L’ultimo abitante dell’isola dei Templari

L'isola di San Giorgio in Alga
Nella foto in alto: L’isola di San Giorgio in Alg

San Giorgio in Alga tra storia e leggenda: la testimonianza

Roberto Gavagnin, 69 anni, fino a qualche anno fa titolare della rinomata merceria in calle dei Fuseri, è stato uno degli ultimi abitanti di San Giorgio in Alga, piccola e misteriosa isola della laguna veneta, posta tra la Giudecca e Fusina.
Un isolotto di circa 1,5 ettari di superficie che racchiude in sé storie e leggende legate ad un passato lontano.

Francesco Guardi, Isola di San Giorgio in Alga

L’isola nella leggenda

Nei suoi terreni incolti si dice infatti che il templare Jean de la Fiandre abbia seppellito il tesoro sottratto dal tempio di San Giovanni d’Acri. Morto in battaglia, avrebbe portato con sé il segreto del luogo in cui lo aveva nascosto. Più inquietante la seconda leggenda, secondo la quale una nobildonna veneziana, accusata di pazzia, morì annegata nel tentativo di lasciare l’isola, dove era stata relegata dal marito che le aveva preferito una donna più giovane e avvenente. Secondo la leggenda i frati dell’isola, pur vedendola intrappolata nel fango, le avrebbero negato aiuto, lasciandola perire.

L’isola nei film

Il fascino dell’isola ha ammaliato anche la settima arte, che l’ha trasformata in tempi recenti in set cinematografico.


Ma se qualcuno ricorda la gondola che attraversa la laguna giungendo in una cavana diroccata di San Giorgio in Alga nel film “Infanzia, vocazione e prime esperienze di Giacomo Casanova”, diretto nel 1969 da Luigi Comencini e molti hanno visto Adriano Celentano nel film “Yuppi du” del 1975 uscire all’alba dalla stessa cavana remando alla valesana, pochi invece sanno che l’isola fu a per alcuni anni abitata e che, durante l’estate, molte famiglie veneziane vi si trasferivano per delle rudimentali vacanze.

Un paradiso per i bambini

Proprio nell’estate del 1952 una di queste, la famiglia Gavagnin, fece una grande scelta.
“Mio zio, Michele Soppelsa – racconta Roberto Gavagnin – prese in affitto dal Demanio l’intera isola per trasferirvi quattro famiglie di consanguinei. Una ventina di persone tutte imparentate tra loro di cui otto bambini, tra cui io. Mio fratello Gianni nacque invece proprio a San Giorgio in Alga. Nel dopoguerra a Venezia c’era carenza di abitazioni, mentre qui esistevano alcune case abitabili ma abbandonate e così mio zio pensò che fosse il posto giusto per trasferirvi i suoi congiunti. Aveva ragione, perché a San Giorgio in Alga ho vissuto, fino al 1958, gli anni più belli della mia infanzia.

Foto di Roberto Gavagnin

Quest’isola era un vero paradiso tanto che durante l’estate si riempiva di bambini che con le loro famiglie vi si trasferivano temporaneamente, arrangiandosi in un grande camerone vicino alla cavana. San Giorgio in Alga era una sorta di rudimentale isola delle vacanze”.

Dai monaci ai residenti

Dopo i benedettini che vi si erano insediati nell’XI secolo, gli agostiniani che li avevano sostituiti nel 1350 e poi ancora i frati paolotti e i carmelitani scalzi, dopo esser diventata sede del carcere politico voluto dagli austriaci dopo la caduta della Serenissima e avamposto militare con Napoleone e durante la seconda guerra mondiale, l’isola è ritornata quindi nel secondo dopoguerra ai residenti.
A facilitare il “trasloco” e a rendere possibile l’inizio di una nuova vita furono proprio le strutture militari dismesse.

Uno degli edifici di San Giorgio in Alga

“Furono ripristinate – ricorda Gavagnin –  Porte e finestre furono rimesse a nuovo, si coltivava l‘orto, c’erano campi di granoturco e di frumento, vigne e tanti animali da cortile. Mio nonno fu tra i principali artefici del disboscamento e della bonifica dell’isola. L’acqua veniva prelevata tramite una pompa da un pozzo artesiano. I bagni erano quelli militari con docce comuni e servizi alla turca.

La luce elettrica ovviamente non c’era, così si usavano le lampade a petrolio. Gli adulti si spostavano in sandolo per andare a lavorare a Venezia e noi bambini andavamo a scuola alla Giudecca dove c’erano sia le elementari che le medie. Ogni mattina ci dava un passaggio, all’andata e al ritorno, il guardiano della vicina isola di Sant’Angelo della Polvere, che aveva quattro bambini. Dovendo portare i suoi figli a scuola accompagnava gratis anche noi bimbi di San Giorgio in Alga”.

Domenico Morosini e Papa Roncalli

Nessuno sapeva allora delle leggende sull’isola, né che in uno dei cameroni in cui dimoravano era stato relegato molti anni prima come prigioniero politico anche Domenico Morosini, reo di aver scritto un sonetto contro l’imperatore d’Austria Federico II.

Ma Roberto Gavagnin, che quando giunse a San Giorgio in Alga aveva appena un anno, ricorda bene invece quando, nell’isola, giunse niente di meno che il futuro Papa Giovanni XXIII.

La famiglia Gavagnin con il futuro papa Giovanni XXIII

Papa Roncalli era allora il patriarca di Venezia e non dimenticò di elargire la sua benedizione agli abitanti di quell’isola della laguna.
“Non c’era una chiesa, perché era stata bombardata, e tutto si svolse all’aperto – racconta Roberto Gavagnin -. Eravamo emozionati. Fu un evento per la nostra famiglia”.

L’isola delle avventure

Ma le avventure, nell’isola, furono diverse. “Ricordo in particolare un episodio che eccitò molto la fantasia di noi bambini – ci dice – Tre gondole che ospitavano alcuni turisti furono sorprese in laguna da un fortissimo temporale. Non riuscivano più a tornare a Venezia e i terrorizzati turisti furono così ospitati in isola fino al giorno successivo, quando il cielo schiarì”.
Non era usuale, se non durante l’estate, che l’isola fosse raggiunta da altre persone che non fossero quelle di famiglia. Soprattutto, l’isola era totalmente sconosciuta al turismo.
Un po’ alla volta, fu abbandonata anche dai suoi abitanti. Il nucleo familiare di Roberto Gavagnin fu l’ultimo a lasciarla.

San Giorgio in Alga

Il boom economico e la corsa verso la terraferma

“Nel corso degli anni, con la ripresa economica, le altre tre famiglie avevano un po’ alla volta lasciato l’isola per trasferirsi in terraferma – rileva –Eravamo rimasti solo noi e mio nonno, che purtroppo morì improvvisamente per infarto. Dopo la sua morte, i miei genitori decisero che era arrivato il momento di spostarci e così ci trasferimmo a Favaro.
Il legame con quel lembo di terra della laguna e i ricordi sono però sempre rimasti vivi.

San Giorgio e il Drago, provenienza San Giorgio in Alga

“In seguito ho letto molto sull’isola e ci sono tornato spesso in barca – dice Gavagnin –  Ricordo che quando ci vivevo, all’entrata della cavana c’era un bellissimo bassorilievo in marmo, oggi scomparso. Sparita anche la croce in marmo posta sulla facciata della chiesa diroccata. Una grande statua raffigurante la Madonna con il Bambino credo sia stata invece trasferita nella chiesa di Mazzorbo”.

 

Condividi:
Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Condividi su email
Email

38 commenti su “L’ultimo abitante dell’isola dei Templari”

    1. Francesco Costantini

      Confermo che c’è un bassorilievo in marmo raffigurante una Madonna col bambino in entrata della chiesa di Santa Caterina di Mazzorbo.

  1. É stato bellissimo leggere la storia di quest’ isola dimenticata nella laguna e dal nome affascinante. Ancor di più perché conosco Roberto, persona gentile e integerrima. Penso che trascorrere cinque anni della propria infanzia in quel luogo di natura e libertà, oltre che di affetti,sia stata un’opportunità rara e formativa che lascia un segno nell’anima. Grazie.

    1. Articolo veramente interessante che offrendo un meritato tributo alla fascinosa storia di un isola pressoché sconosciuta

    2. Grazie a te , quello che hai scritto della storia e’ vero e anche di come mi hai descritto.
      Mi piacerebbe sapere chi Tu sia…. Ciao

    3. Luisa Forlani

      Grazie per questa bellissima testimonianza. Un racconto fatato di un’isola fatata.

  2. Lidia Lorenzato

    Roberto ci ha parlato spesso di quest’isola , di come nella sua infanzia era libero di giocare tra il verde .Ci siamo andati con lui a San giorgio in Alga , un paio di volte in barca a visitarla . Ma purtroppo , già negli anni 80 vi erano solo costruzioni diroccate . Siamo contenti che Roberto abbia potuto raccontare il suo vissuto e anche la storia di questo luogo che è stato ingiustamente dimenticato , come le altre isolette della nostra laguna . Ci è piaciuto l’articolo , le leggende e anche le fotografie , in special modo quella con Papa Giovanni

    1. Ciao Roberto, sono Denis, figlio di tuo cugino Giorgio che con te ha abitato in isola. Mio papà mi parla spesso con orgoglio di quel periodo che, seppur breve, gli ha lasciato dei ricordi indelebili. Siamo stati un paio di volte a visitarla ma ormai è passato molto tempo. È un posto affascinante e misterioso, un vero peccato che sia srato abbandonato a se stesso, complice l’inciviltà delle persone che lo hanno depredato e utilizzato come discarica. Chiedo se fosse possibile sapere il nome dell’antiquario che possiede il bassorilievo per porerlo contattare..

  3. Emanuele Zane

    La statua della Madonna con bambino che si trova a Mazzorbo, all’esterno dell’ingresso della Chiesa di Santa Caterina, proviene dall’isola di Madonna del monte, ex monastero, situata sul percorso acqueo che porta appunto a Mazzorbo.
    Quindi non proviene dall’isola di San Giorgio in alga.
    Nella sala capitolare della Scuola Grande di San Marco, si trova un dipinto del pittore Alvise Donato che rappresenta la Crocifissione.
    Questo dipinto ha come sfondo una bella rappresentazione dell’isola di San Giorgio in alga, da dove sembra provenga la tela.

    1. Che meravigliosa infanzia..Sono tanti anni che l’isoletta è sola e abbandonata. Non c’è qualche discendente dei Gavagnin che vorrebbe tornare da lei? L’ho sempre vista così perché sono forse troppo giovane. Mi sono sempre chiesta perché San Giorgio in alga fosse così solitaria e decadente ma non sapevo che aveva avuto una così gioiosa storia

  4. Bellissimo ritorno al passato io sono nativo di sacca Fisola e quindi li era la mia estate dei anni 70-80 tantissimi ricordi

  5. Nel tempo,Venezia ci regala i suoi affascinanti merletti, tessuti dalle fate o dai templari,Ma i più belli sono quelli creati dal popolo .Maglia su maglia
    storie o leggende frutto di un amore incommensurato dei Veneziani per
    questo giuiello impagabile che piano piano rischia di scivolar via.
    AMOVENEZIA

    1. Maria Luigia Pittalis

      Prima della seconda guerra mondiale, mio nonno Beda Guglielmo è stato comandante del forte dell’isola. Nel 1939 lì si sono conosciuti mia mamma, figlia del comandante con mio padre che faceva parte del gruppo di 8 marinai presenti nell’isola oltre a numerosi militari dell’esercito.

    1. Se ne avessi la possibilità,la comprerei,la rimetterei a posto,e me la godrei fino alla fine….una vita in vacanza. Tra storia,natura e….leggende.

  6. Ciao Roberto, sono Denis, figlio di tuo cugino Giorgio, è molto emozionante rivedere mio papà e i miei nonni in quelle foto meravigliose in un luogo intriso di storia. Mio papà mi ci ha portato un paio di volte da bambino, ho ancora il ricordo dell’arco d’ingresso, all’epoca ancora in piedi. Sarebbe molto bello almeno ripulirla per renderla visitabile ma ritengo sia alquanto improbanile che il comune invesra dei soldi per il ripristino. P.s. qualcuno sa chi è l’antiquario che possiede il bassorilievo di san giorgio con il drago?

    1. Storia gentile, ricca di fascino , suggestione , ed amore per le cose semplici. Grazie per questo piccolo dono

  7. S.Giorgio in Alga
    In meso ala laguna veneta ghe sé tante picole isoete che na volta e gera tute abitae adeso e sè solo un grumo de sterpaglia.
    Una in particolar però la gaveva el pregio de esser visin a S.Marta e quindi ea se prestava a esser abordada da na marea de fioi scatenai.
    Col pretesto dea cacia al tesoro na volta al’ano el capo dei pirati, un certo Fausto che se mascherava dedrio a un Don organisava sta cacia.
    Vegniva fioi da tute e parti de S.Marta, co tanto de borse piene de magnar che ghe gavaria permeso de viver per tuta la giornada in quea isola sperdua nea laguna.
    De soito a quea banda de desperai se univa anca dee done tute vestie de nero che vegniva fora da un asio che gera de fronte ala ciesa e che aveva el compito de seguir e fie che se sontava a quea massa de scalmanai.
    La partenza gera de matina co un topo requisio a qualche parochian e se partiva per la traversata dea laguna.
    La traversata gera sempre seguia anca da barche più picoe che permetteva, in caso de problemi el rientro ala base una gera sempre quea comandada da un certo Cencio.
    L’isola no gera del tuto disabitada ghe gera do cani Geo e Gea e i so paroni dei pescaori che adoperava l’isola come magasen.
    Al’arivo sul isola regnava un siensio asoluto ma dopo poco l’aria se impiniva de sighi e urli che faceva scampar i pochi cocai che abitava l’isola e qua cominciava l’opera de ricerca de tuto queo che se podeva trovar.
    A mesogiorno tuto se fermava e dae sporte che i fioi se aveva portà saltava fora i panini col salame, i vovi duri e cercà un postesin al’ombra se cominciava a magnar.
    El pomeriggio gera come la matina un continuo corer da na parte al’altra del’isola andando a esplorar queo che ala matina no ti geri riusio a veder.
    Arivava la sera e la topa che ne gaveva porta vegniva a torne, na masa de fioi ormai distrutti dala fadiga ma co tanta contentesa de aver pasa na giornata diversa dal soito

  8. Luciano Bonnini

    Don Rosolino Scarpa parroco della chiesa di S.Nicolo dei Mendicoli ,ogni anno nel mese di maggio noi piccoli e genitori, con delle barche organizzava una gita e si andava in isola di San Giorgio in Alga ,che si diceva fosse soggetta alla parrocchia suddetta.
    Era una festa indimenticabile ,sembrava di andare a scoprire l’isola misteriosa o l’isola del tesoro,il passaggio a remi dal canale della Scomenzera al canale di Fusina per noi ragazzini sembrava il passaggio di Capo Horn. Sbarcati in isola si celebrava una Messa dedicata alla Madonna e poi tutti a giocare in mezzo al verde che per noi era segno di massima libertà.
    Ora la guardo da lontano e con nostalgia penso a quei momenti felici e piango il suo triste abbandono.

  9. Pingback: San Giorgio in Alga: l'amore ai tempi della guerra - Metropolitano.it

  10. nell’albergo dove lavoro c’è una stanza con il nome dell’isola sono contento di aver letto parte della sua storia

  11. Francesca Zancanaro

    Interessantissima questa testimonianza. Confesso la mia ignoranza, ma non conoscevo l’esistenza di questo luogo. grazie

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Potrebbe interessarti anche: