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PERCHE DOVREMMO DIVENTARE UNA METROPOLI?

PERCHE DOVREMMO DIVENTARE UNA METROPOLI?


Di questo e della capacità attrattiva del nostro territorio si è discusso al convegno “Talenti Metropolitani”
Questa la domanda con cui ha iniziato il suo intervento Stefano Micelli, Professore associato di Economia e Gestione delle Imprese presso la Facoltà di Economia, Università Ca’ Foscari di Venezia al convegno “Talenti Metropolitani” organizzato da UMANA, tenutosi lo scorso 13 febbraio a Villa Foscarini Rossi di Stra. Il Veneto è decisamente una regione “virtuosa” che dispone di tutte le carte per essere, sotto tutti gli aspetti, un’area di sviluppo potenzialmente competitiva. Come ha fatto notare Adriano Rasi Caldogno, Segretario Generale della Programmazione Regione Veneto – i dati relativi alle condizioni del mercato del lavoro, alla presenza di buone Università, all’elevato reddito familiare, alla solidità del sistema imprenditoriale, alla presenza di imprese ad alto contenuto tecnologico, alla crescita della spesa in termini di ricerca e di brevetti e alle buone strutture sociali, collocano il Veneto al di sopra della media nazionale; competitivo, anche quando confrontato con altre zone d’Europa.
Ovviamente esistono anche altri aspetti su cui è ancora necessario migliorare, come ad esempio quello dell’accessibilità, di cui l’apertura del nuovo Passante di Mestre costituisce già un grande passo in avanti. Pur alla luce di questi elementi, è tuttavia innegabile che al mondo esistono anche altre zone industriali che presentano caratteristiche simili a quelle presenti nel Veneto in termini di potenzialità. Eppure, come ha fatto notare Francesco Borga – Direttore generale Confindustria Veneto – c’è qualcosa nella regione che la rende assolutamente unica al mondo. Questo qualcosa è Venezia. Stando così le cose, in un’ottica di sviluppo – ad esempio – dell’area industriale di Porto Marghera, Venezia potrebbe rappresentare il polo di attrazione in grado da rendere davvero competitiva tutta la zona circostante. Questo  perché si è capito che l’attrattività di un territorio è una componente fondamentale della sua competitività.
Diviene allora necessario sfruttare Venezia come potente bacino di attrattività per i talenti. L’unicità del suo patrimonio artistico, la straordinarietà della sua struttura urbanistica, l’eccezionalità della vita che offre, sono tutte qualità che il mondo ci invidia. Tuttavia non basta la semplice presenza della città a rendere attrattiva l’area in questione: si rende necessaria un’attività di concentrazione che armonizzi le potenzialità insite nel nostro territorio in un organismo strutturato e funzionale, che abbia Venezia come cuore pulsante. Un’area metropolitana viva, perché in essa si formano, lavorano e vivono i talenti. Negli ultimi 10 anni infatti, sono le aree metropolitane ad aver fatto il salto di qualità in termini economici, come ha sottolineato Micelli, rispondendo così alla domanda provocatoria da lui stesso posta. Sempre più all’unisono, gli esponenti delle principali istituzioni del territorio, componenti di una filiera ideale costituita da chi disegna il territorio, da chi attrae e forma i talenti, da chi li rappresenta e da chi li accoglie, concordano sulla necessità di migliorare l’attrattività dell’area per trattenerne il capitale umano. Il motivo è molto semplice: soprattutto in una fase particolare come quella che l’economia – non solo nazionale – sta attraversando, ci si sta rendendo conto sempre di più che le potenzialità insite in un territorio non valgono nulla se a mancare è il vero motore dell’economia, il vero agens su cui investire in un’ottica di sviluppo: l’Uomo.
Ma a differenza degli altri fattori su cui poter investire, l’uomo ha anche delle necessità del tutto peculiari: ha una famiglia, degli hobby, fa sport, ascolta la musica, ha preferenze estetiche, ama mangiare bene, frequentare bella gente. Come ha sottolineato Giovanni Costa,   Professore ordinario di Strategia d’Impresa e Comportamento Organizzativo presso la Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Padova, l’uomo vuole soprattutto vivere in un Luogo, appartenere a una Comunità. Per questo motivo – insiste Costa –  non bisogna arrestare il processo, già in atto da alcuni anni, che vede la conversione di una moltitudine di imprese-città in un’unica “impresa diffusa” dotata di una propria identità. La domanda allora diviene: il nostro territorio soddisfa questi requisiti? Stanno bene i talenti che si formano nelle nostre Università, che poi trovano impiego nelle nostre aziende, che comprano casa, frequentano i nostri locali, i nostri cinema, i nostri negozi, si rivolgono alle nostre strutture sanitarie e portano i figli nelle nostre scuole? O preferiscono invece trasferire se stessi, le proprie famiglie e tutto il capitale umano di cui sono portatori altrove, alla ricerca di un luogo in cui lo stile di vita, la viabilità, le residenze, le Scuole e le attività ricreative siano migliori delle nostre? Alla luce di queste valutazioni, si comprende che è l’organizzazione di tutta un’area ad essere implicata nella valutazione dell’attrattività del territorio.
Fondamentale allo sviluppo di un’area metropolitana sarà allora la collaborazione dei diversi attori sociali implicati: pubblico e privato, lavoratori, imprenditori e parti sociali. Infatti, come ha messo in evidenza Franca Porto, Segretario Generale CISL del Veneto, la crisi ha permesso di riporre al centro del dibattito “l’Economia Reale” e di tornare a quelli che sono i “Fondamentali” presupposti dell’esistenza civile. Ricordando il momento in cui – 40 anni orsono – si è pervenuti per la prima volta ad un reciproco riconoscimento tra imprenditori e lavoratori, anche in questa fase di cambiamento – ha ribadito la Porto – ritorna necessaria una riflessione sulle responsabilità dell’uomo e sui suoi diritti primari. Aspetto quest’ultimo in cui il Veneto si è sempre dimostrato virtuoso, essendo stato una delle prime regioni ad aver trovato un’intesa sugli ammortizzatori sociali. Sulla necessità di un progetto “insiemistico” e sul ruolo fondamentale dell’amministrazione regionale per lo sviluppo di un’area “agropolitana” si è invece soffermato Renzo Marangon, Assessore Regionale alle Politiche del Territorio, focalizzandosi così sul peculiare intreccio tra città e campagna che contraddistingue il Veneto.
In questo sviluppo agropolitano – ha continuato Marangon – il ruolo della Regione dovrebbe essere quello di una presenza “leggera” in grado di accompagnare e valorizzare – non di rallentare – le idee di cui il territorio dispone. Il dibattito – aperto e moderato da Ario Gervasutti de Il Gazzettino – si è quindi concluso sulle note con cui Luigi Brugnaro – Presidente di UMANA – aveva introdotto i temi del convegno nel dare il benvenuto ai presenti: ribadendo la necessità di porre l’Uomo, le sue potenzialità e la sua creatività alla base della competitività dell’area metropolitana: un ritorno all’Umanesimo senza il quale nessuno sviluppo economico è mai stato, né sarà mai possibile.
DI GIULIA DE MEO

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