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Venezia: sulle tracce delle Vere da Pozzo

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Alla ricerca di un pezzo di storia e cultura veneziana apparentemente perso nei meandri degli archivi.

 

Le “vere da pozzo”, i pluviali di Venezia visibili nei campi e nelle calli della città, sono alcuni degli esempi più evidenti di testimonianze culturali così ben inserite nella nostra quotidianità da essere spesso date per scontate. Eppure non lo sono.
Questi elementi urbanistici rappresentano un vero e proprio patrimonio storico-artistico cittadino su cui, però, sono stati portati a termine pochi studi e lavori di catalogazione; in particolare per quei pluviali che potremmo definire come “privati”, nel senso di non visibili al pubblico perché inglobati in strutture private o perché depositati nei magazzini di qualche ente che ne gestisce la custodia.

Le vere da pozzo

Quante vere da pozzo ci sono a Venezia?
Alcuni appassionati direbbero 230 pubbliche e 774 “private”. E’ esatto solo in parte.
C’è chi infatti può asserire che, quelle “private”, anche se non attualmente “disponibili”,  sono almeno 777.
Di queste tre ultime, di grandissimo valore, ci sono documentazioni precise. Tuttavia, di loro, si è persa traccia.

A farcele riscoprire è Bruno Angheben, veneziano e grande appassionato di storia veneziana che, da diversi anni, sta conducendo uno studio approfondito sulle vere da pozzo.

Le vere da pozzo private e disperse

Lo studio più rilevante riguardante questo tema è indiscutibilmente il libroVere da Pozzo di Venezia” che lo storico dell’arte Alberto Rizzi ha  pubblicato nel 1992.
Nel corso della storia, la città ha però subito mutamenti strutturali e urbanistici spesso non indifferenti.
Alcune Vere da Pozzo sono state, quindi, rimosse dal luogo d’origine e consegnate alla custodia di musei o di enti culturali. La bellezza di questi piccoli gioielli è arrivata anche nei musei e nelle università d’oltralpe e, addirittura, d’oltreoceano.

I tre esemplari nascosti

Tra le vere da pozzo disperse ci sono le tre  che Bruno Angheben, seguendo con minuzia i loro spostamenti,  ha “portato alla luce”. Tre  esemplari particolari. Tre pluviali che sembra non abbiano mai lasciato Venezia e dei quali esiste una precisa documentazione fotografica.
Le loro ultime tracce si fermano tuttavia al Museo Correr, dove sarebbero state depositate dopo esser state custodite nel deposito del Fontego dei Turchi, oggi Museo di Storia Naturale.

Fontego dei Turchi, foto del 1870

Nel tempo, tuttavia, queste opere  son state ospitate da strutture diverse gestite da enti culturali diversi e sono così passate di  mano in mano.

I tre esemplari documentati

La più famosa è la Vera da Pozzo di Calle Cavallerizza.
Proviene dalla zona di Santi Giovanni e Paolo ed è riconducibile al Trecento. Cilindrica, è decorata con dei volti ben dettagliati di figure antropomorfe, e con richiami all’astrologia e al mondo floreale. Di questo pluviale si conosce qualche informazione in più (sulla conservazione e la locazione originale) grazie alle tavole di Ferdinando Ongania che la rappresenta nell’800.

 

Del 1400 è invece un altro esemplare, che presenta due basi particolari: la pianta inferiore di forma rotonda e quella superiore di forma quadrata.  Questa vera da pozzo è decorata con motivi floreali e con la rappresentazione di alcune figure riconducibili a dei silvani, divinità classiche della natura.

 

Una Vera da Pozzo apparentemente più scarna di dettagli ma molto esaustiva nelle spiegazioni è la terza.  Si presenta infatti come un cilindro composto di quattro grossi pezzi, senza particolari decorazioni.

L’unica forma artistica visibile è un rilievo di un santo munito di “pastorale” tipico dell’episcopato che, quindi, fa intuire una certa importanza a livello eclesiastico (può essere un santo vescovo o il fondatore di un ordine religioso) e di un libro che tendenzialmente sta a indicare i “Padri della Chiesa” o “i Dottori della Chiesa”, quindi le figure che hanno codificato il culto della cristianità tramite i loro scritti.
Sul  retro di questa Vera da Pozzo è possibile leggere l’epigramma “REGENTE PRINCIPE/ DONATO/ BENEDICT(…) DELPN (…)/P (…) C (…)/ ADVOTA POULI SUI/ MDXLVII” che fornisce sia una data, 1547, sia una testimonianza storica della vita cittadina in cui i popolani ringraziano per il dono di un pozzo fornitgli da un nobile al governo o dal doge stesso.

 

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