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IL LUSSO VIEN DAL MARE

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Quando vengono, a chi appartengono e quanto costano gli yacht che abitualmente ormeggiano a Venezia? Viaggio alla scoperta dei miliardari che li posseggono e delle stranezze che li accompagnano

Quando sono salito a bordo del “Prometej”, rimorchiatore rompighiaccio della flotta russa trasformato in vintage yacht, con allestimento minimal, dalla stilista Alberta Ferretti, mi sono sentito come il protagonista del celebre film Hollywood Party. Per capirci una volta salita la scaletta mi sono ritrovato catapultato tra Isabella Ferrari e due cameriere, con look geisha, che offrivano delizie agli ospiti. Nel dubbio sul da farsi ho preso una coppa di champagne, ho furtivamente appoggiato lo sguardo sulla Ferrari e mi sono diretto verso l’affollata poppa. Sopra di noi il secondo ponte del rimorchiatore, dove immagino per decenni nerboruti marinai abbiano combattuto per avanzare tra i ghiacci, era gremito di ospiti danzanti che si dimenavano incuranti del fatto che un’ampia porzione del pavimento su cui ballavano era di trasparentissimo plexiglass. Tra loro c’era Scarlett Johansson. Così una volta alzato lo sguardo su quel soffitto trasparente popolato dal disinibito jet set di una ormai remota Mostra del Cinema, come avrei potuto non immedesimarmi nell’indiano impacciato imbucato alla festa hollywoodiana magistralmente interpretato da Peter Sellers?

«Ma ora il Prometej è in disarmo», racconta Il capitano Giovanni Lemessi che insieme a Federico Xiaz è responsabile della Venice Yacht Pier, la società che gestisce a Venezia gli ormeggi degli yacht. «Più che il vintage yacht negli ultimi anni si è registrato un trend di innovazione e gigantismo ed ecco che a Venezia a volte abbiamo difficoltà ad esaudire tutte le richieste d’ormeggio. Tempo fa aveva annunciato il suo arrivo il “Topaz”, uno dei cinque yacht più grandi del mondo, 147 metri per 12 mila tonnellate di yacht, con campo da tennis, di proprietà di uno sceicco. Avremmo potuto ospitarlo solo lungo la Riva Sette Martiri ma alla fine ha cambiato destinazione». In cambio a Venezia vediamo spesso “Octopus” di Paul Allen, cofondatore di Microsoft, che si difende bene nella classifica del lusso essendo il 13° yacht al mondo in termini di grandezza e, se non si può giocare a tennis, ci si può rifare col campo da basket. Allen ultimamente porta inoltre in Bacino San Marco anche il “Tatoosh” lungo “solo” 100 metri.

«Giusto per capirci stiamo parlando di navi che valgono più o meno circa un milione di euro a metro. Barche da sogno i cui passaggi a Venezia però non raggiungono certo i numeri che registrano mete come la costa Azzurra ad esempio. Qui nei nostri 16-18 ormeggi tra pontile dell’Adriatica alle Zattere, campo boe in Punta della Dogana, riva San Biagio e Sette Martiri – sottolinea Lemessi – registriamo circa 200 toccate l’anno, la stragrande maggioranza concentrate tra maggio e settembre, ovvero in occasione dei grandi eventi Biennale, Redentore, Mostra del Cinema».

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Venezia, storica capitale del mare, non sembra invece avere abbastanza appeal quale home port stanziale per yacht che, facendo base fissa in laguna, porterebbero interessanti ricadute economiche in termini di lavoro per cantieri e servizi. A Venezia infatti svernano solo il Carinthia VII, della miliardaria austriaca Heidi Horten e l’Altair di Diego della Valle. «Sono eccezioni perché per clima e servizi Venezia non è appetibile rispetto a costa tirrenica o costa Azzurra. Se volessimo far crescere il numero degli yacht stanziali dovremmo pensare ad attirare gli equipaggi, i cui membri preferiscono far vivere le loro famiglie in una città con buoni servizi e strutture, cosa che Venezia oggi, mi spiace dirlo, non è in grado d’offrire». Ma a far notizia nel frattempo sono i servizi che si rendono necessari per soddisfare i bizzosi magnati di questo mondo dorato.

«Sì, le stranezze non mancano. Caviale fresco tutte le mattine o rose a mezzanotte sono niente in confronto all’allarme organizzativo scatenato qualche tempo fa per l’arrivo di un cane a bordo di uno yacht di cui non vi dirò l’armatore! Volo privato, due accompagnatori e un massaggiatore, tutto per il cane naturalmente!» In fondo cosa non si farebbe per il proprio animale del cuore!

 

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