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Tante meduse a fine agosto? Un segnale di ritorno alla normalità

Una medusa
Nella foto in alto: medusa “pelagia noctiluca” (ph. Luca Mizzan)

Ammettetelo: soprattutto nelle ultime settimane, quando entrate in acqua, usate una particolare attenzione.
Vi guardate attorno, le scansate veloci appena le vedete, avvisate gli altri bagnanti.
Il rischio di essere toccati da una medusa ci rende circospetti, anche se le meduse, nel nostro mare, ci sono da sempre.
Negli ultimi anni, in alto Adriatico, si è però registrato un vero e proprio boom di questi animali. Soprattutto, la loro fastidiosa presenza nelle acque di fronte alle spiagge ha iniziato a farsi notare sempre prima. Addiritttura ad aprile e maggio.
Con l’estate 2019, invece, la situazione si è normalizzata, invertendo il trend di un fenomeno che, continuando con quei ritmi, rischiava di diventare un problema.

Un fenomeno da fine estate

“Rispetto agli anni scorsi – spiega Luca Mizzan, direttore del Museo di Storia naturale di Venezia – l’aumento della presenza delle meduse è tornato a verificarsi in un periodo più “normale”. Anzi, siamo quasi in ritardo, visto che un aumento improvviso, con moltissimi esemplari presenti al largo, si è registrato solo da un paio di settimane. E la situazione è quindi abbastanza tranquilla”. Unica eccezione, per l’anticipo sui tempi, l’ha fatta registrare, sia pur senza particolari esplosioni demografiche, la Caribdea marsupialis. La classica “cubo medusa nostrana”: piccola, pungente e indubbiamente fastidiosa.

Il boom delle grandi meduse

Nelle precedenti estati, ricorda Mizzan, si era assistito invece a una particolare fioritura della Rhizostoma pulmo, il cosiddetto “polmone di mare”, e della Cotylorhiza tuberculata, o Cassiopea mediterranea, conosciuta anche come “lampadario”. Un aumento che, a inizio stagione, era risultato abbastanza inconsueto perché di solito, sulle coste occidentali dell’alto Adriatico, il fenomeno si verifica a partire da metà estate.

Si tratta di meduse dalle grandi dimensioni, che non creano particolari problemi per la balneazione, non essendo particolarmente urticanti.
Certo, l’impatto con una medusa fa sempre una certa impressione ma il fastidio che si prova al contatto con queste tipologie è molto debole e dipende dal punto in cui si viene colpiti. Dove la pelle è più sottile, come viso, ascelle o mani, può scaturire del rossore. Ma, se non altro, non si sentono le classiche “frustate”.

Compagne delle nuotate

Incontrare una Rhizostoma mentre si nuota non è insomma né una rarità, né un problema.
È una medusa inizialmente piccola, come una pallina da ping pong, poi, in una settimana, arriva alle dimensioni di una palla da pallamano e, in brevissimo tempo, da adulta, diventa grande come un pallone da calcio.
Con la marea crescente, la loro presenza, anche in Laguna, è evidente e la gente ci ha fatto l’abitudine. Solo chi frequenta il mare raramente in genere rinuncia a fare il bagno.

Rhizostoma pulmo (ph Riccardo Fiorin)

 

 

Le “non meduse”

Un’altra medusa che da un paio d’anni si sta sempre più diffondendo nelle nostre acque, ma assolutamente non urticante, è la Mnemiopsis leidyi, meglio conosciuta come “noce di mare”. In realtà, non si tratta di una medusa, ma di uno ctenoforo di origine esotica, “parente” abbastanza alla lontana della medusa, visto che non è nemmeno un celenterato, ma piuttosto un plancton gelatinoso.

Le “noci di mare” assomigliano a piccole albicocche trasparenti, non avendo tentacoli. “In altre zone del Mediterraneo – rivela Mizzan – è una specie che sta dando problemi enormi, perché si nutre di zooplancton. Quindi, mangia anche le larve di moltissime specie ittiche: molluschi, crostacei e anche alcuni pesci”. Il problema, da noi, per il momento comunque non si pone.

Le “leggende metropolitane”

Sulle meduse, le credenze popolari si moltiplicano. E spesso sono errate.  Un esempio? La temperatura dell’acqua c’entra poco con la fioritura degli esemplari.
“Anche quest’anno – riprende il direttore del Museo di Storia naturale – già da luglio le nostre acque si sono attestate a 30 gradi e più, con un’elevata qualità e limpidezza”.
Non è vero nemmeno che la presenza delle meduse sia sinonimo di acque pulite.
“Non c’è nessuna correlazione – afferma Mizzan – Anche perché il fenomeno dell’aumento degli esemplari riguarda tutto il pianeta”.
Quali sono allora le cause?
“I fattori sono molteplici – spiega l’esperto – alcuni probabilmente anche di origine umana. Sicuramente la pesca ha impattato pesantemente sui cicli e sulle reti trofiche all’interno degli oceani. Togliendo predatori, si sono create così nicchie ecologiche completamente libere”.

Cotylorhiza tuberculata (ph Luca Mizzan)

Coste meno sabbiose, più meduse

Un’altra linea di ricerca degli scienziati, che ha portato a formulare ipotesi sempre più condivise, si lega alla sempre crescente costruzione di infrastrutture costiere là dove prima c’erano coste sabbiose o fangose. Per vari fattori, le costruzioni, soprattutto quelle immerse o le scogliere artificiali, aumentano le specie alloctone.
“Bisogna ricordare – illustra il responsabile del Museo veneziano – che moltissime meduse, nella loro fase di polipo, si fissano a uno strato solido. Di qui, possono dar vita anche a centinaia di esemplari. L’aumento degli sciami legato alla realizzazione di nuove infrastrutture si è riscontrato in giro per il mondo, dall’Australia al Sudafrica, dall’Oman alla California, e vale anche da noi”.

Le “nostre” meduse

Sono diverse le specie di meduse che popolano le nostre acque, anche se varia la frequenza della loro presenza.
La Pelagia noctiluca, la cui fioritura impedisce per alcuni periodi la balneazione in Sardegna o alle Eolie, pur mai frequentissima, da noi adesso è scomparsa. Ed anche la Criosauna hysoscella, medusa marrone un po’ più grande, con tentacoli più lunghi e mediamente urticanti è sempre meno presente.

Ma anche per le meduse più diffuse vanno fatte delle precisazioni.
La già citata “cubo medusa”, il classico cubetto di gelatina trasparente con quattro tentacoli che partono dagli spigoli, è solo una parente di quella tanto temuta in Australia. “Ma c’è e c’è sempre stata, dall’inizio alla fine della stagione, anche se per fortuna non se ne sono mai registrate vere e proprie invasioni. Ed è una specie autoctona. Perché il luogo in cui è stata scoperta e descritta, nel Settecento, è stato proprio l’alto Adriatico”.

La Caribdea marsupialis vive in acqua bassa, o vicino al fondo o in superficie, a seconda del momento della giornata. Ha tentacoli che si possono allungare fino a 30-40 cm e, a volte, si staccano. Ma sono gli unici, come in ogni medusa, a essere urticanti. Il corpo non ha echinoblasti e può essere toccato senza problemi.

Caribdea marsupialis (ph Barbara Camassa)

Ucciderle è un reato?

Proprio per la possibilità di prenderle “per la testa” senza farsi male, da sempre, sulle nostre spiagge, i bambini si divertono anche a catturare le meduse. Poi, dopo averle tenute in un secchiello, a volte le lasciano morire sulla sabbia, sciogliendosi sotto il sole. Un comportamento che, legge alla mano, configura il reato di maltrattamento di animali.

Mizzan, pur “condividendo in buona parte le petizioni per tutelare anche questi animali, visto che sicuramente non è una bella morte quella che fanno le meduse sotto il sole”, invita però a non criminalizzare questi comportamenti da parte dei più piccoli. “Ricordiamo che l’uomo è un mammifero e tutti i cuccioli di mammifero imparano giocando. Anch’io, da bambino, attraverso il gioco ho imparato a conoscere tutto quello che c’è nell’acqua. Magari, sono i genitori che, una volta finito il gioco dei loro figli, possono liberare granchietti, paguri e meduse nuovamente in mare”.

 

I pesci-ragno

Un’altra insidia tradizionale per chi fa il bagno sono le tracine, o pesci ragno. La loro puntura, quando accidentalmente si calpestano i loro aculei sporgenti dal fondale sabbioso, è estremamente dolorosa. Ma, per fortuna, sulle nostre spiagge non si verificheranno mai situazioni pericolose come, ad esempio, nel sud Italia, dove si avvicinano alle coste anche tracine molto grandi.
“Noi – spiega il direttore del Museo di storia naturale – abbiamo avuto sempre degli esemplari molto piccoli, dai 3 ai 5 centimetri. In alcuni periodi, ce ne sono stati molti, ora molti meno. È uno degli effetti della pesca intensiva costiera”.

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