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Ospedali in Italia: ecco le eccellenze secondo la classifica Agenas

Ospedali in Italia: ecco le eccellenze secondo la classifica Agenas

Presentata da Agenas l’edizione 2022 del Piano Nazionale Esiti, che ha analizzato le performance di 1.377 strutture sanitarie pubbliche e private

Nel 2021, gli ospedali italiani che hanno fornito ai cittadini le migliori cure sono stati l’Istituto “Humanitas” di Rozzano (Milano) e l’Azienda ospedaliera universitaria Ospedali riuniti “Umberto I – G.M. Lancisi” di Ancona.
Lo dice l’ultimo aggiornamento del Piano Nazionale Esiti, ormai da 10 anni l’osservatorio permanente dell’assistenza sanitaria in Italia.
Tra le 1e 1.377 strutture, pubbliche e private, di cui l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali ha analizzato le performance nell’appena presentata edizione 2022 del rapporto, le due strutture sanitarie premiate da Agenas hanno infatti raggiunto una qualità di livello alto o molto alto per tutti gli indicatori considerati.
Oltre ad aver tracciato le linee generali della sanità italiana nella non facile ripartenza dopo il Covid, con la nota lieta del recupero delle strutture meridionali in diverse aree specialistiche, Agenas ha comunque anche evidenziato quelle che sono le eccellenze nei diversi settori.

Le eccellenze settore per settore

Per le performance sui tumori alla mammella, la soglia minima è per esempio quella dei 150 interventi annui, raggiunta dal 16% dei reparti analizzati, con una classifica guidata dall’Istituto europeo di oncologia di Milano che vede nella top ten, al posto, anche lo Iov di Padova.
Passando agli interventi di bypass aorto-coronarico, solo 15 raggiungono i 200 interventi l’anno.
In prima posizione il Policlinico universitario “Gemelli di Roma, con anche gli ospedali Ca’ Foncello di Treviso e  il San Bortolo di Vicenza posizionati tra i migliori (anche riguardo alla minor mortalità a 30 giorni).

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Per la tempestività di accesso all’angioplastica coronarica nei casi di infarto, legata a un intervento effettuato entro 90′ dall’evento, sono le strutture del sud, a partire dal presidio ospedaliero “Ospedale del Mare” di Napoli a occupare le posizioni di vertice.
Sono invece 327 le strutture che hanno trattato oltre 100 casi di fratture del collo del femore nell’anziano. Anche qui, per la percentuali di inteventi effettuati entro 48 ore, primo posto per un ospedale meridionale, l’”Umberto I” di Siracusa e, tra le prime 10 strutture, figura anche il veneziano ospedale di San Donà di Piave.
L’Istituto “Galeazzi” di Milano è invece al primo posto per il totale di questo tipo di interventi sull’intera popolazione.

Il quadro generale

Riguardo all’attività assistenziale effettuata nel 2021, Agenas, che ha preso in considerazione 194 indicatori relativi sia all’assistenza ospedaliera che territoriale, ha registrato circa mezzo milione in più di ricoveri rispetto al 2020, ma ancora 1,2 milioni meno del 2019.
Il numero di ricoveri urgenti è stato inferiore ai valori attesi: dal -10% per l’infarto miocardico acuto (circa 11.300 ricoveri in meno) al -6% per la frattura di femore (circa 5.800 ricoveri in meno).

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La proporzione di pazienti sottoposti ad angioplastica coronarica entro 90 minuti dal ricovero è stata in media del 50,6%, mentre la proporzione di anziani con frattura di femore operati entro 48 ore è stata in media del 48,6%. La mortalità a 30 giorni da un episodio di infarto si è leggermente ridotta (7,7% da 8,4%), mentre quella per frattura di femore è rimasta sostanzialmente stabile (6,4% rispetto al 6,6% del 2020).

Per gli interventi di bypass aorto-coronarico isolato, si è registrata una riduzione di 1.900 ricoveri rispetto alle attese. In area muscolo-scheletrica, sono ripartite in maniera significativa le attività programmate rispetto al 2020, con un aumento di 18 mila interventi di protesi d’anca e 14 mila interventi di protesi di ginocchio. È ripartita anche l’assistenza in ambito oncologico: le ospedalizzazioni per tumori maligni alla mammella, ad esempio, sono tornate ai livelli pre-pandemici con 6.700 interventi in più. Permane invece , sottolinea il rapporto, “una marcata inappropriatezza in ambito materno-infantile, ad esempio nel ricorso al taglio cesareo”.

Alberto Minazzi

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