Non solo cimici asiatiche: biodiversità a rischio nel veneziano

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È oramai “invasione” biologica. Nel 2018 le cimici asiatiche hanno gravemente intaccato l’area agricola veneziana: “Quest’anno per la prima volta le cimici asiatiche non solo hanno colpito la frutticoltura ma anche le colture seminative, il mais in particolare – racconta il vicedirettore di Confagricoltura Venezia Sergio Magoga – Il problema è serio, si sono calcolati danni in una percentuale del 12% e non era mai accaduto prima. Queste cimici vanno eradicate perché mettono in grave difficoltà le aziende agricole”.  

Ma non è l’unica specie ad aver leso gli equilibri naturali del territorio veneto: il licenide dei gerani (un lepidottero parassita di origine sudafricana) ha pesantemente compromesso il settore vivaistico, lo scoiattolo grigio americano compete con lo scoiattolo rosso, l’ibis sacro africano rischia di essere un antagonista dei nostri aironi mentre i pesci d’acqua dolce sono preda di nuove specie esotiche.

Ibis sacro – PH© Emanuele Stival

La nostra biodiversità è a rischio e da più parti si lanciano appelli per salvaguardare l’ecosistema dall’introduzione di specie aliene. Lo fa la comunità scientifica, ricordando come siano fondamentali le attività di prevenzione, e lo fanno gli agricoltori, richiedendo l’istituzione di una task force per il monitoraggio e la valutazione dell’evoluzione della fauna selvatica. Il sistema agricolo denuncia «il proliferare incontrollato di cinghiali, scoiattoli grigi e nutrie» nella nostra regione, dove peraltro sono ritornati autoctoni anche lupi e caprioli. La diffusione di specie aliene, cioè introdotte – volontariamente o meno – dall’uomo, riguarda indifferentemente flora e fauna.

UN ANNO DISASTROSO
Il 2018, dagli agricoltori e da moltissimi cittadini, sarà ricordato come “l’anno delle cimici”: cimici verdi, quelle “nostrane”, ma soprattutto cimici asiatiche, che prolificano depositando anche 300-400 uova due volte l’anno. Più scure delle autoctone, con le loro punture hanno flagellato tonnellate di pesche e albicocche, pere, mele e kiwi nelle campagne dell’intera regione.

Quest’anno per la prima voltale cimici asiatiche non solo hanno colpito la frutticoltura, ma anche le colture seminative, il mais in particolare. Il problema è serio, si sono calcolati danni in una percentuale del 12% nell’area veneziana e non era mai accaduto prima. Queste cimici vanno eradicate perché mettono in grave difficoltà le aziende agricole

Prive di antagonisti in grado di contenere la loro esplosione demografica, si sono moltiplicate nei frutteti e, con il cambio di stagione, si stanno impadronendo delle nostre case per svernare in un clima tiepido e favorevole. Dal punto di vista tecnico ed ecosistemico la soluzione migliore – secondo la Regione Veneto – sono le reti anti-insetto, mentre nelle abitazioni ci si arma di zanzariere, soffioni e tanta pazienza.

La cimice non è certo pericolosa, ma non è un bel vedere sul tavolo della cucina o sui tendaggi.

Adulto di cimice asiatica – PH© Marco Uliana

«Le specie esotiche – chiarisce Mauro Bon, zoologo del Museo di Scienze Naturali di Venezia – rappresentano un grosso impatto sulla biodiversità. Non sempre creano problemi all’uomo ma possono sempre entrare in competizione con specie autoctone danneggiando l’ecosistema».

Gli esempi sono molti.

«Il gambero della Louisiana, detto anche gambero killer – spiega lo zoologo – è uno dei peggiori nemici della biodiversità. Mangia di tutto, si sposta anche fuori dall’acqua e crea danni gravissimi alla fauna risultando causa anche dell’estinzione locale delle specie autoctone». Ma non è il solo nel nostro territorio.

Il gambero rosso della Louisiana – PH©Archivio Museo Storia Naturale Venezia

Nei fiumi, dove il 50% della fauna ittica è di origine esotica, molti pesci stanno scomparendo e tra questi anche il nostro principale predatore, il luccio.

«Danni alla biodiversità – rileva ancora Bon – li stanno creando però anche le nutrie, che distruggono la vegetazione delle zone umide e possono predare anche le uova degli uccelli acquatici».

Le nutrie, roditori sud americani arrivati negli allevamenti del Delta del Po negli anni ’50 per trarne pellicce di castorino, sono poi state liberate e si sono riprodotte distribuendosi ovunque in Veneto, arrivando fino a Belluno. Creano danni seri all’agricoltura, perché si cibano di tutti i vegetali e possono causare rischi idraulici in quanto scavano profondi tunnel che danneggiano gli argini.

Nutria – PH© L. Benatelli

Come le nutrie, sono arrivati anche i visoni americani, all’inizio sempre negli allevamenti dell’alto vicentino, del padovano e del portogruarese.

«Il visone è un competitor diretto delle puzzole – spiega Bon – ed è carnivoro. Mangia pesci, anfibi, piccoli uccelli ed è un notevole predatore. I nuclei più grossi si trovano nel Brenta e nel Piave».

Visone americano – PH© D. Camorani

A volte introdotte volontariamente dall’uomo, più spesso giunte con le merci e la globalizzazione, le specie aliene non sono ancora tutte classificate.

Tra queste «hanno un ruolo di prim’ordine gli insetti polifagi, quelli che si cibano di molti tipi di piante, come il bruco americano e la cimice asiatica. Ma trovano spazio anche specie con regime alimentare molto specializzato, come il licenide dei gerani. Quest’ultimo – racconta Marco Uliana, entomologo del Museo di Storia Naturale di Venezia – è una piccola farfalla marrone di origine sudafricana. E’ innocua per l’uomo, ma non per l’attività produttiva dei gerani, che ha fortemente intaccato».

E la zanzara tigre?

Zanzara tigre – PH© Marco Uliana

«Contrariamente a quanto si pensa – rivela Uliana – non è lei, ma la nostra zanzara autoctona la responsabile del trasferimento della febbre del Nilo da una persona a un’altra. Però è un insetto molto aggressivo, che può trasmettere altri patogeni ed è particolarmente fastidioso, rispetto alle zanzare autoctone, per la sua attività prevalentemente diurna».

Non sappiamo con precisione quanti insetti e altri invertebrati alieni siano presenti nella nostra regione. Si stima in difetto la presenza di almeno 160 specie ma, già nel 2007, il Veneto risultava al secondo posto tra le regioni più interessate dall’invasione biologica.

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