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Quando il vetro diventa acqua: a Venezia l’arte di Agne Raceviciute

Quando il vetro diventa acqua: a Venezia l’arte di Agne Raceviciute
RHEA_ Agne Raceviciute - 2026 Courtesy dell'artista

Alla Fondazione Querini Stampalia e a Casa Venezia, “RHEA – Sull’orlo dell’immagine” mette in dialogo vetro di Murano, fotografia

Agne Raceviciute è un’artista di origine lituane che nella mostra in corso alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia, esplora il lavoro alchemico del vetro, il presente e la percezione visiva facendo dialogare l’arte contemporanea con la storica tradizione di Murano.
La mostra RHEA – Sull’orlo dell’immagine, presentata in occasione della decima edizione di The Venice Glass Week e prorogata ora fino al 4 ottobre, è un progetto espositivo che si sviluppa in due luoghi, la Querini Stampalia e Casa Venezia e attraversa fotografia, installazione e scultura in vetro per interrogare il rapporto tra corpo, sguardo e memoria.

Tra arte contemporanea e tradizione del vetro di Murano

Al centro della ricerca dell’artista, che ha curato l’esposizione con la direttrice della Querini Stampalia Cristiana Collu, c’è il fare alchemico, un processo di trasformazione della materia che diventa anche metafora delle tensioni del presente dell’instabilità dell’identità e di ciò che accade quando un’immagine, un ricordo o un corpo si trovano sul confine tra ciò che è visibile e ciò che sfugge allo sguardo.
Il progetto espositivo nasce dal dialogo tra la tradizione del vetro veneziano e una ricerca contemporanea incentrata sull’esperienza del corpo e dell’identità. Attraverso la lavorazione del vetro, Raceviciute porta la materia al limite della sua stessa definizione: ciò che sembra solido conserva la qualità dell’acqua, ciò che sembra immobile restituisce un’immagine in continuo movimento.

RHEA_ Agne Raceviciute – 2026
Courtesy dell’artista

Il progetto espositivo

RHEA – Sull’orlo dell’immagine ha portato a Venezia una riflessione sul momento in cui l’immagine smette di essere stabile dando forma a una narrazione che si sviluppa attraverso il rapporto tra il visibile e ciò che rimane in bilico, appena oltre la superficie.
Nella Wonder Q della Fondazione Querini una fotografia introduce alla dimensione narrativa del progetto, accompagnata di un’opera in vetro.
L’immagine e l’installazione tessono la storia di RHEA tra corpo, sguardo e memoria. Non soltanto un insieme di opere, ma un’esperienza sulla soglia dove il vetro diventa strumento per interrogare il modo in cui guardiamo, ricordiamo e costruiamo la nostra stessa immagine.

Il racconto continua…

A Casa Venezia, casa dei collezionisti Massimo Adario e Dimitri Borri, sono invece esposte sculture in vetro di Murano, realizzate con tecniche di fusione e vetro soffiato.
Le opere si presentano come superfici che abitano lo spazio, evocando pozze d’acqua stagnante, capaci di restituire immagini instabili, frammentate e mutevoli.
Il vetro assume così una funzione percettiva e concettuale, trasformando l’acqua in materia solida mantenendo al tempo stesso trasparenza, profondità e ambiguità riflessiva. La materia diventa superficie e profondità insieme, uno spazio nel quale l’immagine si forma e contemporaneamente si sottrae.

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