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La divisa: un fascino che torna di moda

La divisa: un fascino che torna di moda
Look divisa

Molti sono gli stilisti che hanno creato, negli anni, collezioni ispirate alle divise: militari, istituzionali o anche di lavoro.

Un look che è tornato prepotentemente di moda in quest’ultima stagione. Per un motivo ben preciso, come spiega Luciana Boccardi, scrittrice e giornalista veneziana, critica della moda e attenta osservatrice del costume: “La divisa ricorre nella moda quasi da sempre, trasmette un senso di appartenenza, non ti fa sentire solo, dà sicurezza”.

Le divise, tra appartenenza e esplorazione

“Oggi – prosegue Boccardi – stiamo vivendo un momento di forte confusione e d’incertezza, non soltanto a causa della pandemia. Ricerchiamo quindi, anche nel vestire, qualcosa che ci faccia sentire protetti, membri di un gruppo, “appartenenti” a una categoria, anche non meglio precisata”.

Luciana Boccardi

Ma la moda military in versione rivisitata, rappresenta in questi tempi anche un modo per esplorare altri mondi e immaginare di poter entrare a farne parte. Il mondo dei team sportivi, ad esempio. O quello di una specifica categoria di lavoratori. Ed eco allora che giovani e meno giovani hanno cominciato ad introdurre nel loro guardaroba uniformi “finto” logore, abiti tecnici, mischiandoli con altri capi.

Stile militare, ma sexy

Un assaggio al ritorno della moda stile militare si era già avuto la scorsa estate, complice il look scelto da Melania Trump per il suo discorso alla Convention Nazionale Repubblicana. Da quel momento diverse “prime donne”, e non solo, sono tornate a sfoggiare giacche con tasche, bomber in stile aviator, trench, cappotti da ufficiale, out-fit eleganti e pratici allo stesso tempo.

Melania Trump

 

Potrebbe sembrare uno stile mascolino; ma, con i dovuti accorgimenti, risulta invece superfemminile e, perché no, anche sexy. “Attenzione però a non esagerare però con questo trend – dicono i guru della moda – perché l’effetto “carnevale” o serata a tema è dietro l’angolo. Un pezzo “strong” alla volta può bastare.

Giocare col look

“Nel fascino della divisa, che sia quella militare ma anche da lavoro – riprende Luciana Boccardi – c’è pure un pizzico di perversione, una sorta di tendenza al bondage, al masochismo, connaturato in molte persone che amano giocare. Divise e uniformi sono spesso un gioco che permette di alludere ad una identità forte e grintosa e ad una sensualità che dialoga scherzosamente e in modo irriverente con i simboli del potere e del rigore. Anche i tatuaggi, sono tornati oggi prepotentemente di moda, e, in un certo senso, anche essi rappresentano una divisa, un contrassegno di appartenenza”.

Alla soglia dei 90 anni, portati con disinvoltura, la scrittrice sta ultimando il secondo capitolo della trilogia iniziata con il bestseller “La Signorina Crovato”. “Le divise – sottolinea – comunicano controllo e disciplina. Ma, se vengono reinterpretate infrangendo alcune regole sottointese, possono esprimere emozioni opposte come trasgressione e ribellione, sessualità e anche perversione”.

Le divise entrano negli armadi

Le divise militari, scolastiche e da lavoro sono state declinate in mille modi possibili dagli stilisti. Abbiamo visto spesso sfilare in passerella giacche militari, caban, giubbotti da aviatore, tute da lavoro, salopette, gonnelline a pieghe da studentessa modello, o parka da studenti rivoluzionari.

 

Look militare

Ci sono persino alcuni brand di moda giovane che hanno fatto del military chic/sportivo il loro punto di forza, reinterpretando il fascino della divisa con un total look che spazia dall’abbigliamento alle scarpe, dalle borse fino agli orologi.

Anni Sessanta: la divisa “spersonalizzante”

Ma non è stato sempre così. Quando, negli anni ’60, le divise erano, per molte categorie, un obbligo ed anche in ufficio bisognava coprire i propri abiti con il grembiule nero, non c’era, in realtà, nessuno che amasse indossare qualcosa che rappresentava un limite alla propria libertà, una spersonalizzazione.

Look militare

“A quell’epoca – conferma Boccardi – c’era un vero e proprio rifiuto all'”intruppamento”, all’ordine. Persino le suore e i preti contestavano animatamente l’obbligo alla divisa. Ed è grazie a loro se oggi i religiosi non sono più costretti ad usare un abbigliamento anacronistico come i cappelli a falda larga per le suore e la tonaca lunga per i preti, ai quali è ora concesso vestire comuni pantaloni. Probabilmente negli anni che hanno anticipato il ’68 il desiderio di uscire dal gregge, dalla massa uniformata, era molto più forte e condiviso rispetto ad oggi”.

Le divise e la moda

È poi una novità degli ultimi anni la divisa d’ordinanza firmata da grandi nomi della moda. Chi deve infatti indossarla per questioni puramente istituzionali e lavorative, non vuole più affidarsi al caso. Molti stilisti sono così chiamati a disegnare le divise e le uniformi che rappresentano istituzioni di vario tipo, come Balmain per l’esercito francese, Balenciaga per i ferrovieri, Pucci per i tranvieri fiorentini, Valentino per gli assistenti di volo TWA. E, più recentemente, Zac Posen per Delta Air Lines, Alberta Ferretti per le assistenti di volo dell’Alitalia e Vivienne Westwood per il personale di accoglienza del Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano.

Anche ogni club sportivo ad alti livelli ha ormai il suo stilista personale, sia per gli abiti sportivi che per quelli eleganti. E molti calciatori, in veste di modelli, dettano stili e mode a cui tanti ragazzi si uniformano: dalla moda dei tatuaggi total-body a quella dei capelli rasati ai lati.

 

Claudia Meschini

Un commento su “La divisa: un fascino che torna di moda

  1. Lujciana Boccardi

    Brava, diretta, informata, e anche carina nei miei confronti. Ringrazio Meschini e Metropoliktano. Luciana Boccardi


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