Da Dolo una cura efficace per contenere i decessi da coronavirus

Le eparine per la cura del coronavirus

Il primo segreto si chiama “lavoro di squadra”.
È l’approccio che, all’ospedale di Dolo, ha fatto sì che a rivelarsi fondamentale per la scoperta di una cura efficace per un’infezione ai polmoni letale come quella provocata dal coronavirus sia stata l’intuizione di un cardiologo.

Partendo dalle osservazioni del professor Fausto Rigo, la sua équipe ha infatti riscontrato l’efficacia dell’uso degli anticoagulanti nel trattamento dei pazienti afflitti da Covid-19.

Il direttore del reparto di cardiologia dell’ospedale di Dolo Fausto Rigo

“Voglio assolutamente ringraziare – premette il medico – tutto il mio gruppo: prima di tutto gli infermieri e gli oss dei reparti di cardiologia e pneumologia, ma anche tutti i medici cardiologi e il personale dei reparti di pneumologia, medicina interna, geriatria e rianimazione. Con il loro lavoro siamo potuti arrivare a questo risultato. Come team, abbiamo avuto semplicemente la fortuna di riscontrare la bontà di un ragionamento. Da qui siamo partiti nell’analisi nel dettaglio dei dati che avevamo a disposizione e abbiamo confermato l’utilità dell’eparina per contribuire a ridurre gli effetti letali del coronavirus”.

Dalla cardiologia alla “prima linea” del Covid Hospital di Dolo

Come direttore del reparto di cardiologia dell’ospedale di Dolo, il dottor Rigo, come tanti colleghi, il 20 di febbraio si è dovuto inchinare alla ragione di Stato. Ovvero, di fronte alla scelta di trasformare il nosocomio dolese in uno dei Covid Hospital individuati dalla Regione come punti di cura esclusivamente dedicati ai pazienti affetti da coronavirus, ha ceduto tutti i letti ordinari al reparto di pneumologia.
Questo per contribuire a creare un polo di pneumo-cardiologia semi-intensiva, a metà tra reparto classico e reparto di rianimazione. Quelli, per capirci, caratterizzati dagli ossimetri a flusso veloce. Ovvero i “caschi di plastica” per aiutare i malati a ingerire aria con meno fatica che, durante questa emergenza, abbiamo purtroppo imparato a conoscere.

Qui, così, non sono stati più ricoverati pazienti di cardiologia, ma soggetti che presentavano tosse, febbre e un quadro clinico e cardiologico tipico dell’infezione da Covid-19. “Il contributo che potevo dare come cardiologo – ammette il medico – non poteva essere uguale a quello abituale. E ho quindi cercato di impiegare al meglio il mio tempo”.

Lo studio dei pazienti Covid-19

Come alcuni colleghi in altre parti d’Italia, a partire da quelli di Bergamo, Rigo ha così iniziato a osservare come si manifestava l’infezione nei pazienti. “Devo dire che, in 40 anni di professione, non avevo mai visto polmoniti con un simile andamento. I pazienti più gravi, in poche ore, passavano a una situazione di stress respiratorio, non riuscendo più a ossigenare il sangue e andando così velocemente incontro alla morte”.

Uno dei problemi legati alla pandemia è legato al fatto che il Covid-19 è un virus in precedenza sconosciuto. “All’inizio – ricorda Rigo – si presumeva che la morte sopraggiungesse per fatti emorragici e c’era timore, da parte degli internisti, nel somministrare anticoagulanti. Farmaci che noi cardiologi riusciamo a gestire meglio e a somministrare con meno paura, essendo abituati al calcolo dei rischi emorragici”.

A Dolo le eparine per la cura del coronavirus

L’idea di curare i malati di coronavirus con eparine, soprattutto sottocutanee come la calciparina, ha così cominciato a prendere forma dopo l’analisi dei parametri d’ingresso dei ricoverati per Covid-19.
“La viscosità del loro sangue – prosegue il primario – era elevata. E la possibilità di trovare trombi, oltre all’infezione, spesso saliva alle stelle. Così ho ipotizzato l’idea che anche nella parte vascolare del polmone si formassero grumi di sangue che tappassero le arterie. E, elevando la soglia di eparine somministrate, molti pazienti, al di là dell’infezione polmonare, miglioravano rapidamente”.

La polmonite produce infatti, all’interno del polmone, una quantità elevata di acqua, impedendo con la sua barriera liquida il passaggio gassoso nell’alveolo. Se a questi blocchi si aggiungono quelli derivanti dalla formazione di trombi arteriosi, si capisce quindi facilmente come le difficoltà respiratorie possano diventare insormontabili. Perché le embolie polmonari sono la prima causa di morte per coronavirus.

L’aiuto di Amici del cuore e Confindustria

Per confermare la correttezza della propria intuizione, il dottor Rigo ha così proposto di effettuare sui pazienti analisi strumentali, come le ecografie, per vedere insieme polmoni (e relative eventuali strie di acqua al loro interno) e cuore. Un macchinario sul quale, però, il reparto non poteva contare.
“Ho allora chiesto – riprende Rigo – agli Amici del cuore di Mestre se potevano donarci un ecografo, se riuscivano a trovare privati che volessero investire. E devo ringraziare, in tal senso, Confindustria Venezia e il suo presidente Marinese che, in 24 ore, hanno approvato la relativa delibera”.

Rigo è quindi riuscito a superare un’altra difficoltà, cioè la mancata disponibilità sul mercato di macchinari nuovi, facendosi arrivare un ecografo da Roma. E ha così potuto effettuare le prime ecografie.
“Chi presentava un quadro clinico migliore, pur avendo la polmonite, non aveva trombi che impedissero il flusso del sangue negli alveoli polmonari. Abbiamo così costruito algoritmi e terapie che hanno consentito di far finire meno in rianimazione quanto meno i più giovani. Perché non mi davo pace dopo aver visto morire tante persone di 50 o 60 anni”.

Un rimedio fondamentale

Se l’utilizzo degli anticoagulanti evita in primo luogo i decessi delle persone più giovani, risulta comunque utile anche per aiutare gli over 65, riducendo il numero di morti.  Non solo.
“Dal registro in cui abbiamo inserito i dati – rivela Rigo – è emerso anche che nelle persone che già prendevano anticoagulanti, sia pure solo per bocca, lo sviluppo della malattia era meno grave”. E, in ogni caso, “si riducono i tempi di degenza, rispetto alle due settimane che si registrano mediamente dal ricovero alla dimissione dei pazienti che superano l’infezione”.

Fuori da Dolo, in giro per il mondo

Ormai, l’utilizzo degli anticoagulanti avviene di default, non solo a Dolo, per garantire una protezione di minima ai pazienti, in aggiunta alla molecola antivirale somministrata.
“Abbiamo cercato di essere utili a tutta la comunità scientifica internazionale. E tramite il passaparola ormai l’uso delle eparine avviene ormai in tutti gli ospedali”, ammette il medico.

Ad aiutare in tal senso è anche il contatto con la luminare internazionale Ilaria Capua, che sta raccogliendo a San Francisco i dati degli studi internazionali sul Covid-19. “La conoscevo personalmente già prima – racconta Rigo – e ci siamo confrontati sul tema degli anticoagulanti. Mi ha detto che segnalazioni come quella che le abbiamo mandato da Dolo non ne aveva e mi ha suggerito di realizzare dei lavori in merito per le riviste scientifiche”. Tra queste, Lancet, la più prestigiosa rivista mondiale sul Covid, anche se non ha ancora pubblicato l’articolo, lo ha sicuramente preso in debita considerazione, visto che dopo due settimane non è stato ancora rimandato al mittente. E va ricordato che il lavoro statistico in merito è stato curato dal Cnr di Pisa, ovvero il top mondiale del settore.

Covid Hospital: uno tsunami per la sanità

Tutto questo è avvenuto a casa nostra, a Dolo. E in un Covid-Hospital: una realtà necessaria, per fronteggiare la pandemia, ma certo una realtà non facile per il personale sanitario.
“Da dipendente – conclude Rigo – voglio ringraziare la direzione medica di presidio e la direzione sanitaria, che ci sono state vicine nei momenti più difficili. La trasformazione dell’ospedale di Dolo l’abbiamo vissuta come un vero e proprio tsunami, con una riorganizzazione in pochissime ore. E devo dire che, da parte di tutti gli operatori, c’è stata la massima disponibilità nel rinnegare la propria professione come abitualmente interpretata, per risultare il più possibile utili ai nuovi bisogni”.

11 commenti su “Da Dolo una cura efficace per contenere i decessi da coronavirus”

  1. Roberta Semenzato

    Complimenti veramente e tante grazie. A tutti voi. Spero che non venga stoppato anche questa importante scoperta. Roberta Semenzato

  2. Siamo orgogliosi come Associazione Amici del Cuore Mestre di avere il Dott.Rigo come presidente onorario e abbiamo sempre avuto fiducia di lui come cardiologo. Ringraziamo tutta l’equipe medica e lo staff di infermieri,tecnici e OSS per l’impegno e il sacrificio profuso in questa dura lotta contro Covid 19 questo svonosciuto

  3. Lucia Callegaro

    Sono veramente grata per tutto l’impegno che avete messo a disposizione per combattere questa enorme pandemia, un plauso particolare a tutto lo staff di medici e infermieri. Grazie.

  4. Bruno Liviero

    Importante quanto concluso dal dr.Rigo e soprattutto dall’aver intuito e realizzato un’equipe facendo sinergia delle diverse competenze ed esperienze.Credo si dovrà senz’altro valorizzare questa conclusione nell’ambito dell’impegno da poco sottoscritto(Italia,Francia,Germania ecc)per mettere assieme risorse di vario genere per far fronte all’attuale pandemia.Grazie a tutte/i

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