La festa della Madonna della Salute tra ieri e oggi

Basilica della Madonna della Salute Venezia
Nella foto in alto: La Basilica della Madonna della Salute, a Venezia

Il 21 novembre sarà diverso quest’anno per Venezia.
Molti aspetti della quotidianità si devono adattare al nuovo clima sanitario e, con essi, anche le festività religiose.
Anche la festa della Salute, si celebrerà quindi in tutta sicurezza e con le dovute precauzioni.
Una delle prime novità è che dal 19 al 22 novembre sarà possibile ricevere l’indulgenza plenaria in tutti i luoghi di culto del Patriarcato di Venezia.
La basilica della Madonna della Salute non sarà quindi l’unico centro di culto adibito per la festa.

Un pellegrinaggio diffuso.

Al suo interno saranno accettate non più di 215 persone, le quali si disporranno 150 nella rotonda maggiore e 65 in quella minore durante le messe.

La messa del Patriarca di Venezia (ore 11:00 del 21 novembre) sarà trasmessa in diretta tv da Antenna 3 e sulla pagina Facebook di Gente Veneta. Questo per consentire a un pubblico più vasto di festeggiare il giorno in famiglia.
I flussi di visitatori alla Basilica e alla Punta della Salute saranno invece regolati per evitare qualsiasi assembramento. Non ci saranno candele da accendere, né sarà disposto il tradizionale ponte votivo.
Un tipo di pellegrinaggio innovativo dunque, che si potrebbe definire ‘diffuso’.

L'altare della basilica della Madonna della Salute con l'icona della Mesopanditissa
L’altare della basilica della Madonna della Salute con l’icona della Mesopanditissa

Un’unica preghiera da più punti della città

I fedeli potranno infatti festeggiare la liberazione dalla peste del 1630 e ringraziare la Madonna per la sua intercessione in tutto il territorio del Patriarcato di Venezia.
La preghiera comunitaria si leverà come un’unica voce, ma da più punti della città: in parrocchie, cappelle, capitelli, luoghi di ricovero e in famiglia.
Sarà considerata ‘pellegrinaggio’ anche la preghiera del rosario in famiglia, venerando un’immagine della Madonna.

La storia si replica

Non sarà facile conciliare il pellegrinaggio con le disposizioni sanitarie in atto nella Regione.
Ma la storia della Basilica della Madonna della Salute continua a essere un punto di riferimento imprescindibile, perché simbolo di resilienza e si speranza in un futuro migliore.
Non è  la prima volta che Venezia si trova ad affrontare un’epidemia.
Non è però neanche l’unica occasione in cui si sono dovute sospendere attività religiose a causa di un possibile contagio.
“Questo periodo di emergenza si può leggere in connessione con gli eventi passati -dice la storica veneziana, docente di archivistica e paleografia all’Università di Torino e di Padova Nelli Elena Vanzan Marchini – Sono tanti anni che studio la diffusione delle epidemie e il loro riscontro nella popolazione ma molte cose le sto capendo solo ora. Prima non riuscivo ad immedesimarmi così profondamente”.

Venezia esempio per tutte le nazioni europee

In questi giorni sta completando il suo corso di “Storia della sanità. La Serenissima e il controllo dei focolai” proposto dall’Ateneo Veneto (le lezioni si possono seguire anche ora sulla pagina Youtube) e le correlazioni sono inevitabili.
D’altra parte, benché dalla peste del 1630 Venezia non sia stata più colpita, fino a oggi, da epidemie, la sua organizzazione continua a esser presa d’esempio da tutte le nazioni europee.
Per la popolazione veneziana, la peste significava la sospensione di tutte le attività, feste laiche ed ecclesiastiche comprese. Non si conoscevano ancora le cause del contagio, intuite per la prima volta nel 1546 dal veronese Fra Castoro. Il morbo era un nemico invisibile.
‘Proprio per questo motivo – spiega la docente – toccò alla politica, e non alla scienza, trovare delle soluzioni rapide per restringere l’epidemia nell’immediato.

“Il bene del popolo sia legge suprema”

Nel 1486 a Venezia nacque quindi il Magistrato alla Sanità e con esso, la gestione dell’informazione sanitaria.
La visione è riassunta nel motto scelto dall’istituzione veneziana: ‘Salus populi suprema lex esto”’, ovvero “Il bene del popolo sia legge suprema”.
‘Una situazione di disuguaglianza come quella della peste, a Venezia – rileva Marchini – veniva affrontata secondo una politica di equità.’
Il piano del Magistrato prevedeva quindi la rilevazione degli appestati, la segnalazione degli ammalati e il controllo dei visitatori. Un programma che suona familiare se lo si ascolta tramite il filtro della situazione attuale.

Il fondamentale ruolo dei piovani

Per compiere l’impresa, il Magistrato si avvalse dei piovani delle numerose chiese veneziane.
Un punto di riferimento territoriale per la popolazione che veniva accompagnata proprio dal piovano nei momenti chiave della vita, celebrando battesimi, funerali, matrimoni e festività.
Il parroco era in grado di raccogliere e registrare i dati epidemiologici e anagrafici dei fedeli, in modo tale da individuare malati e morti di peste e contenere i focolai interni al loro iniziale manifestarsi.

La Basilica della Salute eretta a onore delle donne e delle madri

Nel 1624 il Magistrato iniziò a preoccuparsi di un dato significativo emerso dai registri della sanità: la mortalità infantile era in netto aumento.
Cominciò così una sorta di ‘campagna demografica’ che vide come simbolo della ripresa l’universo femminile.
La figura della levatrice, e della donna-madre in generale, venne elevata e protetta.
Proprio a suo onore, venne costruita la Basilica della Madonna della Salute.
Entrando nella chiesa, non si può fare a meno che notare il gruppo marmoreo dell’altare maggiore.

Interno della basilica della Madonna della Salute, altare maggiore
Interno della basilica della Madonna della Salute, altare maggiore

La scena raffigurata è significativa: una fanciulla, simbolo di Venezia, nell’atto di pregare la Madonna col bambino, emblema della maternità, intende scacciare una brutta strega, corrispondente alla peste.

‘L’etica religiosa e quella politica – conclude Marchini – andavano di pari passo, erano un tutt’uno. La religione era una via di comunicazione potente per l’epoca che si erigeva a strumento culturale della politica sanitaria. Oggi, forse, quello che manca è proprio un culto del sacro che possa servire a rielaborare il momento tragico che stiamo vivendo.

1 commento su “La festa della Madonna della Salute tra ieri e oggi”

  1. Maria Grazia Mazzucco

    Grazie , mi ha permesso di conoscere l’origine e il significato sia della chiesa sia del culto. Che la Madonna della salute guardi benevola a noi anche oggi sofferenti

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