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Premio Campiello 2022: ecco la cinquina dei finalisti

Premio Campiello 2022: ecco la cinquina dei finalisti
La Giuria dei letterati del Premio Campiello 2022

A Francesca Valente il premio per gli scrittori esordienti

Sono state selezionate tra 350.
Tante sono state le opere che la Giuria dei Letterati del Premio Campiello, presieduta da Walter Veltroni, ha visionato arrivando alla fine a lasciarne “in gioco” solo 5.
Le finaliste del premio, che ora saranno valutate dalla Giuria dei  Trecento Lettori prima di arrivare alla decretazione della vincitrice, il 3 settembre, al teatro La Fenice di Venezia.
Si tratta di  “La foglia di fico. Storie di alberi, donne, uomini” di Antonio Pascale (Einaudi), “Nova” di Fabio Bacà (Adelphi), “Stradario aggiornato di tutti i miei baci” di Daniela Ranieri (Ponte alle Grazie), “I miei stupidi intenti” di Bernardo Zannoni (Sellerio) e “Il tuffatore” di Elena Stancanelli (La nave di Teseo).

Campiello
Le cinque opere finaliste

A Francesca Valente il premio per gli scrittori esordienti

Il Premio Campiello Opera Prima, dedicato a un autore esordiente, è stato invece già assegnato a Francesca Valente per il suo “Altro nulla da segnalare” (Einaudi) che “reinventa letterariamente –recita la motivazione – il mondo dei pazienti psichiatrici portando nella vita quotidiana di un reparto ospedaliero uno sguardo straniante e sdoppiato: quello della voce narrante e quello dei rapporti stesi dagli infermieri, presentati come veri referti documentari. Il risultato è un congegno dalla struttura e dal ritmo inusuali” capace di aprire “interrogativi profondi sul confine tra salute e infermità, tra disagio e appagamento, tra vicinanza dei curanti e indifferenza del mondo”.

Il Premio Campiello

Il Premio Campiello, voluto dagli industriali veneti nel 1962 per promuovere e diffondere la cultura tra la gente, è oggi il Concorso di Letteratura Contemporanea più importante e  prestigioso in Italia. Tra le sue fila annovera alcuni tra i più grandi scrittori italiani:  Primo Levi, Mario Soldati, Dacia Maraini, Michela Murgia, Margaret Mazzantini, Mario Rigoni Stern, solo per citarne alcuni.

Primo Levi, vincitore del Premio Campiello con “La tregua” nel 1963. @Fondazione Il Campiello
Mario Rigoni Stern premiato da Primo Levi e Valeri Manera nel 1979 per Storia di Tönle

Sono tutti passati alla valutazione della doppia giuria che caratterizza il Premio, quella degli esperti, che attuano una prima attenta “scrematura” e quella dei Trecento lettori anonimi. Questi ultimi, selezionati su tutto il territorio nazionale “in base alle categorie sociali e professionali, cambiano ogni anno e i loro nomi rimangono segreti fino alla serata finale“.
A garanzia di una trasparenza che fa da trampolino alla qualità e al merito.
In questo momento storico in cui sembrano prevalere divisioni, odio e paure, la cultura può essere uno strumento di dialogo, di contaminazione e di accrescimento dei popoli – ha detto il presidente della Fondazione Il Campiello – Confindustria Veneto Enrico Carraro -. La cultura è un ponte che ci unisce tutti e dobbiamo fare tutto ciò che è in nostro potere per favorirla. Questo è ciò a cui mira il Campiello, grazie all’impegno degli industriali del Veneto, che da 60 anni sostengono il Premio con impegno ed entusiasmo”.

 

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