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Le nostre case sono sempre più “green”

Le nostre case sono sempre più “green”
Casa "green"

L’analisi di Confedilizia su dati Enea: in 6 anni, emissioni scese del -14%, consumi di energia ridotti del -12,9% e quasi la metà delle nuove costruzioni in fascia energetica più elevata

I cambiamenti climatici? Tra riscaldamento e consumi energetici, oltre che per l’impatto iniziale in fase di costruzione, uno dei principali “imputati” sono le nostre case. Si calcola infatti che l’edilizia e l’uso delle abitazioni incidano per circa il 40% delle emissioni totali di anidride carbonica. Fortunatamente, qualcosa sta cambiando, sul fronte dell’efficienza energetica degli immobili in cui viviamo. O, meglio, è già cambiato. Perché i dati dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea), evidenziati da un’analisi di Confedilizia, dicono che, tra il 2018 e il 2024, gli edifici residenziali italiani hanno ridotto complessivamente del -14% le emissioni di CO2.

La virtuosità ambientale delle case degli italiani

Passando, nell’arco temporale di 6 anni preso in considerazione, da 35,6 a 30,6 kg di CO2 emessi in atmosfera, gli edifici residenziali hanno registrato riduzioni superiori al comparto immobiliare non residenziale, che si è fermato a un comunque positivo -10,8%. Ma non solo. Partendo dall’analisi di un campione di attestati di prestazione energetica, l’Enea ha riscontrato un deciso miglioramento anche dell’efficienza energetica delle nostre case. L’indicatore di riferimento, in questo campo, è l’Indice di prestazione energetica globale (EPgl), che misura il consumo totale annuo di energia primaria in kWh per metro quadrato. In altri termini, l’EPgl calcola l’efficienza di sistemi come quelli di raffrescamento e riscaldamento dell’aria e dell’acqua. E se, nel 2018, l’EPgl medio era pari a 192,55 kWh per metro quadro, nel 2024 è sceso a quota 167,66, con una riduzione complessiva del -12,9%. La quota maggiore di tale diminuzione (-7,4%), aggiunge Confedilizia, si è concentrata negli ultimi anni, tra il 2022 e il 2024, probabilmente in seguito agli interventi di efficientamento realizzati grazie agli incentivi statali introdotti a partire dal 2021. E, in particolare, la riduzione più marcata riguarda l’EPgl,nren, quello cioè legato ai consumi di energia non rinnovabile. In questo caso, la diminuzione è stata del -16,7% (con un -8,1% nel triennio 2022-24), portando i valori dai 181,04 kWh/m² del 2018 a 150,8 nel 2024.

Classi energetiche: sempre meno case “F” o “G”, sempre più “A4”

L’indice EPgl è utilizzato anche per determinare la classe energetica degli edifici, incidendo in tal modo sia sul valore dell’immobile che sulla sottoposizione a obblighi specifici o sulla possibilità di ricevere agevolazioni. La scala della classe energetica va da un massimo di “A4” a un livello più basso catalogato con la lettera “G”. Per esempio, nel 2024 il valore medio di EPgl delle abitazioni “A4” è stato di 65,9 kilowatt/ora per metro quadrato, contro i 292,9 della classe “G”. Differenze che sono ancor più evidenti guardando alle emissioni di CO2: in media 3,3 kg annui per metro quadrato per le case classe “A4” e 56,7 per quelle “G”. E anche su questo fronte, le novità sono positive. In primo luogo, evidenzia l’analisi di Confedilizia, sempre tra il 2018 e il 2024 la quota di case in classe “G” è diminuita dal 32,1% al 24,2% del totale e quelle di classe “F” dal 22,9% al 21,2%. Al contrario, sono ora inseriti nelle classi più alte, da A1 a A4, il 15,3% degli edifici, rispetto all’8,1% di 6 anni prima. Un dato che si lega non solo alla forte accelerazione degli interventi di ristrutturazione ed efficientamento registrata negli ultimi anni anche sulla spinta dei bonus, ma pure al fatto che, tra gli edifici costruiti a partire dal 2016, il 78,3% è in fascia “A” e il 47,3% rientra in classe A4. Dati riguardo ai quali Confedilizia precisa comunque che solo il 6,1% degli attestati di prestazione energetica riguarda edifici di recente costruzione, mentre il 41,9% interessa immobili realizzati nel periodo di massima espansione edilizia del nostro Paese, ovvero tra il 1945 e il 1976, con oltre la metà di questi che si colloca ancora nelle classi “F” e “G”.

Alberto Minazzi

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