grande lavoro, prosegue l’analisi della Giunta, è stato compiuto anche per avvicinare la sanità alla persona sul territorio. “Investire sulla sanità territoriale – rimarca l’assessore regionale alla Sanità, Gino Gerosa – significa rafforzare il diritto alla cura e ricostruire un rapporto di fiducia tra cittadini e sistema sanitario”.
In questa prospettiva, particolarmente significativa è la previsione di uno stanziamento di 4,5 milioni in 3 anni, che saranno destinati a equiparare le borse di specializzazione dei medici di medicina generale a quelle delle altre specializzazioni. “Sosteniamo in modo concreto – aggiunge Gerosa – la professione del medico di medicina generale, presidio essenziale di prossimità, oggi messa a dura prova dalla carenza di professionisti e dal crescente carico assistenziale”.

Lea e non-Lea nel bilancio sanitario veneto
Stefani sottolinea quindi il “grande significato” che ritiene vada attribuito alla scelta di destinare, accanto agli 11,76 miliardi di spesa sanitaria corrente ordinaria per garantire i livelli essenziali di assistenza (Lea) inclusa la mobilità passiva, ulteriori 17,5 milioni al finanziamento di varie prestazioni extra-Lea. In questo caso, lo stanziamento avviene utilizzando fondi regionali, a differenza dei Lea, che dipendono dal Fondo sanitario regionale indistinto (la quota del Veneto è stimata in 11,14 miliardi) e dalle assegnazioni statali vincolate (per 441,4 milioni). Tra gli extra-Lea rientrano azioni per le persone con problemi psichiatrici (7,3 milioni), esenzioni ticket, farmaci per malattie rare e procreazioni medicalmente assistite (9,7 milioni), tutela delle persone vittime di violenza che accedono alle strutture sanitarie (200 mila euro), contributi specifici per acquistare medicinali per gli affetti da Sindrome di Sjogren (100 mila euro), fino alle terapie complementari come pet therapy, terapia del sorriso e campi scuola per ragazzi diabetici.

Gli altri numeri significativi e l’edilizia sanitaria
Tra le altre voci, Gerosa e l’assessore al Bilancio, Filippo Giacinti, ricordano i 12 milioni di euro che saranno impiegati per coprire i maggiori oneri derivanti dal rinnovo del contratto collettivo di infermieri e collaboratori di studio, che potranno essere destinati in parte dalla Giunta allo sviluppo delle cure primarie, proprio al fine di potenziare il ruolo della medicina generale nello sviluppo dell’assistenza territoriale. Dal bilancio 2026, infine, arriva anche una forte spinta sull’edilizia sanitaria e sull’ammodernamento tecnologico, che assorbirà 163,9 milioni di euro di spesa. In questo contesto, la Regione indica come intervento-simbolo la realizzazione del nuovo Hospice pediatrico di Padova, centro di riferimento regionale per le cure palliative, per il quale è stato previsto uno stanziamento da quasi 9 milioni di euro.
Alberto Minazzi



