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Venezia: 120 anni fa, il crollo del campanile di San Marco

Venezia: 120 anni fa, il crollo del campanile di San Marco
Il crollo del campanile di San Marco avvenuto nel 1902

Nel frattempo pare che il mare stia restituendo i suoi vecchi mattoni.
In un giardino di Dorsoduro, il pezzo più grande

Sono passati 120 anni da quel lunedì mattina del 14 luglio 1902 quando, alle ore 09.47, Venezia fu scossa da un boato.
A crollare rovinosamente, senza per fortuna causare vittime, fu il maestoso campanile che si ergeva su Piazza San Marco.
Sulla parete nord era stata segnalata qualche giorno prima una fessura, ma nessuno si aspettava che in poco tempo le sue dimensioni si dilatassero tanto da far implodere quello che i veneziani chiamavano, e ancor oggi chiamano, “el paron de casa” (il padrone di casa).
Tra lo sgomento generale e la decisione di raccogliere le macerie e di gettarle in mare, fuori dalla bocca di porto del Lido, fu convocato già in serata il consiglio comunale e deliberato, con uno stanziamento di 500 mila lire, di far erigere il nuovo campanile.

La barca Costanza che nel 1902 portò le macerie del crollo del campanile di San Marco al largo del Lido di Venezia

Era sindaco allora Filippo Grimani, che alla posa della prima pietra, il 25 aprile 1903, confermò: il campanile di San Marco sarebbe stato eretto “dov’era e com’era”.
Nove anni dopo, Venezia riebbe il suo campanile, inaugurato il 25 aprile 1912.
Ma del vecchio campanile, nonostante siano passati 120 anni e al di là della ricorrenza, in città se ne parla ancora.

Quei vecchi mattoni portati dal mare

Perché da qualche anno a questa parte, le acque del mare hanno iniziato a restituire mattoni di antica fattezza che per colore, dimensioni, irregolarità e in seguito a un primo confronto di questi reperti con le immagini e la documentazione contenuta nel libro “Il campanile di San marco riedificato”pubblicato nel 1912, sembrano poter essere attribuiti proprio al vecchio campanile.

campanile di san marco
Sono stati ritrovati per lo più sulla battigia delle spiagge di San Nicolò e attualmente sono al vaglio della Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio del Comune di Venezia e Laguna.
Alcuni mattoni erano già stati recuperati nel 1999 invece in fondo alle acque durante le immersioni subacquee di alcuni appassionati.
Tra loro, un artista del Lido di Venezia, Giorgio Bortoli, che li utilizzò per riempire un’opera realizzata per la casa di Woody Allen.
Con gli stessi mattoni, Bortoli ha creato la base del Leone di San Marco realizzato per il Consiglio Regionale del Veneto.

Il reperto più grande in un giardino a Dorsoduro

Ma c’è di più.
Il pezzo più grande dell’antico campanile, infatti, fu portato, già nel 1902, in un giardino privato di Dorsoduro.
Secondo quanto riporta l’associazione “Lido Oro Benon”, impegnata nella recupero e nella ricostruzione storica delle sorti del vecchio campanile, ad aggiudicarsi “el tocheton” (in veneziano “il pezzo più grande”) fu, in cambio di una sostanziosa offerta per la riedificazione, l’antiquario esploratore ebreo di Venezia Salvatore Arbib.

campanile di san marco
@ “El Paron de casa” – Lido Oro Benon

Traccia storica del suo esser giunto nel giardino di Palazzo Berlendis sono le testimonianze della figlia dell’artista, Valeria Arbib in Coen e una clausola contenuta nel contratto di vendita del giardino alla famiglia Bognolo. In questa l’erede, Abramo Albert Naum, si riservava infatti la proprietà del reperto, quel “tocheton” dal peso di 5 quintali che di fatto, dal luglio 1902, non ha mai abbandonato il giardino di Dorsoduro.

Consuelo Terrin

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