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Non è vero, ma ci credo: italiani creduloni e irrazionali

Non è vero, ma ci credo: italiani creduloni e irrazionali

Ci sono concetti, leggi scientifiche e logiche che la realtà testimonia tutti i giorni.
Eppure, agli italiani piace essere “alternativi”.
Irrazionali, a volte proprio creduloni.
Le pseudoscienze, nel nostro Paese, dilagano, le teorie cospirative anche, insieme alle superstizioni, ai complottismi e a quanto in molti ricorrono per spiegare fenomeni generali. Astratti o concreti che siano, poco importa.
Ciò che conta è lasciarsi andare alla fantasia e modulare la realtà secondo i propri convincimenti.

I terrapiattisti

Ecco allora che si creano nuove categorie.
Come quella dei terrapiattisti, pronti a confutare leggi scientifiche e ogni razionale argomentazione.
Che la terra sia rotonda e che la cosa sia stata dimostrata millenni orsono, che Eratostene ne abbia addirittura misurato il raggio 300 anni prima di Cristo, con risultati molti vicini a quelli ottenuti con gli strumenti tecnologici di gran lunga più precisi di cui oggi disponiamo, ai terrapiattisti non interessa. Per loro, la terra è piatta.

creduloni
Fa sorridere? In realtà poco se si pensa che a crederlo è il 5,8% degli Italiani, compreso un 5,6% di laureati.
A rilevarlo è il Censis, che ha riservato un capitolo del suo rapporto annuale alla propensione degli Italiani verso l’irrazionale.

Le diffidenze su Covid, vaccini e scienza

Un’affermazione di stretta attualità che il Censis ha posto agli interpellati per l’indagine 2021 è la seguente: “Il Covid-19 esiste?”. In media, hanno risposto “no” il 5,9% del campione, con un picco al 7,3% tra chi è in possesso di un diploma. Ma sale ulteriormente la percentuale di chi ritiene che il vaccino sia un farmaco sperimentale e che quindi gli Italiani stiano facendo da cavie: la media è del 31,4%, quasi 1 Italiano su 3, con la percentuale che sale al 42,5% tra chi ha solo la licenza media.
I vaccini, del resto, sono “inutili e inefficaci” per il 10,9% del campione interpellato dal Censis, anche in questo caso con una percentuale che varia tra il 16,1% di chi ha un titolo di studio più basso e l’8,4% dei laureati. E, al di là della situazione contingente, fa riflettere che il 12,7% (ma addirittura più di 1 su 4, il 26,6%, tra chi si è fermato alle secondarie di primo grado) ritenga che la scienza crei più danni che benefici.

Opinioni contro la scienza e la storia

Se il Paese soffre di un “terrapiattismo” latente, il negazionismo storico-scientifico è ancor più marcato se si parla di sbarco sulla Luna: per 10 interpellati su 100 (13,9% tra i possessori di una semplice licenza media), questo non è mai avvenuto.

A metà tra teoria del complotto e scetticismo nei confronti della scienza si pone quella che il Censis inquadra come “tecno-fobia”. Un atteggiamento che, nello specifico, viene riscontrato nelle risposte al quesito: il 5G serve a controllare le persone? La media di chi ritiene che la tecnologia dagli smartphone di ultima generazione sia uno strumento molto sofisticato per controllare tutti noi è quasi al 20% (19,9%), ma addirittura al 37,6% tra chi ha un titolo di studio più basso.

Il “neo-cospirazionismo dietrologico”

Il rapporto del Censis ha poi raggruppato in una categoria definita “neo-cospirazionismo dietrologico” altre 4 affermazioni, affini tra loro, che hanno fatto registrare le più alte percentuali di adesione. 2 intervistati su 3, esattamente il 67,1%, sono ad esempio convinti che il potere reale, in Italia, sia concentrato nelle mani di un gruppo di potenti: alti burocrati, politici e uomini d’affari. La percentuale più alta, il 71,5%, in questo caso è tra i diplomati.
Le grandi multinazionali, poi, sono ritenute responsabili di tutto quello che ci accade dal 64,4% del campione, e da oltre 7 Italiani su 10 (71,7%) che sono arrivati fino alla terza media. Questi ultimi sono ancor più convinti (73%) che esista una casta mondiale di potenti che controlla tutto, anche se il totale è convinto di questo “solo” nel 56,5% dei casi.
Un timore diffuso, che arriva a interessare il 39,9% degli intervistati, è infine quello che cultura e identità italiane spariranno, rimpiazzate da quelle degli immigrati fatti arrivare dalle élite globaliste.

Il commento del Censis

“Questo segmento sociale, pur minoritario – commenta il Censis nel rapporto – è la spia di un fenomeno più ampio, di un disagio che rivela una inclinazione profonda. L’irrazionale che oggi si manifesta nella nostra società ha radici socio-economiche profonde, secondo una parabola che va dal “rancore” al “sovranismo psichico”, e che ora evolve diventando rifiuto tout court del discorso razionale”.
Gli studiosi ritengono così che l’Italia sia entrata in quello che definiscono il periodo “dei rendimenti decrescenti degli investimenti sociali”. In altri termini, spiegano, “oggi la realtà razionale tradisce sempre più spesso le aspettative soggettive che essa stessa ha alimentato. E questo determina un circolo vizioso: bassa crescita economica, ridotti rientri in termini di gettito fiscale, quindi l’innesco della spirale del debito pubblico, una diffusa insoddisfazione sociale, quindi la ricusazione del paradigma razionale”.

La sfiducia nel futuro

Un ultimo quadro di affermazioni su cui il Censis ha chiesto agli Italiani il loro parere conferma tutto ciò.
Circa metà del campione (esattamente il 47,7%, con la punta del 49,4% tra chi ha tra 35 e 64 anni) ritiene che il Governo, i partiti e le istituzioni non cambieranno in meglio la sua vita. E il 44,3% (anche in questo caso con il picco, del 47,4%, nella fascia di età intermedia) è convinto che la Pubblica Amministrazione non funzionerà meglio nei prossimi anni.
Nemmeno le opportunità messe a disposizione in questo particolare momento storico dall’Europa con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza convincono interamente gli Italiani. Il 29,7% pensa infatti che il Pnrr non cambierà l’Italia. E la sfiducia sale al 30,8% tra i più giovani, tra 18 e 34 anni. Infine, oltre un intervistato su 5 (il 21,8%) mette in discussione le basi della nostra comunità, ritenendo che esistono sistemi politici migliori di quello democratico.

Alberto Minazzi

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