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Pelle ringiovanita di 30 anni. Nuovi scenari per la medicina rigenerativa

Pelle ringiovanita di 30 anni. Nuovi scenari per la medicina rigenerativa

La riprogrammazione genetica parziale sperimentata in Gran Bretagna: i fibroblasti tornano indietro nel tempo

Avere una pelle più liscia, compatta e luminosa senza evidenti segni del tempo. In altre parole più giovane e soprattutto con le sue funzionalità.
Chissà quante volte, guardandoci allo specchio, abbiamo espresso questo desiderio.
La risposta arriva oggi da un esperimento condotto in Gran Bretagna su cellule della pelle umana in provetta che, grazie a una riprogrammazione genetica parziale, sono ringiovanite di 30 anni conservando la loro identità e ripristinando anche la corretta funzionalità. La tecnica sulla quale si sono basati i ricercatori è stata sperimentata in vivo su topi in Spagna.
«Rispetto ad altri organi quali reni, muscoli, fegato, milza e polmoni – spiega il genetista dell’Università di Roma Tor Vergata Giuseppe Novelli – la pelle ha dato la migliore risposta al ringiovanimento. I test sulle loro ferite hanno infatti rivelato una rafforzata capacità di guarire senza lasciare cicatrici».

Pelle umana più giovane con la riprogrammazione parziale

Le cellule della pelle umana chiamate fibroblasti possono tornare indietro nel tempo e riconquistare il vigore di una volta.
I ricercatori del Babraham Institute sono arrivati a questo risultato, pubblicato sulla rivista eLife, partendo dalla tecnica di riprogrammazione delle cellule messa a punto dal premio Nobel Shinya Yamanaka. L’obiettivo era di trasformare le cellule – i fibroblasti – mature e differenziate in cellule staminali pluripotenti indotte, vale a dire un tipo di cellula generata arficialmente.

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Giuseppe Novelli, genetista ed ex rettore dell’ Università Roma Tor Vergata

«I risultati positivi – continua Novelli – sono arrivati con una variazione sul tempo. Infatti lo stesso insieme di proteine ringiovanenti chiamate “fattori di Yamanaka” è stato somministrato alle cellule per soli 13 giorni anziché i consueti 50. In altre parole, con la riprogrammazione genetica parziale sono state fatte regredire ma non eccessivamente – quindi non sono state fatte ritornare “bambine” – consentendo così di conservare la loro identità e ripristinandone anche la funzionalità».
In sostanza, quindi,  i fibroblasti sono tornati a produrre collagene proprio come le cellule più giovani.

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I risultati dello studio

In questo modo è stato possibile ringiovanire e migliorare la grana della pelle, perdere i segni dell’età e temporaneamente anche la loro identità.
Successivamente, però, coltivate in condizioni normali, le cellule l’hanno riacquisita e hanno ricominciato a produrre collagene come quelle della pelle più giovani.
Questa scoperta, oltre ad avere un valore estetico, può rivoluzionare anche la cura e la guarigione delle ferite.
Messe alla prova simulandole è risultato che i fibroblasti ringiovaniti migrano verso il taglio più velocemente di quelli non trattati.
«E’ importante dire – precisa Novelli – che La tecnica di riprogrammazione parziale, rispetto a quella totale è più sicura perché non produce instabilità genetica e tumori».

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La nuova strada per il ringiovanimento della pelle umana

«Grazie ai risultati dei ricercatori della Gran Bretagna – conclude Novelli – almeno per quanto riguarda la pelle, una nuova strada per il ringiovanimento si è aperta. Per ora, considerati i pericoli di gravi effetti collaterali, è complicato che si possa procedere anche per le cellule negli esseri umani che invecchiano . Serviranno ancora studi approfonditi e tempo ma non si esclude che in futuro si possa utilizzare il ringiovanimento delle cellule per mettere a punto nuovi trattamenti in grado di rallentare o far regredire malattie che compaiono con l’età come il diabete, la demenza o l’osteoporosi».

Silvia Bolognini

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