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INFRASTRUTTURE E ALTA VELOCITA'

INFRASTRUTTURE E ALTA VELOCITA'


La situazione delle infrastrutture del territorio vista da Paolo Possamai, direttore de Il Piccolo e autore del libro “Ultima fermata Treviglio. Perché la TAV non arriva a Nord-Est”, che denuncia «C’è un campanilismo infrastrutturale suicida»
Medio Oriente, Cina, presto anche Africa. Presente e futuro del commercio europeo passano dal Mediterraneo. E di queste rotte le Regioni del Nord-Est sono un naturale crocevia. «Ci sono le condizioni per fare del nostro territorio una piattaforma logistica», dice Paolo Possamai, direttore del quotidiano triestino Il Piccolo. «Ma ora i soldi da investire sono pochi. Per questo è decisivo fissare alcune priorità e lì impiegare le risorse. Un ruolo di indirizzo che ad oggi la politica non ha saputo esercitare». Creare un hub dell’Alto Adriatico è questione di infrastrutture: porti, strade, binari. Molte restano ancora sulla carta, a cominciare dalla discussa ferrovia ad alta velocità. Un ritardo che Possamai denuncia in “Ultima fermata Treviglio. Perché la TAV non arriva a Nord-Est”, raccolta di articoli appena pubblicata da Marsilio.
La TAV come emblema dei ritardi del Nord-Est? «È l’esempio più chiaro di una carenza di visione politica, dell’ignavia della nostra classe politica incapace di pensare il futuro. Neppure il Nord-Est fa eccezione, così la TAV è ferma a Brescia».
A chi pensa quando denuncia questi limiti? «In anni di dibattito i vari governi e le Regioni non hanno saputo proporre una sintesi praticabile, non demagogica. Il Veneto ha fatto confusione sul tracciato attorno al nodo di Vicenza e poi ha insistito a far passare la TAV lungo la costa anziché a fianco dell’A4. Ipotesi cara e impraticabile, al limite dell’ostruzionismo, che rivela la preferenza dell’amministrazione per il trasporto su gomma. Una ferrovia competitiva sottrarrebbe alle autostrade, e agli enti locali che le controllano, parte dei pedaggi e renderebbe il project financing con cui vengono finanziate le opere stradali molto più oneroso. Ad esempio la terza corsia dell’A4».

Ora si parla di TAV low cost da Brescia a Mestre, la convince? «L’idea non è nuova: una linea a velocità minore e con più fermate. I costi scenderebbero da 9 a circa 4 miliardi di euro. Mi sembra positiva, adatta alle esigenze del nostro territorio, dove le città sono molto vicine, e più in linea con la scarsità di risorse».
Poi c’è il tratto fino a Trieste. Secondo Trenitalia il bacino di utenza non vale l’investimento. «Una conferma che l’attuale progetto TAV è impraticabile. Per crescere il sistema dei porti del Nord-Est ha bisogno di un sistema ferroviario di supporto. Ma anziché imbarcarsi in un’opera faraonica basterebbe ammodernare la linea attuale, che non è utilizzata a pieno potenziale. Non serve andare a 300 km/h! Una velocità media di 150 km/h sulla Venezia-Trieste sarebbe già adatta alle esigenze del traffico merci e, dunque, dei porti».
Tra Verona e Trieste ci sono quattro aeroporti e tre porti, ma ben poche sinergie. «Un campanilismo infrastrutturale suicida. Gli aeroporti di Treviso e Venezia hanno successo grazie a un’offerta integrata, ma sono un’eccezione. Nonostante il grave passivo Verona non vuole rinunciare all’indipendenza, a Trieste la privatizzazione, annunciata da anni, non parte. Stesso discorso per i porti. Venezia sta crescendo sia in traffico passeggeri che merci, ma in Friuli Venezia Giulia la situazione è bloccata. Più che coinvolgere grandi operatori internazionali l’amministrazione ha pensato a difendere quelli locali, in barba all’interesse generale. Come a Trieste, dove una società dell’Autorità portuale di Rotterdam anni fa ha lasciato la gestione del terminal container. La politica vuole conservare le sue poltrone. Un effetto positivo della crisi è che sarà costretta a fare un passo indietro e a incrementare l’efficienza».
Un giudizio duro, si applica anche al governo tecnico? «Non ho ancora capito se ha una visione in tema di infrastrutture. Finora ha solo ribadito il noto: i soldi sono pochi».
Il progetto del Nord-Est come piattaforma logistica è ancora realizzabile? «Gli Asburgo l’avevano intuito: essere lo snodo commerciale per l’Europa Centrale è una vocazione delle Regioni adriatiche, una carta importante per il loro sviluppo. Ma dobbiamo offrire un servizio e dei costi concorrenziali con i porti del Nord. Individuare delle priorità, per destinarvi con urgenza le risorse. Non c’è altro tempo da perdere. Abbiamo punti di forza come gli interporti di Verona e di Padova. Ma dobbiamo risolvere il rebus ferrovie e far crescere la rete degli aeroporti».
DI FILIPPO SANTELLI
 
 

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