Trovata l’intesa nella notte all’interno della maggioranza: ecco le nuove regole con cui andremo a votare alle Politiche del 2027
La XIX Legislatura della Repubblica italiana è stata eletta con il cosidetto “Rosatellum” il 25 settembre 2022.
La XX verrà stabilita dal voto del 2027 con il nuovo “Stabilicum”.
Come hanno rivelato le agenzie di stampa, la maggioranza ha infatti trovato nella notte il punto di incontro per giungere all’accordo e fissare le regole della nuova legge elettorale.
Il testo, dopo un ultimo passaggio nelle mani dei leader e le piccole necessarie limature tecniche, dovrebbe quindi essere depositato, forse già nelle prossime ore, alla Camera per partire quanto prima con l’esame e il via libera del Parlamento.
Nuova legge elettorale: obiettivo stabilità
L’obiettivo di assicurare la governabilità del Paese, che si sono posti i partiti che sostengono l’Esecutivo in carica nel riscrivere le regole elettorali, è stato ribadito nel corso dell’ultima riunione, tenutasi nella sede di Fratelli d’Italia, ed emerge chiaramente anche dal nome, non ufficiale, già attribuito alla legge. “Stabilicum” richiama infatti alla stabilità di governo che si intende garantire soprattutto attraverso l’adozione di un sistema elettorale proporzionale con premio di maggioranza, che superi gli attuali collegi uninominali previsti dalla legge elettorale in vigore. In altri termini, alla coalizione che supera il 40% di preferenze saranno garantiti 70 seggi alla Camera e 35 al Senato. L’impianto generale della nuova legge sarebbe infatti rimasto immutato rispetto a quanto già emerso.
Ballottaggio e nome del premier (ma ancora niente preferenze)
Tra le altre possibili novità in arrivo, la previsione dell’ipotesi di ricorrere al ballottaggio quando le coalizioni più votate raggiungano una quota di voti tra il 35% e il 40%, mentre il nome del candidato premier che si intende proporre al presidente della Repubblica figurerà, forse obbligatoriamente, solo nel programma e non anche nella scheda che sarà consegnata agli elettori. Sarà anche prevista per i partiti una soglia di sbarramento per entrare in Parlamento, anche se relativamente bassa (3%). Non è invece per il momento contemplato un ritorno alla possibilità da parte dei votanti di esprimere la preferenza per uno specifico candidato, potendo al contrario scegliere, come avviene oggi, solo la lista. Su questo tema, così come sul numero dei collegi, la parola definitiva spetterà comunque ai leader di partito.
In sostanza, il nuovo sistema sarà dunque completamente proporzionale: gli elettori voteranno solo per la lista, senza possibilità di indicare preferenze personali.
Alla coalizione vincente sarà garantito un premio di maggioranza, mentre se nessuna raggiungerà il 40% dei voti, potrà essere previsto un ballottaggio tra le due più votate.
Il “Rosatellum”: come abbiamo votato fino a oggi
La nuova legge elettorale andrà a sostituire il cosiddetto “Rosatellum” (dal nome di Ettore Rosato, allora capogruppo del Pd alla Camera, che ne fu il principale promotore), previsto dalla legge 165 del 2017 ed utilizzato per la prima volta per le elezioni del 4 marzo 2018.
Si tratta di un sistema elettorale misto, proporzionale e maggioritario, in cui deputati e senatori (il cui numero è stato ridotto rispettivamente da 630 a 400 e da 315 a 200 in seguito alla riforma costituzionale) vengono eletti per il 37% in collegi uninominali maggioritari e per il 61% plurinominali proporzionali (più un 2% proporzionale riservato agli italiani all’estero), senza possibilità di voto disgiunto e con soglie al 3% per le liste singole al 10% per le coalizioni.
2026: al voto per amministrative, referendum e suppletive
Non essendo prevedibile, allo stato dell’arte, un voto politico anticipato al 2026, per quest’anno, oltre che per le elezioni amministrative, gli italiani saranno intanto chiamati alle urne a livello nazionale solo per il referendum sulla giustizia e le elezioni suppletive per la Camera, rese necessarie dai nuovi incarichi assunti nell’ultima tornata elettorale a livello locale da alcuni parlamentari. Il tempo per indire le elezioni.
Alberto Minazzi



