Occupabilità sociale: un servizio verso l’autonomia delle persone

Sarte e costumiste al lavoro, poco prima delle prove generali de “L’Italiana in Algeri” di Giacchino Rossini, Gran Teatro La Fenice, Venezia 22 febbraio 2019. © Andrea MEROLA

Non è un servizio di collocamento lavorativo, né di incrocio tra domanda e offerta di impiego.
È un percorso di costruzione o recupero di competenze da spendere successivamente nel mercato del lavoro.
A partire dal 2017, in tutto sono state 846 le persone residenti nel Comune di Venezia ad aver usufruito del servizio di “Occupabilità sociale”.

Il servizio

Il servizio fa capo alla Direzione Coesione sociale del Comune di Venezia. È stato avviato dall’Amministrazione comunale dopo la presa di coscienza della necessità di un nuovo servizio alla persona in grado di fare sintesi tra i diversi strumenti di sostegno a disposizione di una ben precisa fascia di popolazione residente. Ovvero quella che si colloca in un’area grigia tra chi possiede una propria e piena autonomia ed il lavoro ce l’ha e chi un’occupazione non riesce a trovarla a causa di proprie fragilità e di un mercato del lavoro sempre più competitivo. Situazioni che in genere fanno scattare un circuito pubblico fatto di assistenza sociale e sussidi. “Sono persone che rischiano la marginalità sociale ma che se opportunamente sostenute in un percorso graduale possono acquisire maggiore autonomia e uscire da un circuito assistenziale” spiega l’assessore alla Coesione sociale del Comune di Venezia, Simone Venturini.

L’obiettivo

“Per questo – continua Venturini – abbiamo lavorato perché le diverse agenzie per la coesione sociale avessero a disposizione degli strumenti per ritagliare un percorso individuale sulla persona che chiede aiuto. Non è compito del Comune creare un’agenzia per il lavoro che esiste già, ma dobbiamo occuparci di quelle persone che non sono in grado di affacciarsi al mercato del lavoro. Per questo abbiamo messo in campo una serie di strumenti, circa una ventina, in grado di accompagnare la persona in un percorso graduale di autonomia, pur sapendo che non tutti ci riusciranno”.

Il lavoro di pubblica utilità

Tra i percorsi più conosciuti si colloca l’LPU, ossia il lavoro di pubblica utilità, finanziato con fondi regionali e comunali. Si rivolge ogni anno a 40 residenti nel Comune di Venezia in carico ai servizi sociali. Questi vengono formati e assunti per sei mesi con regolare contratto, per svolgere attività lavorative, quali ad esempio il riordino di archivi in biblioteca, la pulizia delle strade o la manutenzione del verde pubblico.

“Dal 2017 al 2019 questo strumento ha messo in moto un meccanismo di riscatto sociale – sottolinea Venturini – che ha portato anche ad un beneficio economico per le casse del Comune. E, una volta terminato questo percorso, molte di queste persone hanno continuato a lavorare nell’ambito della cooperazione sociale e del terzo settore mantenendo la mansione che avevano svolto. Nella logica di una inclusione attiva, della riattivazione della autostima della persona assistita e, dove sia possibile, di sollevare dalla presa in carico i servizi sociali, che in questo modo possono dedicarsi ad altri utenti”.

Simone Venturini, assessore alla Coesione sociale del Comune di Venezia (foto di repertorio)

I punti di forza del progetto

Gradualità, molteplicità degli strumenti utilizzati e possibilità di fare rete con il territorio sono stati i punti fermi del progetto di “Occupabilità Sociale”. Il bilancio economico di questo triennio parla di un investimento pari a 2,3 milioni di euro, in gran parte provenienti dai fondi sociali europei.

L’attivazione individuale è un percorso che segue infatti l’indirizzo tracciato dalla Direttiva “Europa 2020” in materia di assistenza sociale. Questa fa riferimento esplicito ad un “patto” tra ente pubblico e soggetto intercettato che prevede il sostegno in cambio della riattivazione sociale e lavorativa.

Chi usufruisce del servizio

Oggi la domanda che arriva ai servizi sociali del Comune di Venezia è sempre più trasversale. Arriva prevalentemente da giovani che non studiano e non lavorano ma anche da persone anziane che hanno perso il lavoro prima di poter usufruire della pensione.

A Venezia, la recente crisi economica provocata dalla pandemia da Covid 19 ha penalizzato soprattutto i settori economici, dal turismo alla ristorazione, più disponibili all’inserimento lavorativo di chi ha usufruito del servizio di “Occupabilità Sociale”, spingendo la Direzione Coesione Sociale ad individuare altri comparti produttivi su cui investire le risorse messe a disposizione.

Il futuro

Per il biennio 2020 – 2021 i  progetti di lavoro di pubblica utilità coinvolgeranno 30 utenti e si estenderanno a nuove e diverse tipologie di servizi. Saranno coinvolti la rete delle biblioteche comunali, Veritas, la Fondazione Forte Marghera, l’istituzione Bosco e Grandi Parchi ed il Tribunale di Venezia.

A settembre partirà anche il MOS, una misura di sostegno agile, rivolta a 240 percettori del reddito di cittadinanza. Nell’arco di 8 mesi, il MOS prevede un pacchetto di 12, 18 o 24 ore individuali di affiancamento ad un operatore esperto di mercato del lavoro.

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