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Reddito di cittadinanza, pensioni e ammortizzatori sociali. Novità in vista

Reddito di cittadinanza, pensioni e ammortizzatori sociali. Novità in vista
Palazzo Chigi

A partire dal secondo rifiuto di un’offerta di lavoro, chi percepisce il reddito di cittadinanza potrebbe vedersi tagliare l’assegno garantito dallo Stato.
La misura che, insieme alla lotta agli abusi, rivoluzionerebbe il sussidio, sta seriamente venendo presa in considerazione dal Governo. E non è escluso l’annuncio di novità già da oggi, martedì 19 ottobre, quando, dopo la riunione della cabina di regia sul Documento programmatico di bilancio con il premier Mario Draghi, si terrà la riunione del Consiglio dei Ministri.

La riforma del reddito di cittadinanza

Una delle partite più delicate su cui sta lavorando l’Esecutivo, in vista della prossima legge di bilancio, è proprio quella del reddito di cittadinanza.
Nella bozza di riforma del sussidio, sarebbe prevista l’introduzione di un meccanismo di décalage dell’assegno legato proprio al reiterato rifiuto di un posto di lavoro da parte del percettore del sussidio.
A essere interessati sarebbero quindi gli aventi diritto al reddito di cittadinanza ritenuti occupabili, ovvero circa un terzo della platea complessiva degli attuali 3,5 milioni di beneficiari facenti capo a 1,5 milioni di famiglie.

La revisione degli ammortizzatori sociali

La modifica si accompagnerebbe alla revisione generale del sistema degli ammortizzatori sociali, con uno stanziamento tra i 4 e i 5 miliardi per estendere la cassa integrazione anche alle piccole imprese. E a quella delle politiche attive, comprendente anche la previsione di un percorso di formazione e reinserimento destinato ai percettori del reddito di cittadinanza, oltre che dell’indennità mensile di disoccupazione Naspi e di altri ammortizzatori. Verrebbero inoltre rafforzati i controlli contro gli abusi del reddito di cittadinanza, sia attraverso l’incrocio delle banche dati che attraverso l’intervento della Guardia di Finanza.

Reddito di cittadinanza: le cifre in ballo

Particolarmente discusso soprattutto per i limitati effetti ottenuti proprio relativamente alle politiche attive, il reddito di cittadinanza ha registrato un notevole incremento dovuto alle difficoltà economiche legate alla pandemia. A fronte di una disponibilità di 7,6 miliardi, la stima di spesa per il 2021 è dunque lievitata fino a 8,7 miliardi. L’alternativa possibile, allo stato attuale, è quella di rifinanziare la misura o tagliarla.
Una decisione, quella alla quale è chiamato il Governo, che si lega anche alle riflessioni sull’impatto del reddito d’emergenza per il contenimento della povertà della popolazione.

Un rapporto per la valutazione tecnica

Una valutazione tecnica sul reddito di cittadinanza, costato finora quasi 17 miliardi alle casse pubbliche, è attesa tra una settimana. Il 27 ottobre dovrebbe infatti essere consegnato al Ministero del Lavoro il rapporto elaborato dall’apposito Comitato.
Ma già le indicazioni del Documento programmatico di bilancio, relative alla disponibilità economica (l’intenzione sarebbe quella di non sforare gli 8 miliardi nel 2022), potranno fornire elementi e indicazioni su quello che sarà il futuro del sussidio. E dall’approvazione del Documento Programmatico di Bilancio da parte del Consiglio dei Ministri si saprà probabilmente di più su come cambierà la misura dal prossimo anno.

Pensioni verso “quota 102”?

Non meno importante, tra i temi nell’agenda del Governo, la riforma delle pensioni.
Sul tavolo c’è la cosiddetta perequazione, cioè l’adeguamento degli assegni all’inflazione. Ma, soprattutto, la riflessione legata al fatto che a fine 2021 si chiuderà il sistema di uscita anticipata dal lavoro basato sulla cosiddetta “quota 100”, ottenuta sommando l’età e gli anni di contributi versati.
Accanto a ipotesi come l’introduzione dell’Ape (anticipo pensionistico) contributiva, la proroga di “Opzione donna”, un ampliamento dell’Ape sociale o del contratto di espansione, sta sempre più prendendo piede l’idea di elevare semplicemente la “quota” da 100 a 102.

Perché si valuta Quota 102

Il nuovo meccanismo si stima costerebbe alle casse pubbliche un paio di miliardi: molto meno della “quota 41”, che darebbe la possibilità di andare in pensione con 41 anni di contributi, indipendentemente dall’età. E il passaggio dal vecchio al nuovo sistema avverrebbe in maniera progressiva.
“Quota 102”, sempre su base volontaria, si tradurrebbe in un meccanismo transitorio sperimentale che potrebbe durare per un massimo di 2 o 3 anni.
In parallelo, si sta lavorando per allargare il ventaglio dei lavori gravosi che consentono un pensionamento anticipato.

Legge di bilancio: le altre principali partite

Il peso della nuova legge di bilancio si dovrebbe aggirare attorno a 25 miliardi.
Di questi, 2 dovrebbero essere destinati alla sanità, sia per l’acquisto di vaccini e farmaci, sia per nuove assunzioni. Sempre 2 miliardi andrebbero al rinnovo dei contratti del pubblico impiego e altrettanti alle missioni militari e ad altre spese indifferibili. Tema caldo è anche quello del contenimento dell’effetto degli aumenti delle bollette di luce e gas. La manovra definirà la disponibilità finanziaria, in aggiunta ai 3 miliardi già stanziati con il primo decreto.

Gli interventi sulle tasse

Secondo fonti di agenzia, per il taglio delle tasse dovrebbero essere stanziati in legge di bilancio otto miliardi di euro.
Ancora da definire è anche il tema del taglio del cuneo fiscale, con conseguente riduzione delle tasse a partire dall’Irpef, con un meccanismo in fase di valutazione. La forbice del budget complessivo per gli interventi fiscali dovrebbe aggirarsi tra i 6 e i 10 miliardi. Non si dovrebbe abolire, per ora, l’Irap, mentre potrebbe essere eliminato, in vista dell’entrata a regime dell’assegno unico, il contributo pagato dai datori di lavoro per gli assegni familiari. In discussione, infine, la proroga oltre il 31 dicembre 2022 del Superbonus. La trasmissione alle Camere del testo approvato dal Consiglio dei Ministri è prevista per domani, 20 ottobre.

Alberto Minazzi

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