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Marcon: il paese che "non c’era" e che ha invece una lunga memoria storica

Marcon: il paese che "non c’era" e che ha invece una lunga memoria storica
Marcon alla fine degli anni '20

Il Comune veneziano punta alla rinascita anche attraverso la memoria del suo patrimonio storico

Tutto el mondo xe paese, fora che Gaggio, Marcon e Dese”.
Letteralmente: “tutto il mondo è paese tranne Gaggio, Marcon e Dese”, tre località di un Comune in provincia di Venezia.
A chi non è mai capitato di restare colpito da un detto tipico di uno dei tantissimi dialetti italiani?
Questa è una di quelle espressioni che, come altre, custodisce nel tempo caratteristiche di mondi e realtà, talvolta dimenticate, ma pur sempre affascinanti da riscoprire.

E’ il caso appunto del Comune di Marcon e delle sue due frazioni.
Un paese che ha assorbito l’influenza della vicinissima Altino e che per questo affonda le sue origini nell’età romana.
Un territorio in passato ricco di boschi e acque che in parte ne hanno condizionato lo sviluppo e la storia.
Le sue attuali strade sembrano seguire l’antico graticolato. Marcon ha iniziato a cambiare il suo originario volto dagli anni ‘60 ed è oggi un comune metropolitano industrializzato di 17.539 abitanti. Ma come si è trasformato nel tempo? A raccontarlo a Metropolitano.it è Luigino Scroccaro, studioso e ricercatore di storia del territorio veneziano al quale ha anche dedicato delle pubblicazioni.

Luigino Scroccaro
  • Partiamo proprio dal detto veneziano. Cosa significa e perché è nato?

«Il riferimento è alla situazione ambientale che vi era sul territorio fino agli inizi degli anni ’60.
Il territorio era spopolato perché la zona in particolare al di là della ferrovia si presentava boschiva e paludosa e quindi era poco ospitale.
Gli anni ’50 furono anni di emigrazione, le cose hanno iniziato a cambiare quando sono arrivate le prime fabbriche. Nella piccola frazione del Colmello arrivò nel ’62Tranceria Veneta”, una delle prime industrie insediatesi e che ha continuato ininterrottamente l’attività fino purtroppo alla chiusura definitiva negli anni novanta del secolo scorso. Quel che è triste è che nessuno si è preoccupato di raccogliere testimonianza di chi ha lavorato lì.

Gli anni ’70 e poi ’80 hanno portato un progressivo incremento industriale nella zona. Le bonifiche del territorio iniziate negli anni ’20 con la prima idrovora Zuccarello hanno portato un notevole miglioramento della salubrità dell’ambiente facilitando l’insediamento sul territorio. La frazione di San Liberale è nata a seguito di questi interventi, mentre a Dese i primi in questo senso risalgono al 1922 con la nascita del Consorzio Dese Inferiore».

Ponte Alto Zuccarello (Marcon – Venezia)
Ponte Alto Zuccarello in una foto recente
  • Com’è cambiato Marcon nel tempo?

«Oggi non posso negare che Marcon sia un posto dove si sta bene, molte persone vengono ad abitarci. Purtroppo però, guardando il paese con un occhio da storico, devo constatare che il detto di cui parlavamo è ancora attuale. Mi spiego. Oggi se si nomina Marcon alla maggior parte delle persone viene in mente il centro commerciale Valecenter piuttosto che, per fare un esempio, il delizioso Tempietto di San Giuseppe, gioiellino del 1694 che pochi conoscono e che ora è stato messo in vendita.
Quello di cui avverto la mancanza è la costruzione di quel senso di appartenenza alla comunità, cosa che un tempo era molto sentita. La mia speranza è che i nuovi abitanti che stanno arrivando trovino terreno fertile e lo stimolo giusto per farla rivivere recuperando la memoria storica delle ricchezze del posto».

Marcon (Venezia) – Tempietto di San Giuseppe
  • Lei è autore di alcune pubblicazioni e di mostre su Marcon: cosa identifica oggi questo comune?

«Pochissimi sanno che qui esiste una delle poche strutture di archeologia aeronautica in Italia al quale ho dedicato il volume “Il Campo volo di Marcon nella Grande Guerra”.
Fu uno dei più grandi in funzione dopo lo sfondamento di Caporetto, la cui costruzione iniziò nel 1916. Il suo uso post bellico come deposito ha consentito la conservazione fino a tempi recenti. Delle strutture – hangar, casa degli ufficiali, lavanderie e magazzini – che ancora oggi lasciano a bocca aperta chi si avvicina al fazzoletto di terra dove un tempo atterravano e partivano gli aerei, rimangono ancora dei resti di proprietà demaniale. Un tesoro unico, uno dei pochi ancora esistenti».

Bambini di Gaggio (Venezia) anni ’40
  • C’è anche un patrimonio naturalistico significativo a Gaggio…

«L’Oasi di Gaggio è un paradiso naturalistico. Si tratta di un’area protetta di circa 13 ettari istituita nel 1985, una zona umida di origine artificiale derivata da cave di argilla abbandonate. I piccoli stagni di acqua dolce che si sono venuti a creare in seguito a un intervento di bonifica sono stati colonizzati nel tempo da vegetazione tipica delle zone umide di pianura e da uccelli acquatici di particolare interesse da parte di ornitologi o semplici appassionati di qualche bello scatto fotografico tra la natura».

  • Lei consiglierebbe a una persona di trasferirsi a vivere a Marcon?

«Oggi è un posto attivo a livello industriale, tuttavia secondo me c’è bisogno di dare un volto nuovo al Comune per lasciare qualcosa di buono alle nuove generazioni. E soprattutto perché si costruisca un futuro anche con il prezioso contributo del patrimonio storico del quale si è in possesso e che pochi però conoscono.
Recentemente ho partecipato all’allestimento di una mostra di cartoline di Marcon. Una tra queste, datata primi del ‘900, è emblematica di quanto sto dicendo. Il Figlio del segretario comunale di Marcon che scriveva alla fidanzata ha tracciato sulla cartolina una freccia ad indicare dove si trovasse. Oggi dov’è questo Comune si sa ma la memoria storica non viene trasmessa. Solo per fare un esempio: chi sa che la biblioteca di Marcon compie 45 anni? Ecco, io direi: venite a vivere qui ma con la voglia di inserirvi attivamente nella comunità e di vivere e far prosperare anche con iniziative e progetti il territorio».

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