Venezia: uno sguardo sul futuro. Intervista a Matteo Marzotto

Futuro Venezia

Se qualcosa di buono possiamo trovare fra le macerie lasciate dal coronavirus, è forse l’occasione per discutere del futuro di Venezia con occhi diversi.
Abbiamo la possibilità di metterci a tavolino partendo quasi da zero, elaborando nuove idee e nuove opportunità, nuovi schemi, nuovi paradigmi urbanistici, economici e sociali.
Possiamo ridisegnare, come davanti a un foglio bianco, i modelli che finora hanno tratteggiato la storia recente della nostra città.

È un esercizio che ci siamo permessi di fare raccogliendo le risposte di molti cittadini, anche acquisiti o d’elezione. Partendo dal Primo Cittadino e cercando di sondare tutti gli ambiti di questa grande realtà che, come sempre, e sempre più spesso in questi ultimi mesi, si asciuga le lacrime, si rimbocca le maniche e si rimette al lavoro.

Da oggi, un intervento al giorno per 10 giorni, pubblicheremo i contributi di quanti hanno condiviso con Metropolitano.it idee e suggestioni, immaginando con noi le prospettive e il futuro di una città che si reinventa.

Matteo Marzotto

La settimana “normale” sarà molto diversa da quella a cui eravamo abituati. Ci vorranno alcuni mesi, per adattarsi alla nuova realtà, ma usciremo da questa situazione tutti insieme e, se si consoliderà qualcosa, potremo compiere dei passi avanti. Penso, ad esempio, al lavoro in teleconferenza, una delle eredità positive di questa emergenza. Chi ha una posizione organizzativa deve fare una cernita “cum grano salis” su quali lavori possono essere dematerializzati.
Tutto il sistema si modificherà e solo il tempo ci dirà se in maniera stabile.

Venezia, nella sua unicità, è “città di moda” per definizione, anche se ritengo che non sarà mai una “capitale” della moda come Milano, Parigi, Londra o New York.
Però Venezia ha un tipo di clientela importante: i turisti di livello elevato, che cercano il lusso. Tutto il mondo vuole visitare Venezia e spero che continueranno a farlo anche le “più belle tasche”. Per questo dobbiamo far trovare loro tutto quello che cercano, dai complementi di abbigliamento alla gioielleria.
Il Veneto ha un primato assoluto su certe tipologie accessoristiche di lusso, con quote di mercato elevate a livello mondiale. E, pur aspettandomi effetti pesanti per tutte le filiere della moda almeno fino al 2021, il lusso estremo può guardare a questa crisi con un minimo di maggior positività.
Il vero tema è comunque capire come funzionerà l’attitudine all’acquisto da parte delle persone.
Intanto, le aziende hanno l’occasione di razionalizzare la produzione e puntare su originalità e qualità del prodotto, oltre che su responsabilità sociale d’impresa, sostenibilità ambientale e sostenibilità del lavoro.
Sono aspetti che per me incidono positivamente sulla propensione all’acquisto da parte del consumatore, che va rassicurato con prodotti buoni e ben distribuiti.
Bisogna puntare anche su un e-commerce evoluto, ben comunicato e con buoni servizi, facendolo diventare un’esperienza d’acquisto, e investire sui propri brand con qualità reale, sostenibilità e creatività.
Quanto a un possibile ripensamento di Venezia, questo non può avvenire per decreto, ma partendo dal buon senso dei suoi cittadini.
Esattamente 10 anni fa, quando ero presidente di Enit, affermai che le grandi navi a Venezia non avevano senso e mi schierai a favore di una tassa sui turisti e del numero chiuso. Tornare ad un’apertura indiscriminata e gratuita della più bella città del mondo, quindi, per me sarebbe sbagliato. Centinaia di migliaia di persone non possono vivere contemporaneamente la città in modo corretto. Basti pensare ai servizi, che giocoforza non possono essere sufficienti.
Prendendo spunto da questo dramma, si può ridare a Venezia una dignità diversa

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