Dopo anni di iter legislativo e pre-intese con Roma, la prima intesa per definire il trasferimento di nuove competenze. Stefani: “un giorno ancora più bello per essere veneti”
Mercoledì 18 febbraio, a Palazzo Chigi, si giocherà il primo vero round dell’autonomia veneta.
Il presidente della regione, Alberto Stefani, salirà in Consiglio dei ministri con il dossier già definito, pronto a trasformare anni di tavoli tecnici e pre-intese in decisioni concrete su sanità, protezione civile, professsioni e previdenza.
Dopo otto anni dal referendum, il Veneto si avvicina al suo primo traguardo formale.
Con lui, i presidenti delle altre e regioni di cui il Veneto, nel percorso verso l’autonomia, è capofila: Piemonte, Lombardia e Liguria.
Verso le intese a Palazzo Chigi
L’accelerazione nell’iter è stata confermata dal ministro per gli Affari regionali e le autonomie dopo la riunione al Dipartimento affari regionali con i 4 presidenti delle regioni interessate.
Roberto Calderoli ha infatti parlato di un “esito positivo” dell’incontro e di una “piena sintonia” con i governatori, a chiusura di una lunga fase di confronto tecnico per definire i dettagli operativi del trasferimento dei poteri.
Il nuovo step farà seguito alla firma delle pre-intese con il Governo avvenuta a novembre e si tradurrà nella presentazione a Palazzo Chigi degli schemi di intesa preliminare ormai definiti e già concordati con gli altri Ministeri. Stefani, che parteciperà alla seduta del Consiglio dei ministri insieme ai colleghi Attilio Fontana, Alberto Cirio e Marco Bucci, ha intanto parlato di “un passaggio storico”, anticipando che, “nei prossimi giorni”, pubblicherà “il testo ufficiale dell’intesa, così i Veneti potranno constatare, punto per punto, i risultati raggiunti”.

Il lungo iter verso l’autonomia
Sono passati più di 8 anni dal 22 ottobre 2017, quando i cittadini veneti si espressero in un referendum a favore dell’autonomia. Un passaggio fondamentale verso la concretizzazione dell’istanza proveniente dal territorio è stata poi la legge-quadro, approvata nel 2024, che attua il Titolo V della Costituzione, permettendo alle regioni a statuto ordinario di chiedere competenze esclusive su 23 materie. Quello atteso per mercoledì sarà il primo concreto passaggio formale dell’iter, necessario per passare, dopo l’approvazione del Governo agli schemi preliminari, all’apertura della fase negoziale vera e propria che culminerà con il trasferimento alle Regioni di competenze, funzioni e relative risorse. L’attuale governatore del Veneto ha inizialmente seguito la partita come relatore alla Camera del disegno di legge. “Ricordo – ha scritto – le 350 ore di ostruzionismo in commissione alla Camera, contro la legge quadro di cui ero relatore, e le ore passate a studiare i testi, a confrontarli con esperti e giuristi, lungo un percorso che ci ha visto combattere per anni”.
Il mandato del Consiglio regionale
Alberto Stefani andrà ora a Roma forte del mandato “per partecipare a questo momento così importante” che gli è stato recentemente garantito con il rinnovo espresso attraverso il voto in Consiglio regionale. Va ricordato che, il 3 febbraio scorso, il presidente era intervenuto nell’aula di Palazzo Ferro-Fini proprio per fare il punto sul percorso verso l’autonomia differenziata, a partire dall’analisi delle 4 materie oggetto della pre-intesa siglata con il Ministero. Al riguardo, aveva in particolare sottolineato la possibilità di reinvestire in Veneto gli oltre 17 milioni di risparmi del Fondo sanitario nazionale, la possibilità che il presidente della Regione diventi commissario in caso di emergenze nazionali e la futura acquisizione della facoltà di “autonomia orizzontale”, ovvero la possibilità di concludere direttamente accordi internazionali attraverso una legge regionale. “Si dice – ha ora concluso – che l’attesa aumenti il piacere, ma questo conta poco. Contano i fatti. Per questo oggi è un giorno ancora più bello per essere veneti!”.
Alberto Minazzi















