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L'estate dei blackout: con il grande caldo arriva anche l’indennizzo

L'estate dei blackout: con il grande caldo arriva anche l’indennizzo

Le città italiane fanno i conti con i blackout provocati dall’ondata di calore. Oltre una certa soglia di disservizio, scatta un indennizzo automatico in bolletta. Ecco come funziona

Non è solo colpa dei condizionatori: le alte temperature mettono in crisi anche la rete elettrica.
E scattano i blackout un po’ ovunque.
Gli ultimi, a Torino, Bergamo e San Giuliano Milanese, per citare i casi che si sono rivelati più complicati da risolvere, hanno lasciato interi quartieri senza elettricità per diverse ore.
Creando difficoltà a famiglie e imprese, a lungo con condizionatori spenti e freezer sbrinati.
L’aria condizionata rientra tra le cause dei blackout: con temperature che oramai superano i 30 gradi già a maggio e toccano punte di 40 a giugno, resta accesa per gran parte della giornata un po’ ovunque e sempre più sono le famiglie che dispongono di un impianto di climatizzazione.
Secondo la Società Italiana di Mediciana ambientale, i numeri sono raddoppiati rispetto al 2013: oggi è presente in oltre il 60% delle abitazioni.
Ma il problema non è soltanto l’aumento dei consumi. Sono proprio le temperature elevate, che rendono più difficile ai cavi elettrici disperdere il calore che producono quando sono attraversati dalla corrente. Succede che sugli isolanti che rivestono i tubi ci sia un maggior stress e, quando i conduttori cedono, automaticamente si innescano i sistemi di protezione, che interrompono l’alimentazione per evitare danni maggiori.

blackout

Se il blackout dura troppo si può avere un rimborso

Il blackout non sempre si può risolvere con uno schiocco di dita.
C’è però un aspetto che molti utenti ignorano. Se l’interruzione della corrente supera una certa durata, scatta un indennizzo economico previsto dalle regole dell’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (ARERA).
Non si tratta di un risarcimento per i danni subiti, spiegano le associazioni dei consumatori, ma di “un importo forfettario riconosciuto automaticamente come compensazione per il disservizio. L’utente non deve presentare alcuna domanda: sarà il venditore di energia ad accreditarlo direttamente nella prima bolletta utile”.
Il rimborso varia a seconda dei luoghi.
Per le utenze domestiche nei Comuni con più di 5.000 abitanti il diritto scatta quando il blackout supera le otto ore consecutive. Nei Comuni più piccoli la soglia sale invece a dodici ore continuative. Le brevi interruzioni ripetute, invece, non fanno maturare automaticamente il diritto all’indennizzo.

Quanto spetta in bolletta

L’importo parte da 30 euro per le utenze domestiche e aumenta di 15 euro ogni ulteriori quattro ore di interruzione, fino a un massimo di 300 euro.

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L’accredito compare direttamente in fattura con una voce dedicata e arriva, di norma, entro il primo ciclo di fatturazione successivo ai 60 giorni dal disservizio.
Solo nei casi eccezionali che coinvolgono oltre due milioni di utenti i tempi possono allungarsi fino a 180 giorni.
Il consumatore deve semplicemente verificare che la somma sia stata effettivamente riconosciuta.
Per le imprese e le attività commerciali, il calcolo viene fatto sulla base della potenza impegnata. Fino a 100 KW il rimborso parte da 150 euro, aumenta di 75 euro ogni 4 ore e arriva a un massimo di 1000 euro.
Per le imprese con forniture in media tensione, tipiche di industrie, stabilimenti e grandi attività produttive, gli indennizzi aumentano ulteriormente e possono raggiungere un massimo di 6.000 euro.

Chi paga il rimborso

Se il blackout è dovuto a un guasto della rete, l’indennizzo è a carico del distributore elettrico.
Se invece l’interruzione è provocata da eventi eccezionali, come trombe d’aria o altre calamità naturali, gli importi restano identici ma vengono coperti attraverso il Fondo eventi eccezionali, alimentato dal sistema elettrico.
Esiste però una condizione importante: chi non è in regola con il pagamento delle bollette può perdere il diritto all’indennizzo automatico.

E se il rimborso non arriva?

Può capitare che l’accredito non compaia in bolletta.
In questo caso il cliente può sollecitare il pagamento rivolgendosi al proprio venditore oppure al distributore locale, presentando la richiesta entro sei mesi dall’interruzione. Il distributore dovrà fornire una risposta entro tre mesi.
Diverso è il caso dei danni concreti, come elettrodomestici guasti o alimenti deteriorati a causa del blackout.
L’indennizzo automatico non li copre. Per ottenere un eventuale risarcimento occorre presentare un reclamo specifico, documentando il danno subito. Se la richiesta viene respinta, resta la possibilità di ricorrere agli strumenti di conciliazione.

Perché i guasti non si risolvono sempre in breve tempo

Il blackout è diventato “familiare”: non ci stupiamo più quando accade, ma ci aspettiamo sempre che la situazione si ripristini a breve.
Non succede sempre e questo perché, spiegano gli esperti, molte linee elettriche sono state progettate decenni fa, quando il fabbisogno energetico delle famiglie era molto inferiore rispetto a quello attuale. Oggi devono sostenere carichi molto più elevati rispetto a quelli per cui erano state dimensionate. Oltretutto gran parte della rete è interrata e per rinforzarla occorrerebbe scavare, sostituire i tratti di linea e realizzare interventi complessi, lunghi e costosi.
Per questo motivo, l’ammodernamento sta avvenendo in modo graduale.

Consuelo Terrin

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