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Virus: la prevenzione dalle acque reflue. A Londra tracce di polio

Virus: la prevenzione dalle acque reflue. A Londra tracce di polio
analisi acque reflue

 In Italia attiva da due anni la rete coordinata dall’Iss che monitora attraverso l’analisi degli scarichi l’andamento del Covid

È una delle eredità positive che ci ha lasciato la pandemia: gli anni di Covid hanno spinto sempre più i responsabili della salute pubblica a costruire articolati sistemi di monitoraggio delle acque reflue per trarre informazioni utili sulla diffusione dei possibili agenti patogeni.
Da quasi due anni, l’Italia può così contare sull’avvio di un progetto che ha portato alla costituzione di una rete specifica, facente capo al coordinamento dell’Istituto Superiore di Sanità, che aggiorna sistematicamente l’evoluzione e la diffusione delle diverse varianti di Sars-CoV-2 attraverso punti di prelievo organizzati nelle varie regioni.
Un’esperienza che, in caso di necessità, potrebbe tornare utile anche da noi non solo nella prospettiva-Covid.
È infatti attraverso il monitoraggio delle acque reflue che, a Londra, si è tornati dopo 38 anni a riscontrare la presenza di tracce del virus della poliomielite, facendo scattare così ulteriori indagini, pronti a intervenire con contromisure adeguate.

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La polio a Londra

I campioni trovati positivi sui rilievi effettuati a febbraio e marzo dall’Ukhsa, l’Agenzia per la sicurezza della salute britannica, si riferiscono ad alcune zone a nord e a est della capitale inglese. “Il virus – precisa l’agenzia – è ora classificato come un poliovirus di tipo 2 derivato da un vaccino che in rare occasioni può causare malattie gravi, come la paralisi, in persone che non sono completamente vaccinate”.

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L’Ukhsa sottolinea anche che “è normale ogni anno che vengano rilevati da 1 a 3 poliovirus simili al vaccino nei campioni di acque reflue del Regno Unito”.
Questi casi, precisa, “sono però collegati a persone vaccinate all’estero con il vaccino orale, le cui tracce finiscono poi attraverso le feci nelle fogne”.
I rischi per le persone derivanti dal raro poliovirus di derivazione vaccinale sono comunque ritenuti “estremamente bassi”.
Al momento, in ogni caso, a Londra non sono segnalati casi di polio con paralisi, anche se sono tuttora in corso le indagini per stabilire se si sta verificando una trasmissione nella comunità. La vaccinazione effettuata in età infantile, come per gran parte degli abitanti del Regno Unito (ma anche dell’Italia), è però in grado di garantire una protezione dalla poliomielite. “Grazie alla vaccinazione, il rischio per i cittadini rimane basso”, tranquillizza l’Oms Europa.

E chi non lo è?
Dovrebbe farlo quanto prima secondo il virologo Roberto Burioni.
“Questa è una notizia pessima – ha scritto in un tweet -. Se avete avuto la pessima idea di non vaccinare i vostri figli contro la polio (o non siete vaccinati) provvedete immediatamente”.
E subito dopo: “Spiego meglio: l’uomo è l’unico ospite naturale del virus della polio quindi, se nelle fogne di Londra c’è il virus, significa che a Londra c’è gente che ha in questo momento la polio”.

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L’importanza della sorveglianza

Nel frattempo l’Oms cita anche il The Global Polio Laboratory Network (Gpln), che scrive: “È importante che tutti i Paesi, in particolare quelli con un elevato volume di viaggi e contatti con Nazioni e aree colpiti dalla poliomielite, rafforzino la sorveglianza per rilevare rapidamente qualsiasi nuova importazione di virus e facilitare una risposta rapida”.
In tal senso, pur non avendo una rete di sorveglianza specifica sulla polio, l‘Italia può come detto contare sul sistema avviato a partire da alcune località turistiche a luglio 2020, in piena pandemia, nell’ambito del progetto di sorveglianza epidemiologica del Sars-CoV-2 attraverso le acque reflue urbane, per acquisire indicazioni utili sull’andamento epidemico e sull’allerta precoce di focolai.
“I campioni prelevati prima dell’ingresso nei depuratori dei centri urbani – specifica l’Iss – possono essere utilizzati come “spia” di circolazione del virus nella popolazione. Inoltre, mediante indagini retrospettive su campioni di archivio, le analisi hanno rivelato la circolazione del virus in alcune aree del Nord in periodi antecedenti la notifica dei primi casi di Covid-19”.

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I “flash survey” e il funzionamento della rete-Covid

Sulla base dei risultati delle analisi, l’Istituto Superiore di Sanità pubblica così anche periodici “flash survey” sulle acque reflue. Ad esempio, il nono e più recente, pubblicato il 15 giugno e relativo a 158 campioni prelevati nel periodo tra il 2 e il 6 maggio in tutte le regioni, “evidenzia presenza esclusiva della variante Omicron, sottolignaggio BA.2”.
Invece, a quella data, “non sono state evidenziate mutazioni delle sottovarianti BA.4 e BA.5”.
Il progetto, condiviso con la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, coinvolge altre realtà pubbliche locali (dalle Asl, alle Università, alle Arpa e non solo) e, attraverso Utilitalia, oltre 50 gestori del servizio idrico integrato. La rete di sorveglianza è focalizzata sugli aggregati urbani, con la possibilità di realizzare anche monitoraggi flessibili e capillari (come quartieri cittadini e siti di depurazione di aeroporti) funzionali alle necessità di prevenzione sanitaria delle diverse aree territoriali, in base agli scenari epidemiologici.
Le analisi svolte da tutte le strutture seguono un protocollo condiviso messo a punto dall’ISS, verso il quale confluiscono poi i dati raccolti nel territorio.
“Gli studi italiani – sottolinea Luca Lucentini, direttore del reparto di qualità dell’acqua e salute dell’Iss in occasione dell’avvio del progetto – hanno dimostrato l’importanza di costruire una rete capillare di sorveglianza in grado di restituire in tempo quasi reale la fotografia dell’andamento dei contagi nei contesti regionali e locali, evidenziando come questo approccio può anticipare la conoscenza sui luoghi di circolazione del virus nel nostro Paese”.

Alberto Minazzi

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