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START! E POI UP?

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Quanto ci mettono a decollare le startup?
Ecco il percorso intrapreso dai vincitori del bando “Crea Lavoro”
a due anni dalla sua partenza. Bilanci, ambizioni, difficoltà
e stato dell’arte dei giovani alle prese con la loro sfida imprenditoriale

Tra mille fatiche, le piccole imprese dei giovani veneti comunque riescono a crescere: è questo il bilancio che si può trarre due anni dopo l’avvio del bando “Crea lavoro” della Regione Veneto, con i primi progetti sostenuti dall’iniziativa dell’assessorato ai Servizi sociali che stanno ormai traducendosi in realtà.
«Siamo in fase di testing e spero di lanciare presto sul mercato il primo prodotto» spiega il trevigiano Luigi Assom, uno dei vincitori della prima edizione, con il suo progetto di information technologies “Taste discovery”. «Nell’ultimo anno, abbiamo svolto un massiccio lavoro di ricerca e sviluppo per depositare il brevetto ed essere così in grado di entrare a spron battuto in un mercato difficile come questo». Con il suo socio, Alessandro Codello, Assom ha nel contempo deciso, tra le due alternative astrattamente possibili (business to business o consumer) di scegliere la seconda via per sviluppare il suo “motore di scoperta”, selezionato dal bando per la parte relativa all’alimentazione.
In questi mesi, però, il giovane imprenditore trevigiano ha dovuto fare i conti anche con le difficoltà intrinseche al suo nuovo ruolo, proiettato nella realtà economica attuale. «Personalmente, le difficoltà maggiori che ho riscontrato sono quelle legate ai tanti tempi morti, in particolare nei rapporti con i fornitori, il che ha reso più complicato il nostro compito. Un’altra attività che ho trovato complicata è quella della ricerca di partner. Certo, se ogni tanto ci siamo un po’ incagliati, è dovuto anche a certe decisioni che abbiamo preso, come quelle di avere dei finanziamenti ulteriori rispetto a quelli della Regione, che, inizialmente, ci sarebbero dovuti bastare. In principio abbiamo declinato le diverse possibilità ma, con il prolungarsi dei tempi, abbiamo poi deciso di cambiare parzialmente rotta».
Assom, in ogni caso, è soddisfatto di aver vinto il bando, anche perché ha permesso di confermare che «il potenziale della nostra idea c’è tutto». Ciò nonostante, sulla base dell’esperienza personale, si permette di dare qualche indicazione a chi deve organizzare queste iniziative. «Io mi sono dedicato full time allo sviluppo del mio progetto, nella mia veste di amministratore delegato, ma ho dovuto nel contempo svolgere anche qualche lavoretto secondario per mantenermi, visto che il bando esclude l’utilizzo dei fondi per il sostentamento delle persone che lavorano al progetto, essendo previsto che i fondi regionali siano indirizzati esclusivamente allo sviluppo del progetto stesso. Non parlando da imprenditore, ma da persona, è stata questa la difficoltà maggiore che ho incontrato. Problemi che il mio partner commerciale non ha avuto e, anzi, adesso si sposterà nel nord Europa per proseguire la sua attività di ricercatore, complicandomi un po’ le cose, ma non per questo spingendomi a mollare». «Alla fine sono soddisfatto e dirò sempre grazie alla Regione, perché questo bando mi ha dato l’opportunità, che sarebbe stato un peccato perdere, di realizzare un sogno: quello di dedicarmi alla ricerca subacquea. O, almeno, di “comprarmi le scarpe per camminare”. Perché poi le difficoltà sono tantissime e posso dire di essere appena all’uno per cento del mio percorso».
Anche il veneziano Luca Garbato, come Luigi Assom, si è aggiudicato uno dei finanziamenti del primo bando per il suo progetto di formazione e indagine sottomarina. «In questo anno ho dedicato gran parte del tempo a fare formazione su di me, conseguendo il brevetto per pilotare questo tipo di macchinari e certificazioni per lavorare offshore, come sulle piattaforme petrolifere. Ho dato il via a un progetto di collaborazione con una ditta del sud Italia e c’è forse la possibilità di collaborare con la Sovrintendenza della Sicilia. E ho individuato tre partner in zona, con uno dei quali siamo prossimi alla chiusura dell’accordo, perché il finanziamento regionale è fondamentale per partire e per la formazione, ma, sul piano tecnico-specifico, occorrono grossi investimenti, pari almeno al triplo della cifra stanziata dalla Regione, su macchine e software».
Garbato si trova poi ad operare in un settore che, in Italia, “è ancora all’età della pietra”. «Inghilterra, Olanda e Stati Uniti sono avanti di decine di anni, per questo tipo di tecnologie. Il mio obiettivo è quello di introdurle nel nord Italia, anche se l’investimento richiesto viene visto come un passo affrettato, considerato il momento economico. La difficoltà maggiore è trovare titolari d’azienda disposti ad investire in un qualcosa che non è immediatamente remunerativo». E anche il veneziano conferma che il vero limite del bando è la mancanza di possibilità di retribuire il personale. «Anch’io ho dovuto continuare a svolgere altri lavori, sia per mantenermi che per pagare le tasse, visto che i soldi del bando servono sì per acquistare macchinari, ma poi le relative tasse le devi pagare tu. Bisognerebbe almeno consentire all’amministratore di essere rimborsato delle spese».
Uno dei vincitori della seconda e ultima edizione del bando è invece Giuseppe Dorigo, trevigiano di Farra di Soligo. Il progetto di Dorigo premiato dalla Regione, nel frattempo, ha cambiato nome (da “i360 all informatic solutions” a “Softray”), ma non la sostanza: la realizzazione di un tool per sviluppare supervisori per macchine industriali. «Saranno altre aziende ad utilizzarlo e andranno a vendere prodotti sviluppati col nostro prodotto. Non possiamo dire di avere ancora un giro d’affari e il primo progetto ci servirà da test per vedere come sviluppare i progetti immediatamente successivi. In questo momento, abbiamo in essere una partnership con un’azienda, che ci sta dando una mano per quanto riguarda i tools che ci servono, perché abbiamo dei problemi a procurarci i macchinari. Il nostro problema, per fare questo lavoro, deriva infatti dalla necessità di integrarci con macchinari industriali dai costi elevati per svolgere i necessari test. Del resto, lo sviluppo richiede tantissimi test, perché, prima di tutto, viene la sicurezza».
Pur perfettibile, il bando regionale “Crea lavoro” funziona: lo dicono i fatti, lo testimoniano i protagonisti, come leggete in questo articolo. Eppure ha ancora molte potenzialità inespresse. Nella prima edizione dell’iniziativa, promossa dall’Assessorato ai Servizi Sociali di Palazzo Balbi nel 2011, la commissione composta da grandi nomi dell’industria veneta ha dovuto infatti fare delle scelte non facili, di fronte alla qualità delle molte proposte arrivate in Regione, per stilare una graduatoria che premiasse le ventidue più meritevoli, a discapito di quelle, pur interessanti, ma ritenute a malincuore un gradino più sotto.
La seconda edizione, invece, si è attestata su criteri decisionali diversi e alla fine i premiati sono stati addirittura meno di quelli previsti dal bando, arrivando appena a quota undici. Parte del finanziamento previsto dalla Regione è così rimasto non assegnato, tant’è che sono già negli intendimenti degli uffici regionali la volontà e l’interesse di proporre, quanto prima, un nuovo bando per ripartire a nuovi beneficiari i soldi ancora a disposizione.

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